LussinpiccoloUn omaggio al “Signore delle scene”, come titolava la mostra dedicata a Giuseppe Kaschmann e allestita a Trieste, a Palazzo Gopcevich, sede del Civico Museo Teatrale Carlo Schmidl, nel novembre scorso, nonché il libro biografico di Giusy Criscione, edito nel 2012 dalla Comunità di Lussinpiccolo e dall’Associazione delle Comunità Istriane. Esposizione e volume vengono ora proposti nella città natale del celebre baritono, nell’ambito dell’ottava edizione delle Giornate di Kaschmann, in programma a Lussinpiccolo dal 14 al 16 luglio. Tanti i contenuti della manifestazione promossa dall’Università popolare aperta di Lussinpiccolo e dall’Associazione Kirhes di Zagabria, e che per questa edizione si avvvale del sostegno dell’Unione Italiana, dell’Università Popolare di Trieste, della locale Comunità degli Italiani, della Biblioteca civica e Sala di lettura, della Comunità degli esuli lussignani che opera nel capoluogo giuliano.

Il programma: quattro intense serate

Si parte domenica sera (ore 21.30), con una cerimonia che si svolgerà al Teatro estivo “Vladimir Nazor”. Nel corso dell’evento verrà presentato il libro “Giuseppe Kaschman. Signore delle scene”, nel quale hanno trovato collocazione e ordine molti materiali documentari, e il relativo DVD, dell’autrice Giusy Criscione e inaugurata la mostra sulla vita e l’opera di Giuseppe Kaschmann, curata da Rita Cramer Giovannini (sarà visitabile fino alla fine di agosto). Si esibirà il baritono Saša Matovina.

Il giorno dopo, lunedì 15 luglio alle ore 19, davanti alla cappella di Sant’Antonio, verrà deposta una corona di fiori davanti al busto memoriale del cantante lirico. Alle 21.30 invece, presso il Teatro estivo, si terrà l’opera comica di Joseph Haydn “Il farmacista” e martedì 16 luglio, alle 21.30, sempre al Teatro estivo, il programma delle Giornate di Giuseppe Kaschmann si concluderà con il concerto finale di arie di opere e operette.

Affascinante vicenda
umana e professionale

Una vicenda umana e professionale singolare e affascinante, quella di Giuseppe Kaschmann, così tipica degli uomini e artisti di queste terre. Nato nel 1850 a Lussinpiccolo; sua madre, Eugenia Ivancich, era la figlia benestante di capitani e armatori, e particolarmente da lei assorbì i forti sentimenti di italianità, che più tardi gli sarebbero costati il divieto, da parte delle autorità di Vienna, di esibirsi nei territori dell’Impero austro-ungarico. Nel suo apprendistato musicale fu aiutato dal fratello maggiore, Venanzio, un medico appassionato di canto, grazie al quale potè studiare a Udine, mentre la madre non avrebbe visto di buon occhio la prospettiva di avere un figlio “teatrante”, per quella diffusa opinione del tempo che immaginava gli artisti come uomini privi di moralità. Kaschmann esordì al Teatro dell’Opera di Zagabria nel 1870, accolto con favore dai giornali zagabresi, già intenti a quell’epoca a rivendicarne la nascita in terra croata (e, infatti, dai Croati viene citato, ancora oggi, come Kašman). Ma il vero debutto lo ebbe al Teatro regio di Torino nel 1875 ne “La favorita” di Donizetti – stile classico ed espressione moderna: fu il giudizio unanime dei critici, che ne rimarcarono “una gamma vastissima di mezze tinte, oltre che di estensione, robustezza, resistenza” –, e da lì a Venezia, Trieste, Roma e alla Scala di Milano i passi furono brevi. Nel 1878 venne richiamato dalle autorità militari austriache per prestare servizio nella mobilitazione di truppe in Bosnia-Erzegovina, ma non fece rientro a causa di una indisposizione non riconosciuta dal Comando del suo reggimento che gli costò l’accusa di diserzione (decaduta appena nel 1909 quando venne promulgata un amnistia generale).
Stabilitosi a Milano, ottenne la cittadinanza italiana. Dal 1880, ormai acclamato baritono, intraprese la sua carriera all’estero, che Giusy Criscione nel suo libro ricostruisce puntualmente, corredandola con documenti, materiale iconografico e cronachistico. Nel 1883 è alla Metropolitan Opera House di New York nella “Lucia di Lammermoor”; l’anno seguente trionfa al San Carlo di Napoli; nel 1887 parte la prima tournée in Sud America. L’apoteosi è a Bayreuth nel 1892 e 1894, interprete di Wagner nel tempio della sua musica.

Padronanza di scene e di lingue

Dalla Germania a San Pietroburgo, a Mosca, alla Spagna e al Portogallo,all’Egitto, tra fine Ottocento e primi Novecento il baritono si cimentò in un genere musicale piuttosto trascurato a quel tempo, quello dell´oratorio, il che gli permise di riscoprire autori di grande statura come Claudio Monteverdi e Domenico Cimarosa. A facilitarlo fu anche la padronanza di ben sette lingue, che tra l’altro permise a Kaschmann di cantare in tedesco. Rientrato presumibilmente per l’ultima volta a Lussino nel 1924, Kaschmann si stabilì a Roma. La sua salute iniziò a declinare nel 1922, e la morte sopravvenne nel febbraio del 1925.

Una storia collaterale è quella del busto che i lussignani gli vollero dedicare nel 1927 a Lussinpiccolo, scomparso con l’avvento del comunismo jugoslavo e rinvenuto negli anni Sessanta, quindi restaurato e fuso in bronzo da uno scultore croato e dedicato a Josip Kašman, completato da una stella rossa sulla fronte. Successivamente la stella rossa è scomparsa, e il busto è posizionato nel piccolo giardino antistante la Chiesa di Sant’Antonio, sulla Riva di Lussinpiccolo.

Nella mostra il mito di Giuseppe Kaschmann rivive attraverso i costumi di scena, una lunga serie di fotografie, documenti, ritratti di famiglia e riconoscimenti ricevuti dal cantante durante la lunga carriera, i cimeli donati nel corso degli anni da Giovanna Stuparich Kaschmann Criscione. La sua voce risuona nelle cinque registrazioni effettuate all’inizio del ’900 con arie tratte dalle opere “Ernani”, “Don Carlo” e “Otello” di Giuseppe Verdi, dai “Medici” di Ruggero Leoncavallo e dall’”Amleto” di Ambroise Thomas. In questo modo il pubblico più vasto potrà conoscere, le origini, il contesto familiare e sociale, e il brillante percorso musicale del baritono lussignano.

A Lussinpiccolo le VIII Giornate di Kaschmann
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