Comunità degli Italiani in festa, sabato sera, per il ventesimo della fondazione, che risale per l’appunto al 1992, e si deve ad Antonio Devescovi, il primo presidente. Grande l’attesa dell’evento e massiccia l’adesione del pubblico e delle autorità, che hanno assistito volentieri al breve ma squisito spettacolo allestito in onore della ricorrenza. La presidente del sodalizio, Claudia Valente Novak, ha ricordato il percorso che ha preceduto l’atto ufficiale della fondazione.
Indubbiamente di casa in quel di Fasana, l’italiano e gli italiani non hanno avuto vita facile, e prova ne è proprio questo tardo “risveglio” del bisogno di autoorganizzarsi ed autogestirsi, mentre altre comunità italiane dell’Istria, di Fiume e della Slovenia potevano fregiarsi da tempo di sedi, asili, scuole, uffici, biblioteche spaziose ed accoglienti. Il motivo è presto detto e se ne è fatto portavoce Furio Radin, presidente dell’Unione Italiana, nel suo caloroso intervento in chiusura di serata: “Grazie per aver continuato a parlare l’italiano in questa cittadina difficile, politicamente sempre sotto i riflettori delle vicine Brioni, del protocollo di Stato jugoslavo, delle forze dell’ordine”. No che non è stato facile. E per questo il plauso delle autorità è stato tanto più sentito: “Voglio dirvi un semplice ‘Viva Fasana’ dopo venti anni in cui avete raggiunto un livello di eccezione che ci permette di considerare questa Comunità una delle perle della CNI”, ha concluso Radin, sfatando un altro ricorrente mito per cui s’insiste a distinguere le Comunità in piccole e grandi: “Per l’Unione Italiana non esistono Comunità piccole e grandi. È nostra ferma convinzione che sono tutte ugualmente grandi e Fasana è grande per conto proprio, anzi, grandissima. Siete l’orgoglio della CNI e quindi meritate di sentirvi dire viva Fasana e, soprattutto, viva i Fasanesi”.
Vicino alla CI di Fasana e lieto di poterla visitare sempre, anche il Console generale d’Italia a Fiume, Renato Cianfarani, che si è complimentato per la bravura degli interpreti, la cura della tradizione, ma anche il giusto apporto dell’innovazione.
Non ha voluto mancare alla cerimonia neanche il direttore generale dell’Università Popolare di Trieste, Alessandro Rossit, che ha rievocato gli anni dei “primi incontri e delle prime conferenze in spazi inadeguati”, che grazie ad un tempestivo intervento del Governo italiano sono stati ben presto felicemente sostituiti da una sede di proprietà, non molto grande ma certamente accogliente e funzionale, costruita nel 2000 su di un lotto edificabile generosamente ceduto nel 1994 dall’allora Comune di Dignano. Saluti e complimenti per il traguardo raggiunto anche dal vicepresidente dell’Assemblea UI, Paolo Demarin, e da Nataša Novak, responsabile dell’ufficio agli Affari sociali del Comune di Fasana.
Delizioso è stato lo spettacolo allestito per l’occasione dai due Balletti, dalla Filodrammatica, dai Minicantanti e dal Coro misto del sodalizio. Felice l’incontro tra le giovani leve dell’asilo italiano “Palline”, i ragazzi delle elementari e gli adulti del coro misto. Un coro a tutto tondo, tra l’altro, completo, preparato ed efficiente dai bassi ai soprani, capace di sostenere concerti di non indifferente levatura. Il merito va all’energica direttrice, Mondina Gavočanov, che anni fa ha saputo risollevare l’unica formazione corale di Fasana. Bravi a loro volta i ragazzi che hanno portato in scena una rielaborazione della “Sirenetta”, coniugando canto, ballo e recitazione, per la regia di Claudia Valente Novak. Per celebrare l’anniversario si sono dati da fare anche gli attivisti del gruppo di disegno, che hanno preparato una mostra dei lavori realizzati in sede durante l’anno. Infine, il giusto ringraziamento a tutti gli autori delle iniziative comunitarie: Elda Kosanović Radovik per i due gruppi di ballo, Silvana Scabozzi per i minicantanti, Roberta Corve e Daniela Toffetti per i due corsi di italiano e Mondina Gavočanov per la direzione del coro misto.

Daria Deghenghi

Fasana festeggia un anniversario tondo
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