OLYMPUS DIGITAL CAMERAUna serata musicale senza precedenti, organizzata dalla locale Comunita’ degli Italiani, con il patrocinio dell’Universita’ Popolare di Trieste, ha aperto ufficialmente gli eventi in programma quest’anno per la “Giornata della Citta’ 2013″. Sul palcoscenico del “Vladimir Nazor” l’altra sera la Compagnia Teatrale dell’Armonia di Trieste ha presentato “Trieste, Cecchelin e dintorni”, la Trieste degli anni ’30 raccontata dalle macchiette del celebre artista triestino.
Un recital di e con Alessio Colautti con il “Trio Danubio” formato dai maestri Fabio Alberti al violino e pianoforte, Lorenzo Delak alla batteria e Luciano Delak al contrabasso e chitarra. Un connubio perfetto ha raccolto il meglio del meglio della produzione ceccheliniana per creare la scaletta di questo concentrato di triestinità, analizzata dalla lente tagliente e ironica del grande comico triestino. Un grande “leader” delle canzoni, delle scenette e delle freddure di Angelo Cecchelin che ormai hanno fatto storia, che sono diventate modi comuni di dire nel dialetto triestino. Ricordiamo sempre i quattro pilastri della nostra vita: “vestirse e spoiarse, impinirse e svodarse!”
Eclettico e unico Alessio Colautti nel suo genere musical – spettacolo, che ha presentato le forme musicali triestine che sono state sempre piene di contaminazioni e fusioni tra le piu’ diverse. Un esempio su tutti e’ il “canto alla renaiola”, un canto autoctono del rione di “Rena Vecia” quasi aritmico e non corale, ma da assolo, ricco di mielismi e barocchismi, che trae origine dall’antica forma di canto liturgico Aquileiese. Un canto accompagnato solitamente solo dalla chitarra, che nella forma ricorda molto il canto “alla napoletana”, malinconico ed evocativo. Il grande patrimonio della Canzone Triestina, così ampio e così ancora vivo nelle canzoni che tutti almeno una volta abbiamo sentito cantare o noi stessi cantiamo.
Grande l’omaggio l’altra sera portato con sentimento da Alessio Colautti ad Angelo Cecchelin ed alla triestinita’. Nato nel 1894, negli anni ’20 fondò la compagnia teatrale ”La ganga de le mancie”, successivamente ribattezzata ”La Triestinissima”. Le sue opere, sempre divertenti e genuine, hanno descritto con grande acume sociologico le peculiarità culturali e sociali della sua amatissima Trieste. La sua satira, intelligente e coraggiosa, gli costò diverse volte l’incarcerazione durante il ventennio fascista. Anche nell’immediato dopoguerra, le vicissitudini politiche e post-belliche che hanno interessato Trieste, lo portarono lontano dalla sua amata città. Dopo una tournée in Italia con la rivista ”Trieste mia!”, morì a Torino nel 1964.
Alessio Colautti con la sua recitazione e canto insieme al “Trio Danubio” hanno rianimato alcune delle sue piu’ celebri opere, alternate da alcune battute e gag che hanno saputo coinvolgere il pubblico lussignano. La serata iniziata con l’interpretazione della canzone “Vivere” di Bixio – Cherubini si e’ conclusa sulle struggenti note de “Una fresca bavisela” di Publio Carniel e Raimondo Cornet, anche per ricordare il lato malinconico e passionale di Angelo Cecchelin. Il pubblico del Vladimir Nazor, appariva molto soddisfatto ed alla fine li ha premiati con un fragoroso e meritato applauso. Presente in sala la vicesindaco Ana Kučić.

Mariano L.Cherubini

Alessio Colautti e il suo Trio Danubio fanno applaudire Lussinpiccolo
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