Il teatro è un mondo magico. E come ogni magia ha i suoi “segreti”, o meglio, parti che sono ai più sconosciute, ma senza le quali la magia perderebbe la sua efficacia. Il nome di Anton Francesco Grazzini detto “Il Lasca” ai più dice ben poco. Eppure ci troviamo di fronte a uno dei padri fondatori del teatro moderno italiano, un rivoluzionario, anzi il primo rivoluzionario teatrale, il depositario del primo “segreto” del teatro italiano. Nato a Staggia Senese il 22 marzo 1504, fu un uomo estremamente particolare, autodidatta, tra i fondatori nel 1540 dell’Accademia degli Umidi, dalla quale poi fu allontanato perchè ripudiò il latino, il modello dei classici, utilizzando esclusivamente la lingua volgare. Rompendo così tutti gli schemi preesistenti.
E proprio i “segreti” del teatro italiano e la sua storia sono stati raccontati mercoledì sera nella sede della Comunità degli Italiani di Fiume dal professor Paolo Quazzolo e da due attori d’eccezione: Giorgio Amodeo, anch’egli professore, ma che spesso veste i panni di attore e drammaturgo, ed Eva Mauri. I tre hanno guidato il pubblico fiumano a compiere un viaggio nel tempo, dai primi del ‘500 e fino ai giorni nostri, presentando le tappe fondamentali e gli autori che hanno segnato questo periodo.

La “rivoluzione”

Il percorso è partito proprio dagli inizi del XVI secolo e dal “Lasca”, con un suo testo sconosciuto alla stragrande maggioranza dei “non addetti ai lavori”, ma che è di fondamentale importanza per gli autori successivi: “Di Zanni e di Magnifichi”, letto egregiamente da Amodeo. Dopo il “Lasca” è stata la volta del primo grande autore del teatro italiano che scrive in volgare, anche lui un personaggio di rottura con il passato, Angelo Beolco detto Ruzante. Fu il primo a portare sul palco la gente comune, i contadini per la precisione, che si trovavano a fare i conti con la vita quotidiana. Facendo così, ruppe con il teatro di corte, quello di Machiavelli e di Ariosto, proponendo una visione diversa di quei tempi. Di Ruzante l’attore Amodeo ha recitato un pezzo tratto da “La Moscheta”, commedia in due atti considerata il capolavoro dell’autore.

La prima compagnia registrata

Proseguiamo. A metà del XVI secolo nasceva in Italia una visione del teatro che rimarrà di attualità fino ai primi del XVII secolo. Qui a proposito Quazzolo ci svela un altro “segreto” della storia del teatro. Si tratta del primo documento ufficiale, un atto notarile di Padova del 1545, che testimonia la prima registrazione di una compagnia. Fu l’inizio di un fenomeno che durò per trecento anni. Tra le interpretazioni relative a quest’epoca, abbiamo ammirato la bravura di Amodeo ed Eva Mauri, che hanno portato in scena un pezzo tratto da “La fortunata Isabella”.
Andando avanti nel tempo si arriva a Carlo Goldoni, uno dei più grandi autori di teatro della storia che ha riformato la Commedia dell’Arte.

Un Goldoni “diverso”, depresso

Quazzolo ha parlato di un Goldoni “diverso”, quello che sta emergendo dagli ultimi studi storici: non più un uomo tranquillo e allegro come veniva dipinto fino ai primi anni Novanta del secolo scorso, ma un uomo depresso, infelice, ipocondriaco. Di Goldoni, i due attori hanno recitato una parte tratta da “Sior Todero brontolon”.
Arrivati alla prima metà del XIX secolo, con la morte di Alfieri, assistiamo a uno stallo del teatro italiano, un periodo estremamente poco produttivo. Amodeo e la Mauri hanno eseguito un testo di Leopardi tratto dalle “Operette Morali”.

Applausi meritati

Ed eccoci al Novecento, a Luigi Pirandello, premio Nobel per la letteratura, pure lui un rivoluzionario, che portò una forte ondata di novità nel mondo teatrale. Di Pirandello è stato presentato il testo “Il berretto a sonagli”, il quale ha riscosso un forte applauso del pubblico.
A concludere il viaggio nella storia del teatro italiano sono state le opere di Dario Fo e Achille Campanile, di cui sono stati proposti rispettivamente “Coppia aperta, quasi sposata” e “Un gentiluomo”.
Prossimi appuntamenti il 3 aprile a Rovigno, l’11 a Umago e il 14 ad Abbazia. (mr)

Dal Plasca a Fo: il teatro più bello del mondo
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