Ugussi Giuricin

TRIESTE | La mostra “Paesaggi – Istria, Fiume, Dalmazia e Montenegro – colore luce, colore pigmento” ha aperto i battenti nella sala espositiva “Carlo Sbisà” dell’Università Popolare di Trieste, nell’ambito della collaborazione di quest’ultima con l’Unione Italiana, con il contributo del Ministero degli Affari Esteri e della Regione FVG. “Ad esporre Claudio Ugussi e Virgilio Giuricin, nell’ambito di un progetto che proseguirà – ha detto Renzo Grigolon, responsabile per l’UPT degli appuntamenti con gli artisti della Comunità italiana – almeno fino a luglio, passando dai nomi più noti e affermati ai giovani, sperimentatori di nuovi media, linguaggi e contenuti artistici. Claudio Ugussi – ha inoltre ricordato – propone per l’occasione una nuova luminosa serie di pastelli, paesaggi in cui la natura riprende rigogliosa il suo percorso, inglobando le case svuotate dall’esodo, prive di porte e finestre, divenute ormai inutili. Affianco le foto di Virgilio Giuricin, scattate nel sottosuolo, per dirla con le parole della curatrice dell’allestimento, Francesca Martinelli, l’antro vivo e pulsante della Terra”.

Claudio Ugussi, che provò la devastante solitudine per la perdita di amici, conoscenti e parenti nella sua Pola dopo l’esodo, descrisse attraverso quelle case vuote i suoi sentimenti contrastanti, il dolore per la perdita di un mondo in cui era stato felicemente immerso nella sua fanciullezza. Che senso ha una comunità di case, di vie, di spazi strutturati se non ci sono le persone, le relazioni, l’amicizia, la solidarietà tra gli uomini? Quella profonda solidarietà e umanità che ritroviamo invece nelle viscere della terra tra coloro che rischiano continuamente la vita e mettono a dura prova la propria salute in un contesto invivibile: questo è il mondo che descrive invece Giuricin.

“Quando visitai la miniera d’Arsia mi rimase impressa nella mente, indelebile, la solidarietà fortissima tra i minatori – ha ricordato il fotografo rovignese -; risolvono tra di loro ogni problema, non vogliono né polizia né giudici per le loro questioni. Hanno una grande attenzione per la sicurezza: infatti scesi con loro attorniato da tre accompagnatori. Sono registrate 760 morti in quella miniera, ma in realtà sono molti di più, almeno mille, perché in precedenza non se ne prendeva nota. Poi ho fotografato le cave di pietra dell’isola Calva; Grigolon ha scoperto quella esposta e l’ha voluta nella mostra. Ho lottato contro i confini – ha concluso Giuricin -, ho fatto quelle foto per protesta, portata avanti anche dopo la dissoluzione della Jugoslavia, anche perché la divisione in Istria tra Slovenia e Croazia ne creava di nuovi e la nostra comunità veniva ulteriormente divisa”.

“Per alcuni teorici l’artista è principalmente un uomo libero, per altri è colui che cerca di mettere ordine nel caso. Questo ho cercato di fare”, ha ricordato Ugussi che, nato a Pola, ha vissuto e vive a Buie. I paesaggi di Ugussi non sono la mera rappresentazione di quello che vediamo, ma la testimonianza tormentata di un uomo che ha dato voce alle sofferenze di un popolo e di una terra lasciata a morire incolta, questa è stata la sua opera nelle parole della Martinelli.
In mostra si scontrano due immagini distinte di umanità e due tecniche diverse: da una parte la pittura, il pigmento appunto, che prende forma attraverso il colore, e dall’altra la luce che si proietta su quelle immagini di uomini sporchi, sudati, affaticati in un’atmosfera di poco ossigeno e colore. Da una parte l’umanità che si è dissolta, per la violenza del fratello contro il fratello, dall’altra l’umanità che si consolida quotidianamente nella comunione d’intenti.

All’inaugurazione della mostra hanno partecipato Maurizio Tremul, presidente della Giunta di Unione Italiana, e Fabrizio Somma presidente dell’UPT. La mostra sarà visitabile fino al 18 aprile, dal lunedì al sabato, dalle 16.30 alle 19.30, e domenica dalle 10 alle 12.

Rossana Poletti

da “La Voce del Popolo” di Fiume

Giuricin e Ugussi: pittura e fotografia due mondi, un’anima
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