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VISINADA Che sia una casa dell’amicizia, della cultura, del futuro. Questo l’auspicio che il presidente della Repubblica di Croazia, Ivo Josipović, ha rivolto ai connazionali di Visinada, che ieri hanno inaugurato solennemente la rinnovata sede della loro Comunità degli Italiani. Grande festa per il paese che, da una collina che sovrasta la vallata del Quieto, offre una delle più belle vedute sull’Istria Verde e su quella Azzurra. Quasi tutti gli abitanti si sono riversati nella piazza principale, insieme con i vicini giunti appositamente da un po’ da tutta la penisola, dal Quarnero, da Trieste, e con le autorità. Tra queste, il Capo dello Stato croato, l’ambasciatore d’Italia a Zagabria, Emanuela D’Alessandro, il console generale d’Italia a Fiume, Renato Cianfarani, il presidente dell’Unione Italiana e deputato della Comunità nazionale italiana al Sabor croato, Furio Radin, il presidente della Giunta esecutiva dell’UI, Maurizio Tremul, il presidente dell’Università Popolare di Trieste, Fabrizio Somma, nonché il vicepresidente dell’UPT, Manuele Braico, e il direttore generale dell’ente triestino, Alessandro Rossit; quindi il presidente del Consiglio della Regione Friuli Venezia Giulia, Franco Iacop, la vicepresidente della Regione Istriana per la minoranza italiana, Giuseppina Rajko, il sindaco di Visinada, Marko Ferenac, sindaci e vicesindaci di Città e Comuni istriani, consiglieri italiani, presidenti di Comunità degli Italiani… Chi non ha potuto venire ha inviato un messaggio, come il ministro italiano della Salute, Beatrice Lorenzin. Di origini istriane, si è rivolta ai visinadesi in questa “data storica” per la località “nota per ospitare la maggiore concentrazione di vigneti in Istria”, confidando che avrebbe voluto festeggiare con loro il “lieto traguardo” raggiunto dopo un lungo percorso.

Inizio sulle ali della musica

Ad attendere ospiti e compaesani, la banda d’ottoni della CI di Visinada, che ha successivamente eseguito anche gli inni nazionali croato e italiano. Grande attesa per il simbolico taglio del nastro, affidato al presidente croato, all’ambasciatrice e alla presidente della CI, Neda Šainčić Pilato, con tanto di successiva benedizione da parte di don Leonardo.
La cerimonia, condotta da Jessica Acquavita, si è svolta nella sala polivalente della palazzina ed ha avuto inizio sulle ali della musica, con l’esibizione dei giovani solisti, che hanno incantato per la loro bravura e spigliatezza: il coretto ha proposto “I due liocorni”; Ana Vedriš si è cimentata con l’impegnativo “O mio babbino caro” (dal “Gianni Schicci” di Giacomo Puccini); Maria e Veronika Baldini e Cristina Lubiana hanno offerto “Nel blu dipinto di blu” di Domenico Modugno; Ivan Bottezar ha cantato “Sogni”, brano con il quale ha trionfato dal Festival dell’Istroveneto a Buie.
I discorsi sono stati improntati sul ruolo della CNI in Istria, sulla convivenza con le altre genti, sul rispetto delle diversità e delle varie identità, sull’integrazione, sulle ottime relazioni tra Croazia e Italia, sulla fiducia in un futuro migliore, nel quale la storia non sarà più oggetto di divisione ma collante tra le popolazioni che la condividono.

Presupposto per la rinascita

Emozionatissima e orgoliosa la padrona di casa, protagonista di questo momento a più riprese definito “storico”. Neda Šainčić Pilato ha rievocato le tappe salienti della storia della CI, la sua attività, gli sforzi ventennali per ottenere una sede adeguata, il ruolo che sta portando avanti da due decenni nella salvaguardia del proprio bagaglio culturale, nel maltenimento delle tradizioni, nel non semplice compito di tramandarle alle nuove generazioni, che a loro volta garantiranno la continuità dei nostri valori, l’identità, la lingua e la cultura. Una CI che opera in molteplici campi, bene inserita nel tessuto sociale di Visinada, sempre pronta a dare il suo contributo alla vita del paese. “Sono certa che con l’apertura di questa sede sono state create le condizioni per la rinascita della Comunità di Visinada”, ha detto Neda Šainčić Pilato.

Un comune viaggio europeo

Ma non solo della Comunità. Infatti, come sottolineato dal sindaco Marko Ferenac, del progetto beneficerà tutta la località, considerato che la CI è la portatrice, la grande animatrice della vita culturale del comune.
Di nuovi e continui obiettivi culturali, ma anche sociali ed economici, ha parlato il presidente dell’UPT, Fabrizio Somma, che ha fatto riferimento a un “futuro aperto e sereno”, di un “viaggio europeo” da compiere con la sinergia di tutte le istituzioni, italiane e croate, alla luce di “quell’antichissimo legame che da secoli unisce questa terra alle nazioni contermini, presto senza alcun confine, sia politico che mentale”.

