FIUME – L’eterno mito di Antigone rappresentato con acume, grazie alle tante possibilità che offre il testo di Sofocle, cogliendo efficacemente i riferimenti fra passato e presente. Si presenta così “Antigone” il progetto d’autore di Ozren Prohić, che ne ha curato pure la regia, allestito per il Dramma Italiano del Teatro nazionale croato “Ivan de Zajc” e presentato in prima assoluta sabato scorso. La pièce si basa sulla rilettura di testi classici, in primis quello di Sofocle, e su una serie di commenti moderni legati alla figura dell’eroina che incarna il conflitto millennario della lotta del singolo contro un potere violento.
Ma il lavoro di Prohić, sorretto pienamente dalla drammaturgia di Laura Marchig, si è spinto oltre dall’allestimento dell’“Antigone” nella forma di un severo dibattito politico-civile sul delicato nodo dei rapporti fra diritto individuale e norme collettive del buon governo della città, e sul peso decisivo che esso esercita rispetto alla sopravvivenza stessa di quest’ultima.

CALOROSI E MERITATI CONSENSI Lo spettacolo, va detto subito, ha riscosso un caloroso consenso. E non è cosa insolita, dati i movimenti, le immagini sorprendenti e il forte impianto interpretativo che lo caratterizzano. Il primo contatto con questa “Antigone” di Sofocle & Co., nella rilettura di Prohić, è un’interferenza radiofonica che si estende sulla scena e da cui, improvvisamente, i personaggi iniziano a ballare. Siamo a una festa, la guerra è da poco terminata, lasciando dietro tragedie e morti.

Scenografie d’effetto

Al centro si erige una scenografia mobile ideata da Prohić assieme a Stefano Katunar che rappresenta una sorta di armadio metaforico. Ed è proprio questo il luogo delle apparizioni, la “porta” dalla quale entrano, di volta in volta, i personaggi per rappresentare di fronte a noi un rito, che è poi quello del teatro.

LOTTE DI POTERE Ci raccontano la lotta di potere fra chi, come Creonte, re di Tebe, (interpretato da Bruno ed Elvia Nacinovich, uomo/donna di costume e di potere) pretende da tutti la più assoluta obbedienza alle leggi e chi, come la giovane Antigone (impersonata da Elena Brumini in un’edizione “vamp” molto intrigante), crede in una legge diversa che nasca dal cuore o, più precisamente, da una diversa interpretazione della giustizia. Un’interpretazione più morale, più giusta, più equa per i suoi cari.

Nozze di morte

Il nocciolo della questione ruota attorno a due giovani morti: ha diritto a essere sepolto solamente chi muore per difendere la propria città oppure anche chi le si è ribellato prendendo le armi contro di essa? Antigone non ha alcun dubbio: ne hanno diritto entrambi. Ma Creonte, che il potere lo ha e lo gestisce con autocrazia, vi si oppone.
La vicenda poi prosegue a grandi linee sulle tappe salienti della tragedia: lo scontro tra Creonte e il figlio Emone (Giuseppe Nicodemo), la condanna di Antigone, la follia lucida del re… L’epilogo sarà immancabilmente violento, con la sepoltura viva della protagonista. Chiusa in un loculo, Antigone opterà per il suicidio come unica possibilità di autonomo arbitrio. A seguirla nella sua sorte sarà anche Emone.

TANTE POSSIBILI INTERPRETAZIONI È uno spettacolo che lascia spazio a tantissime interpretazioni e analisi. Traendo il materiale sia dall’originale di Sofocle, sia dalle rivisitazioni contemporanee Prohić assieme alla drammaturga Marchig, scelgono di assodare il lavoro con letture “politiche”. E quindi in questa loro “Antigone” marchiano ancora di più la lotta fra uomo e donna, la legittimità della legge, l’autorità di Creonte, la ribellione di Antigone, il tabù della democrazia e così via.

Le due facce di Creonte

Tuttavia il maggior intervento è quello sull’apparente inconciliabilità dei sessi, per la quale i due artisti cambiano le regole del gioco. Infatti, doppiano alcune scene di Creonte che vengono interpretate da Elvia, alias Bruno Nacinovich. In queste, il confronto/scontro prima con Antigone e poi anche con Emone, promesso sposo di quest’ultima, appaiono nell’ottica femminile.
Sono scene identiche, ma completamente all’opposto per quanto concerne i rapporti tra i protagonisti e per i quali la tensione e l’intreccio virano più a un piano intimo, emotivo e privato: mettendo però il pubblico di fronte a sé stesso.

