DiegoTerra magica, l’Istria, regione che merita di essere conosciuta, esplorata, rispettata e valorizzata in tutta la sua complessità e nelle sue innumerevoli sfaccettature. Ed è quanto sta appunto facendo da quasi mezzo secolo il Centro di Ricerche storiche di Rovigno, ma anche le diverse Comunità degli Italiani disseminate un po’ in tutta la regione, testimoni e custodi entrambi del retaggio del passato. E Torre, Comunità degli Italiani sorta nel lontano 1947, attivissima nell’ambito della Comunità Nazionale Italiana, da sempre vicina al Centro di Ricerche storiche di Rovigno, al quale, del resto, ha dato diversi collaboratori esterni. Pertanto, ritornare in questo sodalizio è stato vissuto con particolare emozione, da parte dell’istituto rovignese, giunto nella località del parentino per presentare l’ultimo volume stampato in ordine di tempo nell’ambito della rivista Atti. E lo ha ritrovato più splendido che mai, ormai insediato in quella sede che attendeva da lunghissimo tempo, bella, funzionale. Non è stata ancora inaugurata ufficialmente: la data del taglio simbolico del nastro è fissata al 6 luglio, con tanto di presenza del presidente della Repubblica di Croazia, Ivo Josipović.
Quella di ieri sera, quindi, può essere vissuta come una “prova generale”. Stiamo parlando della presentazione del 42.esimo numero degli Atti del CRS, rivista prestigiosissima, con la quale, nel lontano 1971 partì in effetti l’attività editoriale dell’istituto di Rovigno. Orgoglioso il presidente della CI, Roberta Stojnić, e la collettività tutta di Torre, come attestato dal vicesindaco uscente Patricia Zenaro, che ha trasmesso il sostegno dell’amministrazione comunale al sodalizio. Tanti gli ospiti, ieri sera, tra cui pure il vicepresidente della Regione Istriana, Giuseppina Rajko, il deputato al Parlamento di Bruxelles, Marino Baldini, il presidente dell’Università Popolare di Trieste, Silvio Delbello, gli autori, la redazione degli Atti, e molti presidente di CI del Parentino e del resto dell’Istria… Una partecipazione sentita per questo che si può ritenere – teatralmente parlando – di debutto della CI di Torre nella sua nuova “casa”. Complimenti per la soluzione architettonica, “uno degli edifici più belli che ho visto in questi anni e, tra mostre e manifestazioni varie, li ho visti praticamente tutti”. E a dirlo è uno storico dell’arte e archeologo, Baldini, il quale si è congratulato sì con gli esecutori del progetto ma non di meno con coloro che ci metteranno l’anima, i contenuti. Partire con una delle pubblicazioni più significative del CRS è già un buon segnale. Infatti, come ha sottolineato Baldini, la produzione del CRS è imprescindibile fonte per chiunque voglia approcciarsi alla storia – intesta nella sua accezione più ampia, nel senso di tutto ciò che l’uomo ha lasciato dietro di sè – dell’Istria. Parole di encomio anche da parte di Silvio Delbello, il quale, riferendosi ai finanziamenti stanziati dall’Italia per il CRS ha parlato di veri e propri “investimenti”, anche per il futuro.
Gli Atti, che da più di un quarantennio continuano il loro discorso culturale e scientifico, riconfermano pure oggi – ha dichiarato Marino Budicin, redattore responsabile della rivista – aver inteso l’interpretazione del passato come uno strumento essenziale per la comprensione non solo dello sviluppo storico, ma anche quale modo specifico per indicare il remoto radicamento della nostra civiltà. Se andiamo a leggere anche questi nuovi Atti vedremo che essi propongono al lettore e agli studiosi dei contenuti, delle entità e realtà storico-sociali sfaccettati e variegati, un’Istria, un bacino fiumano-quarnerino e una costa dalmata dagli innumerevoli microcosmi”.
