Kandler

ALBONA | “Questa è la testimonianza più importante sulla storia delle ricerche archeologiche e storiche dell’Istria e, in particolare, dell’Albonese, cui sono intervenuti lo studioso triestino Kandler e il suo collega albonese Luciani”. Giovanni Radossi, direttore del Centro di ricerche storiche di Rovigno, ha descritto così il suo volume “Il carteggio Pietro Kandler-Tomaso Luciani (1843-1871)”. Pubblicato dal CRS nella Collana degli Atti N. 39, il libro è stato presentato venerdì alla Comunità degli Italiani “Giuseppina Martinuzzi” di Albona. Contiene circa 160 lettere che i due studiosi si sono scambiati nel periodo summenzionato. Le epistole sono state trascritte e Radossi vi ha aggiunto delle note per spiegare ai lettori gli argomenti trattati da Kandler e Luciani. Il volume ha circa 400 pagine, di cui quasi la metà sono testi originali degli studiosi, mentre il resto sono note, che sono piuttosto ricche anche a causa di numerosi richiami storici. “Quello che ho tentato di fare è di aver fornito delle note che sono ricavate da studi contemporanei ai due scriventi, ossia da opere stampate e pubblicate tra la fine del ‘700 e la fine dell’‘800. In questa maniera credo di essere riuscito a presentare nel contesto umano e anche storico la nascita di questi scritti”, ha detto Radossi.

Parlando della trascrizione, l’autore ha confermato che essa era iniziata negli anni ‘70 del secolo scorso. Le lettere erano conservate nella Biblioteca scientifica a Pola, il cui direttore Miho Debeljuh gli ha consentito di fotocopiarle nel 1970, dopodiché è iniziata la trascrizione. Radossi è stato aiutato dai suoi studenti, dai colleghi e dai collaboratori, tra cui i professori Marino Budicin e Antonio Miculian. Aveva affidato la revisione delle trascrizioni e un’eventuale presentazione al più grande conoscitore di Kandler, il triestino Giulio Cervani il quale, purtroppo, è venuto a mancare circa otto anni fa, dopodiché Radossi ha dovuto arrangiarsi da solo.
Per quanto riguarda il contenuto del carteggio, per il pubblico albonese è interessante soprattutto la prima metà del volume, quando i due personaggi iniziano a conoscersi e presentano l’uno all’altro i problemi che avevano notato, ad esempio, nell’individuare qualche epigrafo, documento, oggetto da riferire agli scavi archeologici che si facevano sul territorio. “Una cosa che mi ha colpito molto è il grande interesse di Kandler per l’orografia e per l’idrografia di questo territorio. Ogni volta che passo da queste parti resto incantato vedendo queste bellezze e posso immaginare Kandler salire su questi monti attorno ad Albona, da dove cominciava a capire come i Romani trasportassero l’acqua. Sono stupefacenti i richiami storici di Kandler sui personaggi romani che sono transitati attraverso l’Istria. Mi sono accorto che la maggior parte degli imperatori e dei consoli romani non sono passati attraverso la mia città, Rovigno, ma attraverso Albona”, ha aggiunto Radossi, precisando che tra i carteggi avuti da Kandler con gli intellettuali in Istria, questo è uno dei quelli che meritano la massima attenzione.
“Tutti i carteggi dimostrano che Kandler aveva una serie di amicizie e collaborazioni con alcune personalità di spicco della cultura e storiografia istriana. Il volume sarà di interesse particolare anche per chi si occupa di questo periodo così interessante com’è la seconda metà dell’’800”, ha dichiarato il redattore Marino Budicin nel ringraziare con Radossi l’Unione Italiana, l’Università Popolare di Trieste e il MAE per aver reso possibile la pubblicazione, nonché la CI di Albona per aver ospitato la presentazione del volume.

Tanja Škopac

da “La Voce del Popolo” di Fiume

Così scrissero Kandler e Luciani. Parola di Radossi
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