decastroLa Comunità degli Italiani di Salvore ha accolto mercoledì sera, nei locali della futura sede del sodalizio, un’interessantissima serata letteraria dedicata agli Atti del convegno di studi Diego de Castro, a cura di Kristjan Knez e Ondina Lusa. Alla presentazione degli Atti sono intervenuti entrambi i curatori, accompagnati da Nadia Zigante, presidente della CAN di Pirano, e Manuela Rojec, presidente della CI “Giuseppe Tartini”. Tra i molto ospiti, salutati dal presidente della CI di Salvore, Silvano Pelizzon, erano presenti alche Silvio Delbello, presidente dell’Università Popolare di Trieste, e Floriana Bassanese Radin, presidente dell’Assemblea dell’Unione Italiana, nonché vicesindaco di Umago.

In poco più di un’ora Knez e Lusa sono riusciti a catturare l’attenzione del pubblico tracciando il profilo di un uomo che si può definire una delle menti più brillanti e poliedriche del nostro territorio. Nel 2007, in occasione del centenario della nascita di De Castro, al Teatro Tartini di Pirano si è svolto il convegno scientifico internazionale a lui dedicato, al quale hanno partecipato numerosi studiosi di varie discipline, proponendo il percorso umano e professionale dello studioso, arricchito dalle testimonianze di coloro che lo hanno conosciuto.

Da questo convegno è emerso un ritratto a tutto tondo di un personaggio dai mille interessi: De Castro lo storiografo, autore della monumentale “La questione di Trieste. L’azione politica e diplomatica italiana dal 1943 al 1954”, in cui sintetizza l’esperienza diretta e ricostruisce le intricate vicende del confine orientale d’Italia; il giornalista, che collaborò a lungo con grandi testate come “Il Piccolo” di Trieste, dal quale era stato allontanato probabilmente perché i suoi pezzi non erano sempre graditi alla società conservatrice dell’epoca, e “La Stampa” di Torino; De Castro il diplomatico, l’uomo politicamente impegnato, che ebbe incarichi di grande importanza, come le trasferte in Inghilterra e negli Stati Uniti d’America nei mesi antecedenti la firma del Trattato di pace, o il ruolo svolto a Trieste, tra il 1952-54, come diplomatico e consigliere del comandante della Zona A, il generale Winterton; De Castro docente universitario e studioso di statistica, che insegnò nelle Università di Torino e Roma; infine De Castro come piranese, intimamente legato alla propria terra e alle proprie origini, dove desiderò tornare “con i piedi in avanti”, nella cappella di famiglia del cimitero piranese.
De Castro non ce ne vorrebbe se lo definissimo anche un salvorino, perché proprio dalle sue memorie è emerso quanto grande fosse il suo attaccamento per questo paese, il suo “locus amoenus”, luogo di bellezza genuina nel quale trascorse, a suo dire, i migliori anni della sua vita.

È proprio da Salvore che possiamo seguire le ondate dei grandi cambiamenti storici che nel Novecento trasformarono il paesaggio tanto amato dallo scrittore. Qui infatti De Castro visse a lungo nella villa di famiglia ed in queste zone venne in contatto perlopiù con i figli dei coloni, Sloveni e Croati. Ma Salvore divenne anche un punto strategico e nodo importantissimo durante i conflitti mondiali e De Castro la abbandonò definitivamente nel settembre 1943, dopo la capitolazione dell’Italia.
Ondina Lusa si è soffermata sull’aspetto umano di De Castro, sul suo amore per la conoscenza e la passione per tutto ciò che riguardava la sua terra d’origine. Un interesse che lo indusse a mantenere contatti epistolari costanti proprio con la signora Lusa, da quando venne contattato per la prima volta per ottenere il permesso di intestare la scuola italiana di Pirano al suo prozio Vincenzo de Castro. Da allora fece molto per la sua città, donando ad esempio la sua biblioteca alla CI, contribuendo al restauro dell’organo settecentesco del duomo di San Giorgio, finanziando borse di studio per i ragazzi meritevoli, firmando le premesse ai volumi editi dal sodalizio e molto altro ancora.

Non si poteva non concludere la bellissima serata con una riflessione che sorge spontanea dopo aver conosciuto de Castro a 360 gradi: lui, che in primis sollecitava il recupero di un rapporto con quel territorio e con i connazionali per evitare la loro scomparsa, chissà quanto sarebbe orgoglioso oggi nell’assistere alla caduta di un confine che per anni ha diviso due luoghi da lui tanto amati.

Serena Telloli Vežnaver

Diego de Castro, fedelmente legato alle origini
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