Il lungo e sofferto Novecento nella Venezia Giulia e nella Dalmazia: un percorso narrato in modo efficiente, in quattro tappe da due studiosi, un demografo e uno storico, precisamente Olinto Mileta Mattiuz e Guido Rumici. Veramente, considerato che di testi storici, soprattutto nell’ultimo decennio, ne sono stati scritti di diversi, Mileta Mattiuz e Rumici hanno pensato bene che andasse colmato un altro “vuoto” – dopo quello storiografico fermo per mezzo secolo su foibe, esodo e italiani rimasti nell’Adriatico orientale – ossia la mancanza di una percezione esatta dell’impatto sociale, emotivo e anche psicologico degli avvenimenti che hanno sconvolto Istria, Fiume e Dalmazia nel XX secolo. Quindi, hanno cercato di “chiudere il cerchio” con le testimonianze, i ricordi, le riflessioni delle genti di queste terre. Tanto di coloro che se ne sono andati quanto di quelli che sono rimasti. Dando spazio alle più variegate voci, prima che, per cause fisiologiche queste si esauriscano. Hanno intervistato centinaia di persone di vari livelli sociali e lingua, raccolto le loro lettere e le microstorie. Con un obiettivo: far conoscere al pubblico più vasto – ma il pensiero è rivolto ai giovani – la verità e i motivi di certe scelte, anche contrapposte, in ogni caso dolorose, sofferte, nella consapevolezza che vi sia l’impossibilità di una “condivisione”. Lo ha ribadito giovedì sera a Palazzo Manzioli uno degli autori della collana “Chiudere il cerchio. Memorie giuliano-dalmate”, Guido Rumici, intervenuto su invito della Comunità degli Italiani “Dante Alighieri” di Isola, per presentare, con la collaborazione dell’Unione Italiana e dell’Università Popolare di Trieste, il terzo volume della serie edita dall’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia – Comitato provinciale di Gorizia assieme alla Mailing List “Histria”. Si attende ora il quarto pezzo di questo puzzle – tratterà dell’accoglienza degli esuli nelle loro nuove patrie – che ricostruisce il nostro mondo, violentemente lacerato dagli eventi della Storia. Nei precedenti due l’attenzione si era focalizzata sugli anni tra gli inizi del secolo e il Secondo conflitto mondiale. Ora è toccato al periodo tra il 1945 e il 1950. Gli svariati episodi descritti dagli 88 intervistati propongono le vicende sia di chi fu costretto ad andarsene sia di chi invece rimase nella propria terra, scoprendosi ben presto straniero a casa propria. L’intento di “Chiudere il cerchio” è quello di cercare di saldare in qualche modo le anime dei giuliano-dalmati, di chi fece o subì scelte laceranti e dei loro figli e nipoti che, comunque, dovettero nel tempo inserirsi in nuovi contesti molto diversi da quelli delle generazioni precedenti. Certo, i protagonisti interpellati non possono rappresentare un campione esaustivo del tessuto sociale di un popolo, ma possono aiutare a far capire come le sofferenze vissute nel periodo bellico caratterizzarono tutte le parti.
A Isola, intanto, diversi connazionali hanno cercato di esprimere emozioni, delusioni, disappunti per le prevaricazioni subite: molti hanno accennato alle loro domande di opzione inspiegabilmente respinte a loro o (in maniera subdola) a una parte della loro famiglia; hanno accennato alla scarsa conoscenza della storia da parte dei giovani, causa anche una politica che ha bloccato la memoria. Sull’inspiegabile sabotaggio delle opzioni ha fatto cenno pure il console generale italiano a Capodistria, Maria Cristina Antonelli, che a Roma ha visto i documenti. La Antonelli ha manifestato il suo apprezzamento alla meritoria opera che trasmette una storia scomoda, così tanto oscurata. “Il tempo è maturo perché venga trasmessa”, ha rilevato il console generale, ma è altrattanto necessario l’affievolimento della frattura tra esuli e rimasti, come un investimento per il futuro.

