Dramma

FIUME | Dallo schermo cinematografico alla scena teatrale, come spesso accade per tanti capolavori in pellicola tradotti in teatro, questa volta oseremmo dire in “carne ed ossa”. A venire rielaborato in versione teatrale è stato per l’occasione il celebre film “Zoran, il mio nipote scemo”, di Matteo Oleotto. In realtà questa volta non possiamo parlare di una classica trasposizione teatrale. È, invece, uno spettacolo con un testo scritto ex novo, che prende spunto dal film, ma si presenta come un prequel alla trama della pellicola, in cui viene raccontata la storia di Zoran prima degli avvenimenti di cui nel lungometraggio italo-sloveno. Si presenta così la quinta e ultima prima del Dramma Italiano, ovvero “Zoran e il cane di porcellana”, con la regia del friulano Andrea Collarino, che ha debuttato in prima assoluta sabato al TNC “Ivan de Zajc” di Fiume. È un lavoro che si avvale della collaborazione de “La Contrada”, di Trieste, in cui si è ricorsi ai personaggi del film per percorrere una strada personale, grazie alla rielaborazione del drammaturgo contemporaneo Aram Kian. L’autore riesce, infatti, a riscrivere la storia in maniera originale, creando degli intriganti dialoghi. Da questo espediente scaturisce una storia con una serie infinita di equivoci, ambiguità, incomprensioni, fraintendimenti ed errori, che sfociano in situazioni spesso divertenti, capaci di far ridere il pubblico per buona parte dello spettacolo, merito anche della piacevole prova degli attori. In scena Elvia Nacinovich nella parte di Nonna Anya, Eugenio Allegri in quella del dottor Eugenio Plato, Stefano Bartoli come Zoran, Maurizio Zacchigna e Rosanna Bubola nei panni dei coniugi Bogdan e Maria Potuli, nonché Mirko Soldano e Giuseppe Nicodemo nei ruoli di due sbadati sbirri.

Una storia originale e divertente

Ma veniamo alla trama. Zoran è un docile ragazzino introverso che vive in un paese di confine tra Slovenia e Italia. Non è precisato quale sia il luogo, ma attraverso le parole di uno dei personaggi veniamo a sapere che è “un buco di culo dimenticato da Dio”. Zoran, rimasto orfano in età precoce, vive con la nonna Anya, che lui, con tono militare, chiama “signora nonna”.

Questa Nonna è una donna diabolica, profondamente corrosa dal desiderio di vendicarsi con il compaesano Bogdan Potuli che, anni addietro, si è reso protagonista di un incidente in cui è morto il cane Baghi, tanto amato da Anya.

A complicare la vicenda ci si mette anche l’amore del “poppante” Zoran per Maria Potuli, moglie di Bogdan e molto più grande di lui, e quello di Eugenio Plato, il dottore del paese, segretamente innamorato di Anya da sempre.

Gente di confine

Il lavoro teatrale si presenta piacevole da vedere e racchiude in sé diversi strati di lettura. In primis quello della commedia degli equivoci. È anche un’occasione par parlare di gente di confine, dove il confine rappresenta una condizione di vita, più che una posizione geografica. È anche una storia a metà tra il grottesco e il realistico, in cui si nota il lavoro fatto attorno alle caratteristiche dei personaggi, che spesso anche se sono assurdi sono molto credibili, lasciano l’impronta. Elvia Nacinovich nei panni della Nonna vendicativa e diabolica, un personaggio sfaccettato, si diverte tanto e fa divertire.

Possiede lati molto teneri ma anche crudeli. Zoran, interpretato dal giovane attore triestino Stefano Bartoli, è perfetto per questo ruolo, un ragazzino di 15/16 anni, un ragazzo di altri tempi in un mondo che va veloce, che non ha pazienza e non attende chi resta indietro. Agli occhi di Zoran il mondo che lo circonda appare folle. La cattiveria di Anya risulta mostruosa se confrontata all’innocenza del giovane.

Doppi sensi e comicità

C’è poi il noto attore italiano Eugenio Allegri, che nei panni del Dottor Eugenio Plato si trova a suo agio e gli dona una splendida espressività. I momenti più belli e spassosi dello spettacolo sono quelli che vedono il confronto di Zoran con la cattiveria di Nonna Anya e l’ingenuità paternalistica del dottor Plato. Anche Rosanna Bubola, Mirko Soldano e Giuseppe Nicodemo – rispettivamente nei panni di Maria Potuli e degli sbirri – regalano diverse gag comiche.Non è da meno Maurizio Zacchigna nella parte di Bogdan Potuli, serio contadino ligio al suo dovere. Tutti conferiscono un ritmo comico alla narrazione, non riuscendo mai a distinguere la verità dall’equivoco e generando una serie di problemi e doppi sensi. Lo spettacolo è ambientato in una tipica casa di fattoria vecchio stile, confortevole, ricreata sul palco dalla scenografia di Stefano Katunar, che riproduce anche uno stralcio di strada sullo sfondo molto funzionale. I costumi ricercati e raffinati sono di Manuela Paladin Šabanović.
Dopo l’appuntamento di sabato, “Zoran e il cane di porcellana” sarà ripreso nel cartellone della prossima stagione, e andrà in scena a Fiume già da ottobre.

Gianfranco Miksa

da “La Voce del Popolo” di Fiume

Equivoci e divertimento assicurato con «Zoran e il cane di porcellana»
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