«La mole di lavoro della Comunità Nazionale Italiana è vastissima»

Il 2012 sarà un anno di sospiri per l’Europa che dovrà trovare le vie d’uscita da una crisi che non risparmia nessuno. Anche se la Croazia non ha ancora detto “sì” all’Unione europea, l’eco della situazione generale e italiana in particolare, arriva a toccare quel tessuto sensibile che è la Comunità Nazionale Italiana, in Istria, a Fiume e in Dalmazia. La ragione è palese: le tre Leggi che regolano i contributi del Governo italiano all’UI per il tramite dell’UPT non sono servite anche a scongiurare i ritocchi ai finanziamenti. Vale a dire che rispetto a due anni or sono la riduzione è del 50 per cento circa, ridimensionando di fatto la mole di attività svolta in favore delle istituzioni della minoranza.

“Inutile ribadire la nostra preoccupazione – afferma il presidente dell’Università Popolare di Trieste, Silvio Delbello –, che è scontata. In questo momento ciò che più preme al nostro ente è ridefinire il suo ruolo che rimane fondamentale nell’ambito della collaborazione. Il governo italiano segue da vicino il nostro lavoro, ma è importante ricordare il nostro impegno ed i risultati, chiari e forti che nel corso degli anni, siamo riusciti ad ottenere”.

Nel 2014 si ricorderanno 50 anni di collaborazione UI-UPT, che cosa si conserva dell’idea originale?

“L’intuizione di allora, evolutasi nel tempo, non ha mai perso la spinta propulsiva. Oggi come allora, l’Università Popolare di Trieste rimane il braccio operativo dell’Italia, che si rapporta con la minoranza cercando di cogliere quelle che sono le necessità e monitorando i risultati ottenuti nei vari campi”

Possiamo fare un bilancio di quanto è stato realizzato nel 2011?

“Lo stanziamento è stato di 6 milioni di euro per tutta l’attività della minoranza, in contemplazione delle leggi Nazionali 296/2006, 260/1982 e Regionale 41/79, in parte legato alla normale rendicontazione, in parte derivante dalla convenzione sottoscritta previa presentazione dei progetti. Intendo dire che, accanto all’attività tradizionale di Comunità, scuole ed enti di particolare interesse, sono stati anche realizzati alcuni singoli progetti mirati come il restauro di Castel Bembo a Valle, la realizzazione di due sedi ex novo per le CI di Visignano e Torre, ma anche la ristrutturazione delle sedi di Orsera e Visinada. Grazie all’intervento del governo italiano ora operano in sedi degne l’asilo di Lussinpiccolo, una realtà recente, si sta procedendo al completamento dei lavori del Liceo di Fiume, dell’asilo di Zara e di quello di Cittanova. Nel filone della tradizione ormai radicata che permette alla minoranza di continuare ad esistere, ma soprattutto di evolvere va evidenziata l’editoria con la stampa dei volumi del CRS. Per non dire dell’attività preziosa di Edit, Dramma Italiano, delle scuole, dei seminari per gli insegnanti, il sostegno stesso delle Comunità degli Italiani e momenti di grande valore culturale come il Premio Istria Nobilissima o la stagione di concerti o ancora la collaborazione con i teatri dell’FVG. La mole di lavoro della CNI è vastissima e la nostra opera costante”.

La crisi però vi sta mettendo alla prova, ci saranno settori che ne soffriranno…

“Tutti e nessuno, nel senso che in accordo con l’Unione Italiana stiamo operando dei tagli laddove sarà possibile recuperare nel futuro mentre rimaniamo fermi sulle attività principali. Diciamo comunque che nel 2012 vigileremo il settore dell’edilizia scolastica, anche perché le scuole italiane in Istria e a Fiume rappresentano la promessa e la sfida con il futuro, la condizione primaria della continuazione dell’esistenza degli italiani in queste terre, quindi non ci si possono permettere cedimenti. Quest’anno andremo ad ultimare gli asili di S. Lorenzo e Varvari nei pressi di Parenzo e si interverrà in quelle sedi delle Comunità che presentano delle emergenze”.