Ilaria Rocchi

Rumici, fratello e amico degli Italiani
dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia

Docente e scrittore gradese, Guido Rumici (1959) è autore di numerose pubblicazioni di carattere scientifico e, in particolare, ha pubblicato diversi libri, saggi ed articoli sulla storia della Venezia Giulia, della Dalmazia e del confine orientale d’Italia, vincendo nel 1998 il Premio Carbonetti con il saggio “L’Istria cinquant’anni dopo il grande esodo” e nel 2001 il Premio Tanzella con “La scuola italiana in Istria” (ADES, Udine, 2000). Per molti anni cultore di Diritto dell’Unione Europea e di Organizzazione Internazionale nell’Università di Genova, è anche autore di mostre fotografiche, cataloghi, dvd e pubblicazioni sui temi del confine orientale e del Giorno del Ricordo, tra cui la dispensa “Istria, Fiume e Dalmazia. Profilo storico” per il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, ristampata più volte e pubblicata pure sulla Rivista “Studi e Documenti” dello stesso Ministero (Ed. Le Monnier). È autore di: “Fratelli d’Istria. 1945/2000” (Mursia, Milano, 2001), “Infoibati. I nomi, i luoghi, i testimoni, i documenti” (Mursia, Milano, 2002, Premio Tanzella 2007), “L’esodo dei giuliano-dalmati” (ADES, Trieste, 2003), “Un paese nella bufera: Pedena 1943/1948” (ANVGD, Gorizia, 2005), “Storie di deportazione”, raccolta di testimonianze di persone sopravvissute alle carceri jugoslave” (2006), “Chiudere il cerchio” (con Olinto Mileta Mattiuz, ANVGD Gorizia e Mailing List “Histria”, vol. I, 2008; vol. II, 2010; vol. III, 2012), “Istria, Quarnero, Dalmazia” (con Roberto Spazzali e Marco Cuzzi, LEG, Gorizia, 2009), “Parenzo nei ricordi. Memorie istriane di Mario Grabar Garbari” (ANVGD, Gorizia, 2010), “Mosaico Dalmata. Storie di dalmati italiani” (ANVGD, Gorizia, 2011), “La Resistenza patriottica italiana in Istria” (in “Gli Italiani dell’Adriatico Orientale”, LEG, Gorizia, 2012).
Rumici è relatore e conferenziere nelle Comunità degli Italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia. Relatore in numerosi convegni di carattere scientifico, in particolare su argomenti concernenti la storia e l’economia dell’Adriatico orientale. Ha più volte collaborato con la RAI Friuli Venezia Giulia, con le altre emittenti locali (Radio e TeleCapodistria). È stato autore di testi e consulente per documentari su DVD sui temi del confine orientale, promuovendo scambi culturali e gemellaggi tra le istituzioni scolastiche della minoranza italiana in Istria e del Friuli-Venezia Giulia. È stato nominato Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana.
Alla serata di Isola, la première in Istria del terzo volume di “Chiudere il cerchio”, era affiancato dalla figlia diciassettenne, Elisa Rumici, che si è esibita al pianoforte e ha letto alcune testimonianze contenute nel libro. Nella fattispecie, le memorie delle “rimaste” Lucia Moratto Ugussi, di Buie, e Ondina Lusa, di Pirano, e degli esuli Mariuccia Pussini Orlando (Pola), Mario Lorenzutti e Nino Benvenuti (Isola), per concludere con le riflessioni di Federico Dusman, di Albona: “[…] Una propaganda deleteria intaccò e divise gli Italiani dell’Istria […], ma non riusciì a distruggere i vincoli famigliari. In quella tragedia che colpì l’Istria senza misericordia emerse il valore della parentela ed il vincolo di sangue. Nessuna diversità politica riuscì a dividere e contrapporre i parenti […]”. E ancora, sul destino di chi rimase: “[…] E noi cosa faremo abbandonati e indifesi? Non vedevo il futuro, non sapevo cosa fare, non sapevo cosa pensare. Tutto era perduto”.

Mileta Mattiuz, il demografo

Olinto Mileta Mattiuz, nato a Pola nel 1941, è autore di diversi saggi demografici sulle popolazioni dell’Istria, Fiume, Zara e Dalmazia, nonché di diverse pubblicazioni sulla quantificazione dell’esodo delle genti giuliano-dalmate dopo la Seconda guerra mondiale. Oltre alla collana “Chiudere il cerchio”, avviata con Guido Rumici, è autore di “Popolazioni dell’Istria, Fiume, Zara e Dalmazia (1850-2002). Ipotesi di quantificazione demografica” (ADES, Trieste 2005) e di diverse pubblicazioni a cura del Centro di Ricerche Storiche di Rovigno. Ha vinto il Premio Tanzella 2009 nel settore “Indagini e studi statistici” per il lavoro intitolato “Le genti di Pola. Indagine demografica sulla storia di una città”.

Esuli e rimasti: non condividere, l’importante è capire le scelte
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