Il Centro di ricerche storiche di Rovigno torna alla Comunità degli Italiani di Sissano e lo fa alla grande, promuovendo tra il grande pubblico ben tre volumi: il XXXIII libro della Collana degli “Atti”, aliasi il “Dizionario geografico dell’Alto Adige, del Trentino, della Venezia Giulia e della Dalmazia” (ristampa anastatica dell’edizione di Bari, 1915), il numero 19 della rivista “Ricerche sociali” e l’XI tomo di “Documenti”. Che si tratti di un momento particolare per l’attività del CRS lo ha evidenziato il vicedirettore Marino Budicin. Infatti, la crisi generale non ha risparmiato nemmeno il Centro, che ha cercato in tutti i modi di mantenere la sua mole di attività.
E difatti, il CRS sta per lasciarsi alle spalle un anno intenso, che, tra l’altro, ha visto uscire “Istra skozi čas”, l’edizione slovena del manuale “Istria nel tempo” – presentata la primavera scorsa a Maribor –, quindi il volume XLI degli “Atti” e la XIII edizione della collana “Etnia”, alias il saggio “L’Italiano in Istria. Strutture comunicative”, di Federico Simcic. Momenti clou di un proficuo lavoro di ricerca e di redazione, che prosegue, tant’è che il 14 dicembre a Pisino il CRS proporrà altri tre nuovi “titoli”: i 13.esimi “Quaderni”, la 61.esima “Ricerca” e i 34.esimi “Atti”, dal titolo “Pietra su pietra”, del compianto Roberto Starec, sull’architettura tradizionale in Istria.
Sono invece entrate in tipografia in questi giorni altre opere, che vedranno la luce durante la prima metà del prossimo anno. Tra queste c’è grande attesa per il monumentale lavoro “Il cimitero civico di Monte Ghiro a Pola quale simbolo dell’identità cittadina e luogo di memoria”, di Raul Marsetič (collana degli “Atti”), per “I lachi dell’Albonese”, di Claudio Pericin (“Atti-Extra serie”) e la monografia “Nascita di una minoranza. Istria 1947-1965: storia e memoria degli Italiani rimasti nell’area istro-quarnerina”, di Gloria Nemec (XIV “Etnia”). Insomma, una serie di iniziative (editoriali – che nel complesso hanno raggiunto quota 300 – e non) di tutto rispetto, di rilevante valenza socio-culturale, che testimonia la grande vivacità dell’istituto e la validità della sua impostazione metodologico-professionale, oltre che delle sue scelte storiografiche.

Visione d’insieme della tutela CNI

Per quanto riguarda l’evento di Sissano, va rilevato che la scelta della località non è stata casuale e in essa il CRS è ritornato a cinque anni dall’ultimo appuntamento. “In molti nostri volumi troverete pure cenni, dati e notizie su Sissano, e cito a esempio il volume XXXII degli ‘Atti’, nel quale Claudio Pericin ha pubblicato i nomi dialettali delle piante che crescono sul vostro territorio – ha detto nella sua allocuzione Marino Budicin –. A proposito vorreri rilevare quanto ebbi a proporre nel 2007: di certo Sissano non può attendersi cose particolari dalla macrostoria, ma qualche vostro contributo su singoli aspetti del suo passato, su usi, costumi e tradizioni, ma in particolare sul dialetto sissanese, arricchirebbe anche l’apporto delle nostre pubblicazioni”. Insomma, Sissano è indubbiamente uno dei tasselli fondamentali per la ricostruzione del complesso mosaico istriano, e riserva ancora tanti spunti per i ricercatori.
Di certo la cittadina e i suoi connazionali hanno avuto modo di apprezzare il dettagliato “Strumenti di tutela della Comunità Nazionale Italiana autoctona in Croazia e Slovenia da parte della Repubblica Italiana. Raccolta delle disposizioni di legge”, a cura di Silvano Zilli (prefazione del professor Giuseppe de Vergottini), che, con le sue 319 pagine compone il volume XI dei “Documenti” del CRS. “Grazie al CRS e al suo progetto ‘La tutela giuridica della Comunità Nazionale Italiana autoctona in Croazia e Slovenia’ tutti gli atti nella variante vigente, elencati nei tre allegati e recuperati nella versione integrale e in lingua originale, sono ora reperibili sul sito Internet dell’Assessorato alla Comunità Nazionale Italiana e gli altri gruppi etnici della Regione Istriana”, ha sottolineato Nives Giuricin illustrando la rivista.
Doveroso plauso, quindi, al certosino curatore della materia, Silvano Zilli, che con immensa pazienza e precisione ha reso possibile che tutte queste disposizioni di legge venissero sistemate in modo organico in un unico libro. In questo modo è stata facilitata e resa più agile la stessa comprensione dell’argomento, fornita una visione d’insieme, ma anche la prospettiva di come si sono evolute nel tempo le varie questioni.

