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Primo appuntamento ieri nella sala polifunzionale di Via Torre Bianca del nuovo ciclo di conferenze “da Joyce a Vivante” promosso dall’Università Popolare di Trieste. Protagonista della serata il noto giornalista, saggista e scrittore di origine dalmata Dario Fertilio che, presentato e intervistato da Pierluigi Sabatti, nel corso dell’incontro dal titolo “dall’alzeviro al computer” ha parlato della sua esperienza professionale al Corriere della Sera, dei suoi saggi e dei suoi romanzi, ma soprattutto dell’evoluzione, oggi, dell’informazione e del giornalismo.
Stimolato dalle domande di Pierluigi Sabatti l’autore de “Il grande cervello”, saggio sulle tentazioni autoritarie della casta intellettuale, de “Il fantasma della libertà” e de “La Morte rossa”, ha toccato vari argomenti, aprendo degli orizzonti di riflessione e di dibattito su temi di grande attualità: il ruolo del giornalismo oggi, quello degli intellettuali, l’evolversi del loro “potere” e della loro funzione di “casta”, il peso delle ideologie, definite da Fertilio dei “cani feroci”, una forma di secolarizzazione del mito religioso che imbriglia e imprigiona gli ideali.
Ma l’incontro ha riservato uno spazio particolare all’analisi dell’evolversi della professione e della scrittura giornalistica, partendo dalla scomparsa quasi totale, sui giornali, della tradizionale critica letteraria, dall’indebolirsi dell’approfondimento e, più in generale, del giornalismo critico, sino al passaggio ad un universo informativo contrassegnato da un’eccezionale espansione delle notizie, da una commistione fra i vari media, e da una sempre più accentuata contaminazione fra informazione, pubblicità e mercato.
Il mondo dei media, pressato dalla costante espansione e dispersione delle informazioni, favorita anche dalle nuove tecnologie, pone la società – è stato detto – di fronte a nuovi dilemmi e difficoltà. Ormai – afferma Fertilio – ci troviamo quotidianamente di fronte a una quantità di informazioni e di notizie tale da non consentirci di verificarle. L’aumento del precariato nelle redazioni apre, inoltre, dei nuovi problemi non solo per l’autonomia e la libertà della professione giornalistica, ma per la natura stessa della libertà d’informazione.
Una parentesi particolare è stata dedicata, durante l’incontro, stimolata anche dalle domande e dagli interventi del pubblico, alle conseguenze, per il mondo dell’informazione, della “rivoluzione digitale” e dell’introduzione delle nuove tecnologie. Una rivoluzione che, in effetti, apre tanti dilemmi e non solo grandi possibilità. Il dominio dei social network, l’uso quasi compulsivo dei cellulari e degli smartphone, divenuti dei moderni “rosari”, la sempre più intensa commistione fra i media, i grandi portali, le “vie lattee” dell’informazione e la loro mercificazione stanno indebolendo lo spirito critico, trasformando la “rete” e le sue tecnologie in un nuovo “idolo” da adorare.
Mai come oggi, come insegna McLuhan, il “medium è il messaggio”. Rischiamo – ha detto Fertilio – di sentirci dire: “Non avrai altro Dio se non la Rete”, di diventare schiavi di un nuovo feticcio. Il ruolo del giornalista, dello scrittore, del cittadino critico – ha aggiunto – oggi è proprio quello di ribellarsi a questo sistema; di dire: “Il re, compreso quello del culto delle nuove tecnologie, è nudo”.
Dario Fertilio, che assieme a Vladimir Bukovskij nel 1988 ha costituito i “Comitati per la libertà” per promuovere i grandi principi liberali come la democrazia, il libero mercato, il federalismo e la sussidiarietà, è sempre stato estremamente attento e sensibile al tema della libertà del giornalismo. Da qui il suo appello, condiviso da Sabatti, alla difesa del ruolo del giornalista inteso come “indagatore critico”, “spirito libero” in grado di offrire anche una funzione di “filtro” e di orientamento in un mondo ormai contaminato dall’eccesso e dalla ridondanza di informazioni, da una “bulimia” di notizie che spesso ci impedisce di comprendere e approfondire, di distinguere e ragionare.
Nel corso della conferenza Dario Fertilio ha annunciato la prossima uscita, il 23 aprile, per le edizioni “Marsilio”, del suo nuovo romanzo intitolato “L’anima del Fuhrer”. Un’opera incentrata sul rapporto fra la carità cristiana e il senso di giustizia che narra la storia del vescovo austriaco Alois Hudal, artefice, nell’immediato dopoguerra, della fuga di numerosi nazisti in Sudamerica. Un personaggio attraverso il quale, a Roma, si sono incontrati e intersecati la Chiesa e il nazionalsocialismo, ma anche i grandi nodi storici, etici e morali del nostro tempo. E’ la storia di un religioso che tenta ostinatamente di “cristianizzare” il nazismo, di dare dunque “un’anima a Hitler” quale blocco all’ateismo sovietico, che alla fine si scontra con l’insuperabile barriera costituita dall’apparente inconciliabilità fra carità cristiana e valori della giustizia. E che, a seguito dell’incontro con un “infiltrato” sovietico fra i nazisti da salvare, si interroga inevitabilmente sul labile confine fra i torti e le ragioni dei vincitori e dei vinti.
Prossimo appuntamento del ciclo di incontri e conferenze in via Torre Bianca il 29 aprile con Cristiano Degano, presidente dell’Ordine dei giornalisti del Friuli – Venezia Giulia per parlare di “Storia e interviste televisive sui confini”.

Ezio Giuricin

da “La Voce del Popolo” di Fiume

Dario Fertilio: «La rete unico Dio?» È una sfida
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