Momenti di rara bellezza

Prohić allestisce quindi uno spettacolo che ha momenti di grande bellezza: basta una scena d’eccesso alla festa iniziale tra Antigone e la sorella Ismene (interpretata da Rosanna Bubola) a trasmettere che dietro a tutto si cela in realtà la tragica fine dei fratelli Eteocle e Polinice, i quali si sono dati la morte l’un l’altro combattendo per il trono di Tebe.

IL RUOLO CHIAVE DEL CORO L’altro aspetto che caratterizza la buona riuscita di questa operazione è certamente il Coro, guidato con precisione e perizia dalle tre attrici del gruppo – Leonora Surian, Alida Delcaro e Miriam Monica –, che parla all’unisono, quasi sovrapponendosi. Ed è sempre il Coro che ripercorre sinteticamente le varie letture che nel corso dei secoli i diversi autori hanno dato a proposito della figura di Antigone, da Jacques Lacan (essere umano in bilico tra la vita e la morte) a Slavoj Žižek e Sibila Petlevski (individuo che ci mette in guardia contro i pericoli derivanti dalla democrazia stessa), a Judith Buttler (simbolo “queer” della realtà deformata, eroina della parentela in crisi, della sessualità incerta, delle famiglie di fatto), a Philip Weissman (esempio di “psicologia della zitella”).

LA PARTECIPAZIONE DEL PUBBLICO Ma non è tutto, Prohić ha introdotto pure una pedana in stile teatro kabuki, che s’inserisce tra scena e platea: di qua la plebe, la polis, ossia il pubblico, che accondiscende il desiderio dell’autocrate, mentre d’altra parte scorre il rito antico e tragico di Antigone. Entrambi gli attori, rispettivamente la coppia Elvia e Bruno Nacinovich nella parte duplice di Creonte, assieme ad Elena Brumini in quella di Antigone, con passione struggente di sguardi e gesti, invitano il pubblico a stare dalla loro parte.

Bravi gli attori

Nonostante il titolo dello spettacolo, non c’è un determinato ruolo portante da evidenziare come protagonista. Oltre ad Antigone lo potrebbe essere perfettamente Creonte o addirittura il Coro. E ciò perché la rappresentazione è costruita in modo che ogni parte possieda il giusto spessore psicologico e spazio scenico. Seguendo questo schema troviamo uno splendido Creonte (Elvia e Bruno Nacinovich), tra il politico imbonitore suadente e rigoroso, vestito con un abito da frac bianco che ammalia il pubblico.

PASSIONALE E FIERA L’Antigone della Brumini è una donna passionale, commovente e fiera, mossa da istinto e sentimento. Giuseppe Nicodemo è Emone, il ragazzo innamorato della sua donna, Antigone, che non teme di perdere la virilità mostrando i suoi sentimenti.

ELEMENTI DI ILARITÀ La sorella Ismene, impersonata da Rosanna Bubola, mite e rassegnata completamente all’apposto della forte e combattiva sorella, Antigone, si dirà pronta a morire con lei; ma sarà troppo tardi, ed anzi Antigone rifiuterà con violenza il suo sacrificio.
E poi il già citato Coro, con le ottime Leonora Surian, Alida Delcaro (anche nella parte dell’indovina Tiresia) e Miriam Monica. Regalano alcuni dei momenti migliori dello spettacolo. E infine, Lucio Slama, nel ruolo del Messaggero, che con straordinaria drammaticità (e ilarità) racconta il massacro finale.

Il cast tecnico

Splendidi i costumi di Manuela Paladin Šabanović, in gradazioni del grigio con tocchi rossi, fino all’abito nuziale in nero con cui Antigone “si avvia nel suo ultimo cammino”. Altrettanto splendide le musiche di Vlaho Prohaska, eseguite con piano e accompagnamento vocale che commentano alla perfezione la tragicità della storia.
Non da meno è l’intero lavoro coreografico e mimico che Branko Žak Valenta ha svolto sugli attori. Il ballo iniziale della festa con i piccoli e suadenti movimenti degli attori sono stati realizzati alla perfezione. Anche le luci di Deni Šesnić colpiscono l’obiettivo creando atmosfere struggenti.

Gianfranco Miksa

Antigone, la donna e il mito
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