ABBAZIA | Qualcuno, qualche migliaio di anni fa, disse che il verbo è potere e che la parola ha potere. Difatti, la gola è il canale attraverso il quale trasformiano le nostre emozioni interne in suoni udibili a tutti, in concetti, in azioni… Un incipit, questo, che introduce argomento e protagonista della prima conferenza del ciclo primaverile della Comunità degli Italiani di Abbazia. Infatti, il sodalizio ha ospitato presso la Casa di cultura “Zora” una delle voci storiche della RAI, Elsa Fonda, piranese di nascita, esule a Trieste. L’ospite, che i connazionali della Perla del Quarnero hanno incontrato grazie alla collaborazione Unione Italiana – Università Popolare di Trieste, ha parlato di… “Io amo l’italiano e tu?”. E difatti, la Fonda ha parlato del suo amore per la lingua italiana.

Tutto cominciò per gioco

“Un amore nato quando ero bambina – come ci ha raccontato –. Negli anni della guerra, quando non c’erano giocattoli, noi bambini giocavamo con le parole. Questo gioco è diventato il gioco della mia vita, perché è diventato la mia professione. Mentre per trent’anni sono stata voce della Radiotelevisione italiana e la voce è stato il mio strumento di lavoro, una volta andata in pensione è incominciata una seconda vita per me, mi sono messa anche a scrivere, quindi ho percepito la lingua non solo come suono, come voce, ma anche come scrittura e lettura”.

Il passaggio alla scrittura

Da questa sua seconda vita è nato il romanzo “La cresta sulla zampa”, nel quale intreccia con grande sensibilità umana, acuta analisi psicologica, onestà intellettuale e icastica scrittura la propria storia con quella della sua gente e della sua terra. Chiacchierando con la scrittrice, non abbiamo potuto fare a meno di notare il forte e radicato rapporto che continua a legarla alla sua terra d’origine. E che lei di certo non nasconde.
“Pirano è stata sempre presente in me – ci ha detto con una punta di orgoglio –. Ritengo che chi non riconosca le proprie radici abbia grossi problemi di identità, perché secondo me non è in pace con sé stesso. I problemi nel corso della vita sono tanti, però queste certezze, la certezza dell’origine, significa tutto. Pirano ha significato questo, il senso del bello, la musica, la letteratura, tutto”. Elsa Fonda, come rilevato da Corinna Gerbaz Giuliano, del Dipartimento di Italianistica di Fiume, con il suo libro “La cresta sulla zampa”, è una delle belle voci della letteratura femminile dell’esodo.

L’esigenza di raccontare ancora di più la storia delle sue genti

La Fonda riconosce di avere un unico rammarico: quello di non avere fatto di più per far conoscere le nostre vicende, le nostre storie. “Non ho mai raccontato ai miei nuovi amici, conosciuti nel corso della mia carriera professionale, la storia delle mie genti – dice a proposito –. Vivevo in un ambiente assolutamente estraneo, diciamo che sono stata io ad immergermi in quell’ambiente anche perché l’Italia non ha mai dato spazio al nostro problema. Oggi se ne parla un pochino, anche se molte volte in modo sbagliato”.
La conferenza “Io amo l’italiano e tu?” è stata, in effetti, una lunga, coinvolgente narrazione della sua vita, delle terribili vicende della Seconda guerra mondiale che, paradossalmente, l’hanno avvicinata e legata alla lingua italiana, perché secondo lei ‘il giocare con le parole aiutava a distrarsi”. Poi il successivo trasferimento a Trieste, con gli studi di dizione e i primi lavori con le compagnie teatrali locali. Poi ancora il viaggio a Roma e l’inizio della sua avventura professionale, con la prima parola davanti ad un microfono: il protosincrotrone. Seguirà una carriera trentennale e luminosa, nel corso della quale il suo strumento di lavoro più prezioso sarà appunto la lingua italiana e la voce, che sì, l’ha resa celebre, ma è stata soprattutto parte della sua identità, delle sue radici. “Io penso in italiano, ho imparato ad amare in italiano, è parte della mia cultura, dei miei geni”, ha concluso, raccomandando di trasmettere ai giovani l’utilizzo corretto della lingua. “È il veicolo con il quale porteremo la nostra identità, la nostra cultura, le nostre storie, alle generazioni successive”, ha ribadito.

Marin Rogić

Elsa Fonda e l’italiano, un amore per la vita
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