FIUME – Il Dramma Italiano riporta in scena Carlo Goldoni. E lo fa ripescando un classico ingiustamente meno noto tra i capolavori del commediografo veneziano. La nostra compagnia di prosa si confronta nuovamente con “La finta ammalata”, capolavoro goldoniano del 1750, che fa parte delle sedici commedie scritte dall’autore in una stagione per sfidare il pubblico veneziano che l’anno prima aveva fischiato la sua commedia “L’erede fortunato”.
Come rileva lo stesso Goldoni nella sua nota introduttiva, lo spunto è tratto dalla trama de “L’Amour Médecin” di Molière, ma a differenza del commediografo francese, la cui intenzione era quella di mettere alla berlina la classe medica evidenziandone i difetti, il veneziano, da sostenitore dei valori della classe borghese, si limitò a rappresentarne – attraverso i suoi protagonisti – vizi e virtù. L’idea venne suggerita a Goldoni dal comportamento della signora Medebach, ottima attrice, ma donna capricciosa che soffriva di disturbi spesso frutto della propria immaginazione. La Medebach, conosciuto il testo, si accorse di essere stata raffigurata nel personaggio, ma la parte le piacque e se ne volle incaricare, sostenendola in maniera perfetta.

La prima volta nel 1953 con Osvaldo Ramous

In passato la rappresentazione – in cui si fondono elementi brillanti della commedia dell’arte con quelli contemporanei del “teatro in teatro” e della vita privata degli attori – era stata proposta dal Dramma Italiano in ben due stagioni.
La prima produzione risale al 1953, con la direzione di Osvaldo Ramous e con interpreti gli attori Angelo Benetelli, Nereo Scaglia, Ada Mascheroni, Gianna Depoli, Nidia Sfiligoi e Alessandro Damiani.
All’epoca la critica de “La Voce” parlò di un ottimo successo: “Benetelli nel personaggio di Pantalone è stato bravo e lo stesso si dica per Gianna Depoli come Rosaura, il primo tutto di amor paterno del più cieco, e credulone della più bell’acqua, la seconda deliziosa ‘ammalata’ dall’aspetto più sano e più fresco che si possa immaginare”.

E 36 anni dopo con Macedonio

Passarono 36 anni e nel 1989 il lavoro goldoniano tornò sulle scene della compagnia di prosa in lingua italiana, questa volta diretto da Francesco Macedonio e con protagonisti Gianfranco Saletta, Rossana Grdadolnik, Maria Braico-Stifanic, Mario Andrei e Giulio Marini. Tra gli attori che vi parteciparono e che ancora oggi calcano le tavole dello “Zajc”, figuravano pure Alida Delcaro, Bruno Nacinovich, Lucio Slama e Toni Plešić.
Ora, a distanza di 23 anni dall’ultimo allestimento, il DI riprende il testo, affidando la regia a Saša Broz. Stasera il debutto al Teatro nazionale croato “Ivan de Zajc” (ore 19.30). Come consuetudine, lo spettacolo è stato proposto in anteprima ieri a mezzogiorno per gli alunni delle scuole elementari italiane della città. Come si diceva poc’anzi, “La finta ammalata”, mai finora messa in scena in lingua croata, ha visto alcune felici edizioni del Dramma Italiano. Quali le novità, le differenze rispetto alla precedente edizione dell’89? A tale proposito abbiamo interpellato Bruno Nacinovich, che si alterna di spettacolo in spettacolo con Mirko Soldano nella parte di Pantalone.

Due letture diverse e il pubblico si divertirà

“Sono due letture completamente diverse – esordisce l’attore –. La messa in scena di Macedonio era un’interpretazione completamente tradizionale, con una regia molto classica. L’allestimento di Saša Broz si pone invece come una rilettura moderna. Indubbiamente sono due rappresentazioni diverse ma interessanti, e il pubblico della nostra realtà si divertirà come si è divertito la prima volta. All’epoca – rammenta Bruno Nacinovich – ero giovane e interpretavo la parte del dottor Anselmo Onesti; ora invece vesto i panni di Pantalone. Me la spasso alla grande perché Pantalone, oltre a essere un personaggio scritto benissimo, è anche l’unico a parlare in dialetto. Della rappresentazione di Macedonio, che era la mia seconda prova da attore, ricordo di aver tremato come una foglia. Rammento di aver sostenuto bene la parte, poiché il pubblico si era divertito molto. È stato uno dei primi ruoli che ha segnato la mia carriera futura”.

I registi italiani comprendono le varie sfaccettature dei personaggi

Alla domanda di come sia cambiato l’approccio metodologico alle opere di Goldoni in questi venti anni, Bruno Nacinovich spiega: “Non sono cambiate molte cose. La differenza maggiore sta nel fatto che i registi italiani, soprattutto quelli di matrice veneta, riescono a intendere Goldoni anche nelle sfaccettature più piccole. Tutti i personaggi del commediografo veneziano sono, infatti, stratificati. La sua scrittura lasciava la possibilità di presentarli in varie tonalità e quindi con vari espedienti psicologici. I registi provenienti dall’area balcanica, che hanno spesso il problema della comprensione della lingua, presentano i personaggi in una tonalità monocromatica. Ma non è una differenza che incide sulla qualità e sulla riuscita della pièce. Secondo il mio gusto personale, è più interessante lavorare con un regista italiano, ma con Saša Broz mi sono trovato altrettanto bene. È un altro tipo di lettura, che non mancherà di affascinare il nostro pubblico”, ha concluso l’attore.

Gianfranco Miksa

La tournée in Istria

Lo spettacolo si replica al TNC “Ivan de Zajc” di Fiume fino al 29 ottobre. Quindi il DI proporrà la commedia “La finta ammalata” in Istria. Ecco le date della tournée (le matineé sono riservate agli alunni delle scuole italiane):
Umago, Cinema/Teatro: 30 ottobre ore 19; 31 ottobre ore 11
Rovigno, Teatro “Antonio Gandusio”: 5 novembre ore 20; 6 novembre ore 11
Pola, Teatro Cittadino/INK: 8 novembre ore 20; 9 novembre ore 11
Capodistria, Teatro: 12 novembre ore 20; 13 novembre ore 11
Pisino: 15 novembre ore 20

Debutto stagionale per la compagnia di prosa italiana, in scena con un'opera di Carlo Goldoni
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