Il tepore di una serata al caldo della poesia. Protagonista: la penna di Enzo Santese, classe 1946, noto critico d’arte ma anche scrittore, saggista, uomo impegnato laddove si promuove e si premia la cultura in ambito nazionale e internazionale: in Austria, Croazia, Germania, Inghilterra, Italia e Slovenia. Collaboratore, per quanto riguarda il nostro mondo comunitario, anche di Telecapodistria e dell’Università Popolare di Trieste, nella cui sede si è svolta la presentazione della sua ultima opera, intitolata “Parvenze difformi”.
Il curriculum di Santese mette soggezione, mitigato dalla giovialità della sua presenza, del contatto immediato e coinvolgente con il pubblico di amici ed estimatori, che hanno voluto esserci per ascoltare poesia e musica. Introdotto dal saluto del prof. Ferdinando Parlato a nome dell’Università Popolare di Trieste, il libro di Santese, fresco di stampa, è stato illustrato ai presenti dal prof. Fabio Finotti. A leggere le poesie, oltre all’autore stesso, Susanna Isernia, accompagnata alla chitarra da Lucilla Delben, che si è esibita anche in alcuni apprezzati canti gaelici che studia e propone con grande garbo.
Emozioni intense in una presentazione-spettacolo, così come nei canoni dell’autore, che hanno avuto nei versi la vera catarsi. Parlano di noi, raccontano ciò che siamo nel mondo che ci circonda, con le nostre storie perdute, gli amori conquistati, i luoghi che ci assomigliano pieni di richiami e di incantamenti.
Per il critico Finotti, nel titolo già si avverte l’intento della silloge: parvenze difformi. Il primo significato di “difformi” è “diverse”: il lettore si attende poesie che evochino la molteplicità del reale, la sua conflittualità, la sua articolazione in parti che non coincidono ma collidono.
Ma il “difforme” – dice ancora Finotti – è ciò che è contrario alla “forma”, e dunque il “deforme”.
Oltre all’ambito sociale del conflitto, e a quello religioso del peccato, il titolo del libro di Santese tocca dunque l’ambito estetico. Le “parvenze difformi” sono quelle che la poesia accoglie o dovrebbe accogliere facendosi – avrebbe detto Croce – non poesia: la poesia contemporanea rinuncia al sogno della purezza e diviene impura, mista a prosa.
E poi si lancia, sempre Finotti, nella definizione di “parvenze”, cercando un senso attualissimo, quello di una realtà sempre più virtuale, con cui all’apparenza non coincide una sostanza. Attinge ad un esempio che colpisce: “Se Ulisse tornasse nel nostro mondo, le sirene cercherebbero di catturarlo non solo con i suoni, ma con le immagini”. I simulacri della realtà virtuale decretano infatti il trionfo dell’occhio e fanno della parvenza visiva il primo strumento della seduzione e dell’inganno.
Nel tentativo, riuscito, di spiegare la poesia che non cerca spiegazioni, Finotti suggerisce altri percorsi originali di lettura delle parole, che diventano una lezione di estetica e di dialettica delle cose, poesia essa medesima, che si scioglie nell’applauso convinto del pubblico.
Il tempo vola, nella consapevolezza della necessità di illuminarsi – vivendo in una giungla di brutture quotidiane – di bellezza e filosofia che, se non salveranno l’economia, consoleranno l’anima e si potrebbero consigliare come esercizio frequente. “Parvenze difformi” (Venezia, Cominiana Editrice) è in vendita a Trieste nelle librerie Nuova Fenice e Minerva.

Rosanna Turcinovich Giuricin

Enzo Santese, regala emozioni intense
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