Popolazioni di troppo

Il numero 19 della rivista “Ricerche sociali” comprende 5 saggi scientifici originali e conta 143 pagine. Dario Saftich, con “Esodo e complessità etniche”, prende in esame le circostanze storiche e politiche che hanno spinto sulla via dell’esodo buona parte della popolazione di tante località dell’Alto Adriatico. L’autore afferma che di esodi i territori adriatici ne hanno conosciuti diversi: alla base, oltre alle situazioni politiche, vi sono stati, secondo l’autore, i tentativi di uniformare concetti quali stato, nazione, etnia, lingua, ovvero di “semplificare” il territorio.
Nel campo della glottodidattica, Edita Paulišić affronta il tema degli stili di apprendimento linguistico nella dinamica di apprendimento della L2; lingua, diritto e minoranze costituiscono l’indagine propria della ricerca di Francesco Cianci, il cui fine ultimo è quello di porre in luce l’immenso valore universale rappresentato dai patrimoni linguistici e culturali delle minoranze.
Ezio Giuricin in “Le popolazioni di troppo. Spostamenti forzati di popolazioni dal Trattato di Losanna all’esodo istriano: aspetti storici e giuridici” analizza le correnti di pensiero e i meccanismi che hanno favorito il ricorso agli spostamenti forzati di popolazione, sino a legittimare, in talune fasi, la prassi dei trasferimenti forzati e delle “pulizie etniche” quale strumento per raggiungere un grado quanto maggiore di omologazione e “purezza” nazionale all’interno dei nuovi Stati, o per annullare le complesse realtà plurietniche e multiculturali tipiche dell’Europa centro-orientale, considerate erroneamente quali possibili fonti di instabilità o di conflitti.

Dizionario geografico

I movimenti di popoli ed etnie sullo scenario adriatico orientale hanno prodotto un’elevata quantità (e varietà) di nomi di località; alcuni si sono conservati fino a noi – mantenendo le caratteristiche etnologiche e linguistiche, seppure alle volte adulterate da eterogenee infiltrazioni – altri sono cambiati nel tempo, anche perché spesso trasmessi oralmente di generazione in generazione. Tali mutamenti offrono indicazioni importanti per la storia linguistica di un territorio. “L’Adriatico orientale appare linguisticamente suddiviso in aree romanze e non romanze, non sempre definibili con sicurezza, e già a partire dal XIX secolo si è accesa una controversia sulla tipologia delle varietà romanze e di quelle slave, e sulla questione della loro autoctonia e dei rapporti soprattutto con il veneto di Venezia”, ha fatto notare a Sissano il prof. Giovanni Radossi, direttore del CRS, intoducendo il “Dizionario geografico dell’Alto Adige, del Trentino, della Venezia Giulia e della Dalmazia” (ristampa anastatica dell’edizione di Bari, 1915, 240 pagine), di Carlo Maranelli, omaggio al 150.esimo dell’Unità d’Italia. “Quando, nel 1915, ‘l’animo di tutti era rivolto ansioso e fidente agli ultimi lembi della terra italiana che l’esercito (regio) stava strappando a palmo a palmo alla dominazione austriaca’, Carlo Maranelli si accingeva a stendere il presente ‘Dizionario geografico’, che dedicava ai ‘suoi alunni combattenti, (…) con l’augurio di vittorioso ritorno’. Ma all’autore premeva, anche e soprattutto, ‘chiarire e discutere’ sin dall’inizio, nella Prefazione i criteri che lo avevano guidato nella compilazione dell’opera, dichiarando al lettore “che l’avere adottato come limiti territoriali della trattazione i più ampi fra i diversissimi che venivano assegnati all’Italia irredenta, non denotava affatto che egli si fosse ricreduto dall’opinione della necessità di contenere le aspirazioni nazionali entro limiti che consentano il rispetto dei diritti delle altre nazionalità – ha spiegato Radossi –. Indubitabilmente, l’avere esplicitato quanto sopra e l’avere accolto i nomi di luogo anche in ‘quelle forme che rappresentavano evidenti, inutili ed errate storpiature dei nomi originali (e questo valeva tanto per gli Italiani, quanto per i Tedeschi e gli Slavi) non significava certo che l’autore le avesse accettate per moneta genuina’, ma intendeva essere soltanto facilitazione nella ricerca al lettore, integrata anche da statistiche relative alle ‘nazionalità nei territori dove più accese erano le lotte nazionali’”, ha concluso il direttore.
Ogni epoca rispetta e ha cura di determinati principi e contenuti che formano i molteplici aspetti del vivere civile nel campo della cultura, dell’arte e della scienza. Con ques’opera il CRS contribuisce da oltre otto lustri, alla continuità della adriatico-orientale, che ha visto incontrarsi le più diverse genti, a creare un ambiente umano fors’anche unico nel quale intendiamo additare, per quanto ci compete, il perpetuarsi del filone romanzo, dopo il cataclisma etnico seguito al secondo dopoguerra europeo, fino ad assurgere a tentativo di cancellazione di tradizioni secolari.

Il CRS torna alla CI di Sissano e sfodera un avvincente «tris»
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