Grande giorno per tutti

Grande giorno per la Comunità di Visinada, per l’Unione Italiana e per tutti i connazionali dell’Istria, Fiume, Quarnero a Dalmazia, ma anche per chi è stato costretto ad abbandonare la propria terra in seguito alle tragedie della Seconda guerra mondiale. Un evento che “rafforza in noi il desiderio di far sopravvivere, anzi, di vivere quella cultura taliana che condividiamo con i i nostri fratelli croati e di altra etnia. Con chi ci rispetta, ci è amico, e vive con noi tante gioie e tanti problemi, soprattutto in un periodo di ristrettezze economiche. Le affrontiamo con comune coraggio, anche costruendo un’istrianità per la quale sentiamo e coltiviamo lo stesso grande amore che ha convinto i nostri padri e i nostri avi a rimanere in queste terre”, ha esordito Radin. Il presidente dell’UI ha quindi rimarcato la natura del nostro associazionismo. L’UI, che nel 2015 festeggerà il 25.esimo, è democratica e moderna, e per struttura, funzionamento e modalità di elezione dei propri rappresentanti non trova riscontro nelle altre associazioni, nel contesto europeo.

Scelte difficili, coraggiose e intelligenti

Ma le sue radici risalgono a settatan’anni fa, risultato di scelte ideologiche fatte in un contesto complesso, che oggi appaiono anacronistiche, ma che hanno contribuito a mantenere la nostra identità. “Se oggi l’italiano e il nostro dialetto istro-veneto sopravvivono in queste terre, è perchè lo abbiamo costruito con forza e intelligenza, insieme a tutte le etnie che vivono con noi in queste bellissime terre. Per questa magnifica sede, e per le tante altre inaugurate in questi anni, di Comunità, scuole, asili e istituzioni, dico fortemente grazie alll’Italia. Noi ricambiamo mantenendo una grande cultura ai confini orientali della nostra Madrepatria culturale. Per tutto il supporto che ci sta dando in questi tempi difficili, anche in questi giorni, esprimo un sentito grazie alla Croazia, con la promessa che contribuiremo, insieme agli altri suoi cittadini, a renderla un paese sempre più democratico ed europeo”, ha concluso Radin.

Tradizione, innovazione, autonomia

Tremul nel suo intervento si è soffermato sul cammino della nuova Unione Italiana, un innegabile percorso di emancipazione e di crescita. “Disponiamo delle necessarie risorse culturali, scientifiche e intellettuali per programmare autonomamente il nostro futuro – ha detto –, per consolidare la crescita della cultura, della lingua e dell’identità italiana, prodotto di una secolare presenza sul nostro territorio d’insediamento storico, in un rapporto dialogico, di convivenza, di dialogo interculturale e di solidarietà con le altre componenti che oggi lo costituiscono e ai cui siamo indissolubilmente intrecciati. Questa è la nostra Patria, che abbiamo amato con orgoglio nei periodi bui mantenendo viva la nostra presenza, che continuiamo ad amare nell’Europa unita e pacificata, custodendo un seme che poi abbiamo fatto germogliare e che stiamo continuando amorevolmente a crescere”. Tremul ha richiamato l’attenzione su un’ “indispensabile sinfonia dialettica tra le nostre organizzazioni a vario titolo rappresentative degli interessi della CNI”, indicando che i cardini dell’operato devono essere impostati su tradizione, innovazione, propositività e autonomia.

Presidente e Paese sensibili alla CNI

L’evento di ieri è risultato di un importante sforzo collettivo profuso da tutti, “a partire dal MAE e del suo impegno a favore della minoranza italiana autoctona e della valorizzazione del suo patrimonio e delle sue ricchezze, umane e culturali, come ha fatto notare l’ambasciatore D’Alessandro, complimentandosi con i soggetti convolti, in particolare l’UPT e l’UI. Quindi, rivolgendosi al presidente Josipović, che in precedenza aveva assistito all’apertura delle sedi CI di Cittanova e Torre, ha rilevato la sua sensibilità nei confronti della CNI, che ha trovato in lui “un interlocutore attento e disponibile al dialogo, completamente consapevole del ruolo della minoranza per il mantenimento di quel multiculutalismo che caratterizza questo Paese e questa regione in particolare”. Ma l’ambasciatore ha voluto anche ringraziare la Croazia per lo sforzo finanziario in sostegno della CNI, assicurato pure quest’anno nonostante la non facile congiutua economica.

Esempio per la Croazia e l’Europa

Josipović ha affermato che quella di ieri è stata “una buona giornata, una grande giornata”, una giornata “che ci ha visti testimoni di un atto di convivenza, di comprensione, di tolleranza reciproca”. Questa è l’Istria, insomma, e questo è il motivo per il quale il presidente torna spesso volentieri, come ha ammesso. “Questa regione dimostra che vivere insieme è possibile, che è possibile essere amico di chi è diverso e differente, dimostra che la storia comune, non sempre facile e alle volte un pesante fardello, può unire e non dividere. L’Istria è un buon esempio per tutta la Croazia, per l’Europa e per tutta la nostra comunità, per quella maggioritaria e per le realtà minoritarie”. Come presidente sono particolarmente orgoglioso che la Croazia, al di là di alcuni problemi minori, è una terra in cui tutti possiamo vivere insieme, in cui il difficile passato non ha mai impedito alle persone di convivere”, ha dichiarato Josipović, che nel percorso compiuto con Napolitano a Pola vede uno dei risultati più importanti del suo primo mandato da Capo dello Stato. “La politica della comprensione reciproca, del rispetto dei diritti delle minoranze, la conoscenza delle culture minoritarie come fattore di ricchezza e bellezza della cultura croata, è la base di partenza della politica di cui io mi faccio portatore”.

Ilaria Rocchi

Foto di Duško Marušić/Pixsell

da “La Voce del Popolo” di Fiume

CI di Visinada, casa di cultura e amicizia
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