“Va considerato che sicuramente la vitalità della nostra comunità nazionale si misura anche con la mole editoriale del Centro storico, ma altresì con l’attività lodevole delle sue singole Comunità – ha ribadito Budicin –. Ecco perché siamo onorati e ci fa piacere esser qui presenti a Torre nella sede della sua Comunità degli Italiani. Volevamo rendere merito in questo modo a quanto sta facendo la locale Comunità degli Italiani a Torre e nel suo territorio, ovvero in un’area antropica di grande rilevanza e interesse non solo per la nostra cerchia comunitaria ma anche per l’intero contesto istriano”. In passato il CRS aveva qui “licenziato” il volume XXVII degli Atti, nel 1998 – quando la località era ancora parte integrante del territorio della Città di Parenzo – e il numero 13 dei Quaderni, nel 2009, quando si stava ancora risolvendo la questione della sede. Budicin, infine, si è complimentato per la realizzazione del progetto – lo ha definito un edificio funzionale e di bella veste – e ha inoltre ha ricordato il contributo dei torresani al CRS, indicando che nei volumi degli Atti finora editi non sono mancati dati, cenni e documenti che interessano Torre e il suo circondario, e che tra gli autori della pubblicazione figura anche uno studioso locale, il connazionale Gaetano Benčić, che a parte un contributo sul castello di San Giorgio al Quieto e uno sulla prima menzione di Umago, è coautore, insieme con Chiara Malagutti e Pietro Riavez, dell’interessante saggio “Torre vecchia. Elementi per un progetto arhceologico” (XXXV Atti), che tratta dell’esistenza di un sito con resti tardoantichi e altomediali, fondamentale per la comprensione delle dinamiche insediative del rispettivo territorio.
Lo storico Diego Redivo, dell’Università degli Studi di Trieste, ha esordito simpaticamente con un “Buonasera”, ricollegandosi alla semplicità delle parole di papa Francesco, e mantenendo tale approccio diretto, quasi familiare, ha sintetizzato con competenza, ma anche con un discorso comprensibile a tutti, le oltre settecento pagine del volume e i tanti saggi in esso contenuti, ciascuno dei quali meriterebbe un spazio per sé. Anche perché dietro a tali pagine si cela un lavoro fatto con precisione e puntualità, meticoloso nella sua metodologia di stampo positivistico, “in modo che diventa difficilmente attaccabile, proprio perché basato su fonti e documenti”. Gli articoli abbracciano un periodo lunghissimo, di oltre duemila anni, e in loro si rispecchia una tradizione imponente, ricca, che merita considerazione e rispetto; sono contributi, ha rilevato Redivo, dai quali emerge quello che è stata nel suo complesso questa regione, in passato periferica, con culture diverse spesso contrapposte e in conflitto, ma che oggi invece si ripropone e si rilancia con una cultura – una civiltà – tutta sua, risultato dell’impasto di tante culture. In chiusura del suo intervento Budicin ha rievocato la figura di Vesna Girardi Jurkić, scomparsa nell’agosto di un anno fa (in sala c’erano il marito Mirko Jurkić e la figlia Kristina Džin). Archeologa, a lungo direttrice del Museo archeologico dell’Istria (Pola), ministro della cultura, dell’istruzione e dello sport tra il 1992 e il 1994, rappresentante permanente della Croazia presso l’UNESCO, è stata collaboratrice del Centro di Ricerche storiche di Rovigno fin dai primi inizi della sua attività. Nei XLII Atti esce postumo un suo saggio sulle fonti per la storia antica di Nesazio.
In apertura l’esibizione del coro misto “San Martino”, diretto dal Maestro Lolita Njegovan; in chiusura scambio di omaggi tra Giovanni Radossi, direttore del CRS, e il presidente della CI, Roberta Stojnić. “Gli Atti meritano tutta questa attenzione – ha concluso Radossi -. I saggi ricostruiscono uno spazio unico, al centro del quale siamo noi di Istria e Fiume”, e a proposito della CI di Torre ha detto che è contraddistinta da una vitalità che è poi la vitalità di tutta la nostra CNI.

Ilaria Rocchi

È bello ritornare a Torre
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