Sono 52 le Comunità degli Italiani che negli ultimi decenni sono state strutturate per un’attività costante e completa. Quanto realizzato vi permetterà di vivere di rendita per un po’ di tempo?

“Questo è vero, senza allentare l’attenzione perché il livello raggiunto va senz’altro mantenuto ed evoluto secondo quelle che saranno le necessità. Altri capitoli di spesa saranno ricalibrati, i viaggi culturali nelle Regioni italiane dureranno qualche giorno in meno. Diciamo che i tagli saranno ragionati per ridurre i danni al minimo”.

Ma anche nel suo ruolo a Trieste l’UPT andrà incontro ad un ridimensionamento dell’attività?

“Sarà inevitabile anche se cercheremo di mantenere il massimo attraverso una riorganizzazione dell’attività stessa. Accanto al nostro primario impegno dei corsi di lingua e cultura varia che rappresentano una tradizione radicata e riconosciuta a livello locale, cercheremo di avviare un programma di promozione che faccia conoscere il nostro ruolo. Terremo corsi e conferenze presso la nostra sede onde sensibilizzare i media locali, ma anche con una maggiore incisività del nostro sito che oggi può contare su una web radio con notizie non stop in collaborazione con Radioattività ed altre emittenti. Intendiamo allestire una mostra sull’edilizia scolastica e delle CI svolta in Istria, Fiume e Dalmazia, sulle attrezzature fornite, l’opera degli insegnanti provenienti dall’FVG, e così via, affinché l’opinione pubblica possa conoscere quanto è stato fatto. Avvieremo a Trieste un programma di presentazioni dei volumi del CRS e dell’Edit che spesso rimangono nei circuiti locali e meritano senz’altro maggiore rilevanza”.

Visto il vostro ruolo, non dovrebbe essere proprio l’UPT anche il naturale momento d’incontro tra realtà di esuli e rimasti, per quella ricomposizione di cui anche lei è stato uno dei promotori qualche anno fa con un documento sottoscritto ad Umago?

“Non è una cosa facile, nonostante le riunioni, le volontà, ci sono viscosità che non si riescono a superare. Consola il fatto che i singoli, intendo la gente, spontaneamente o in gruppi organizzati all’interno delle associazioni, collabora, organizza incontri, condivide momenti importanti, forse è questa la strada più giusta”.

All’incontro di settembre a Pola, il Presidente Napolitano, lo aveva stigmatizzato come momento necessario, invitando anche la Nazione ad un diverso atteggiamento, cosa blocca un’evoluzione più veloce in questo senso?

“Il mio maestro di letteratura, Guido Miglia, polese verace, lo definiva una questione di ignoranza, nel senso puro della parola, cioè che spesso si ignora cosa ci sia dietro la facciata e si procede basandosi su luoghi comuni e, nel peggiore dei casi, con estrema superficialità. Anche nel rapporto con chi segue la nostra attività non possiamo mai dare nulla per scontato. In tanti anni ci si è accorti che la nostra è una storia infinita che non possiamo mai stancarci di raccontare, di far capire, di spiegare, sciogliere. E forse è proprio questo che ci permette di andare avanti, il fatto di non demordere, di non accontentarci mai di ciò che abbiamo fatto. Oggi all’UPT, lavorano 12 persone. In una recente riunione al vertice, l’ambasciatore Mario Bova, ha dichiarato di ritenere la collaborazione, cito le sue parole, molto migliorata e che si tratti di un fenomeno di crescita interessantissimo che consente di dare impulso agli interventi per la salvaguardia della nostra minoranza. Dando così atto al nostro operare che anche in un momento di crisi ci vedrà attenti a gestire al meglio le risorse a disposizione. Poi il resto, si vedrà”.

Rosanna Turcinovich Giuricin

A colloquio con Silvio Delbello, Presidente dell'Università Popolare di Trieste
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