RosatoTRIESTE. Tutti insieme, ma in ordine sparso. La notizia della chiusura dei consolati italiani a Capodistria (Slovenia) e a Spalato (Croazia) ha scosso il mondo politico della regione ma le risposte non sono univoche. Mentre la console di Capodistria Maria Cristina Antonelli precisa che la rappresentanza del capoluogo del Litorale resterà operativa fino all’estate del 2014 da Roma il senatore del Pd Francesco Russo cerca di smorzare i toni della polemica a ogni costo. «Siamo di fronte – spiega – di fronte a un ammodernamento necessario della presenza del Paese nel mondo e in Europa». Russo ricorda gli impegni del sottosegretario agli Esteri Marta Dassù in base ai quali l’impegno italiano verso Slovenia e Croazia sarà moltiplicato. «Ci sarà la nascita di un Gect (Gruppo europeo di cooperazione transfrontaliera) tra Trieste e Capodistria e quindi il Litorale sloveno diventerà un pezzo di territorio comune. Poi si sta pensando a una riforma dell’impegno italiano in Istria attraverso una nuova conformazione dell’Università popolare di Trieste e si vuole rilanciare l’Ince trasformandolo in un’Agenzia europea per i Balcani con sede proprio a Trieste». Cambiano quindi gli strumenti, si ammodernano «ma l’impegno sarà maggiore – conclude Russo – la Farnesina non smobilita ma si adegua ai tempi, del resto la Cortina di ferro non c’è più».

Decisamente contrario alla chiusura invece il suo collega di partito alla Camera, Ettore Rosato. «Esprimo grande preoccupazione – spiega – perché non si tratta di semplici sedi italiane all’estero ma sono un punto di riferimento per la comunità degli italiani che vivono in loco e vanno quindi trattati in modo diverso dalle altre rappresentanze». Rosato ne ha discusso anche con il viceministro degli Esteri Lapo Pistelli. Sulla stessa linea di Rosato il deputato della Lega Massimiliano Fedriga. «Una decisione sbagliata – afferma – perché una cosa è ottimizzare i costi, un’altra chiudere una rappresentanza dove c’è una forte presenza di nostri connazionali». La Lega presenterà un’interrogazione al ministro degli Esteri Emma Bonino.

Diametralmente opposta la posizione del senatore Lorenzo Battista del M5S. «Siamo in un’ottica europea e se la chiusura comporta una razionalizzazione delle attività e una diminuzione delle spese penso che non ci siano alternative». Battista non teme ripercussioni per la minoranza italiana in Istria e Dalmazia «perché – spiega – non credo che i nostri connazionali vengano tutelati dalla presenza di un consolato, ci sono rapporti governativi in merito e la tutela delle minoranze va collocata in ambito europeo e l’Italia è in ottimi rapporti con Slovenia e Croazia». Improntata alla realpolitk invece la posizione della deputata del Pdl Sandra Savino. «La situazione economica è molto critica – sostiene – per cui una contrazione delle spese è dovuta. Forse il tutto poteva avvenire – precisa – in una maniera un po’ più concordata». Come macigni, invece, le parole del deputato italiano al Parlamento di Lubiana Roberto Battelli. «Il consolato di Capodistria era ed è un punto di riferimento essenziale per quello che rimane degli italiani in Slovenia – sostiene – piuttosto che della chiusura andrebbe riformato ridisegnando ruolo e competenze per quanto riguarda le necessità specifiche di sostegno e salvaguardia della cultura italiana e del territorio e dell’istruzione e formazione a beneficio della comunità nazionale italiana». Appresa la notizia della chiusura del Consolato d’Italia a Capodistria «è prioritario che la presidente Serracchiani intervenga immediatamente su governo e ministero degli Esteri per evitare questa possibilità». Il consigliere regionale di Forza Italia Bruno Marini, anche a nome del collega Rodolfo Ziberna (Pdl), con una mozione d’ordine ha chiesto al termine del Question Time di ieri al Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia un intervento tempestivo della presidente della Regione.

Mauro Manzin

I parlamentari si spaccano, sulla chiusura dei consolati
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