POLA – Bravissima Elsa Fonda. Con lei – attrice ispirata, voce bella (come lo è la padrona dal caldo suono sentito), mai dimenticata di mamma RAI che l’ha avuta come annunciatrice, docente ma più di ogni altra cosa insegnante di vita per umanità, vivacità e simpatia che la contraddistinguono –, il recital-lezione di martedì sera alla Comunità degli Italiani di Pola è trascorso in un lampo. Un lampo su “Saba e Giotti: uguali e diversi”, che la Fonda ha intriso di gioiosa e commovente intimità fino a lasciarci folgorati. Non per niente la signora, classe ‘35, e può vantarsene visto l’aspetto inconfondibilmente giovanile e gioviale, è promotrice di un metodo fascinoso e affascinante, definito “strumento voce”, e “compone spettacoli incentrati sulla parola: ricerche a fini umanistici, riduzioni e monologhi”. Inoltre “tiene corsi di “scrivere per leggere”, avendo appreso che la letteratura è fatta di parole verità che suonano dentro col battito del cuore”. Il nostro cuore questa volta ha battuto con i versi messi a confronto, riavvicinati, allontanati ancora una volta, in un’altalena che ci ha portati in alto e riportati a terra come non avremmo mai saputo fare da soli, di due grandi amici: Umberto Saba (1883-1957) e Virgilio Giotti (1885-1957) “diversi di carattere e di esiti poetici”. Il secondo abbandonato dal primo, che si è ritenuto più elevato; che è stato elevato di più da critici e studiosi; che più grande lo è anche stato nella Letteratura del Novecento, influenzata da un vortice di eventi, rivelatisi poi tragici, soprattutto per l’uomo comune. Amati entrambi dall’attrice-professoressa. O forse è meglio dire capiti entrambi intellettualmente, però piaciuti diversamente, senza tirare somma alcuna, perché qua la matematica non c’entra. Sono il gusto, il piacere, la ricerca di ambo le cose, che fanno la differenza. È l’uomo che la fa. Questa volta, quello schivo e autentico: Giotti. Una differenza che può essere espressa da chiunque, anche dal lettore comune, dall’ascoltatore, dall’estimatore sincero della poesia che ha l’animo fanciullesco. Che sia stata scritta in lingua o in vernacolo. Che parli di “grandi” o di “piccole” cose. Chi vuole se la prende per stringersela al cuore: è questo l’ennesimo messaggio della maestra Elsa. Ha fatto la differenza, alla fine, la Fonda. Adoperandosi per il solitario, l’antidannunziano, l’umano, il colorista Giotti. L’austriaco-italiano, marito-convivente dell’amata Nina, la quale nella nativa Russia perderà i due figli, periti in guerra. Una perdita che la farà “schiantare nel dolore”. Ed è a quel punto che Virgilio, che le aveva già dedicato “L’ultima felicità” (El mio cuor tanto tempo/el ga batù de sora el suo: vizin del suo/el bati tristo ancora), le dedica “Vècia moglie” (E la pensa: xe bel sintirse arente ‘sto respiro de lui/ sintir nel scuro che’el xe là/ no èsser soli ne la vita). Giotti-marito (ma si hanno parole per dei versi così?) e poi anche Giotti-padre, che dedica una poesia all’amata figlia. Giotti (anche) amante dell’Istria (con una poesia dedicata a Rovigno). Giotti, umano e umanista (“I veci che speta la morte”). Giotti-poeta onesto, che “sognava un vivere pulito”. Pur amando, l’attrice-mentore, quel Saba rievocato sin dalla nascita. Figlio di un austriaca ebrea rigattiera, “rimasta incinta a 37 anni da un ventinovenne datosi alla fuga”, egli fu portatore vita natural durante di “una tragica infanzia”. Quando è proprio quell’”avere conservato per noi la nostra infanzia” che ci fa poeti. Fonda recita Saba, portando alle nostre orecchie curiose e voraci i versi tratti da “Il canzoniere”. “Nuovi versi alla luna” (La luna si è persa fra le nubi di madreperla/dopo che in me, a verderla, vecchi fantasmi nacquero e follia), “Di ronda alla spiaggia” (scritta nel 1908 quando fece il soldato), “Il vetro rotto” (oscura e imminente è la minaccia delle leggi razziali che travolsero anche l’ebreo Saba) ed altre ancora. Saba, compagno non facile di Lina, morirà a pochi mesi dalla moglie, nell’agosto 1957, a Gorizia. I saluti iniziali e i ringraziamenti finali alla Fonda sono stati proferiti dalla presidente della Società “Dante Alighieri” di Pola, prof. Silvana Wruss. Oltre a questa società, la serata si deve ancora a Unione Italiana e Università Popolare di Trieste e all’ospitante Comunità degli Italiani.

Rosanna Mandossi Benčić

Elsa Fonda, la sua voce: una fascinazione ipnotica
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