Abbiamo superato la metà dell’attuale legislatura dell’Unione Italiana, caratterizzata dall’elezione diretta dei vertici, ovvero del presidente dell’UI e del presidente della Giunta esecutiva. Stiamo vivendo pure in un periodo caratterizzato da una profonda crisi economica, non soltanto nei Paesi di residenza, Croazia e Slovenia, ma anche nella Nazione madre, l’Italia. Pertanto questo è il momento giusto per fare il punto della situazione con il presidente dell’Unione Italiana e deputato della Comunità nazionale italiana al Parlamento di Zagabria, Furio Radin. La CNI e l’UI sono reduci da un successo di non poco conto: il rifinanziamento dei fondi dell’Italia a favore dell’etnia. Fondi senza i quali la massima organizzazione rappresentativa della minoranza perderebbe chiaramente non soltanto la possibilità di sostenere tutta una serie di attività culturali, scolastiche e di altro genere indispensabili per mantenere la presenza fattiva degli italiani sul territorio, ma anche una parte del suo peso politico nei rapporti con le autorità sia statali, che locali e regionali.
Mentre l’UI ha superato la metà del suo mandato, nel contempo a Zagabria la coalizione di governo di centrosinistra ha appena concluso il primo anno della legislatura. Rileviamo quest’ultimo fatto perché il deputato della CNI al Sabor assieme agli altri parlamentari delle minoranze dà il suo sostegno esterno alla maggioranza di centrosinistra, senza che sia stato firmato alcun accordo di programma con il premier. In precedenza, lo ricordiamo, per otto anni Radin e gli altri deputati minoritari erano stati parte integrante della maggioranza di centrodestra. Fatto questo che aveva permesso di ottenere notevoli risultati sia sul piano dell’aumento dei finanziamenti per le attività culturali delle etnie, sia sul piano dello sviluppo dei diritti minoritari. Come non ricordare nel caso dell’Istria l’introduzione del bilinguismo sul segmento occidentale dell’autostrada, oppure le modifiche di legge che hanno permesso l’avvento della denominazione bilingue in tutta una serie di città e comuni, fra i più importanti e popolati della penisola. Qualcosa di quegli otto anni è rimasto: se non altro l’attuale coalizione di governo non ha ritenuto opportuno ritoccare al ribasso in maniera marcata il sostegno finanziario alle comunità nazionali, nonostante il periodo di grave crisi e di austerità che il Paese sta attraversando. Ma per il resto la situazione non appare troppo rosea: paradossalmente, a prescindere dalla necessità di fare passi avanti nel campo dei diritti delle minoranze quale condizione essenziale per l’ingresso del Paese nell’Unione europea, si ritorna a parlare di un possibile ridimensionamento delle prerogative dei deputati delle comunità nazionali. Buona parte della scorsa estate è stata caratterizzata da una telenovela di tal fatta. Il Capo dello Stato si è distanziato da iniziative simili, però lo spettro di interpretazioni al ribasso dei diritti minoritari rimane. Rimane qui la constatazione di fondo che togliendo ai parlamentari minoritari il diritto di votare il bilancio e la fiducia al governo equivarrebbe a renderli alla stregua del “ficus” ormai famoso nella politica croata, ovvero una pianta da ornamento al Parlamento senza effettive capacità di incidere politicamente nelle cose che contano. Che in Croazia non siano ancora maturate le condizioni per poter dire che la “questione nazionale” sia stata risolta lo dimostrano anche i dati dell’ultimo censimento della popolazione, che danno in calo tutte le comunità etniche storiche, quelle ufficialmente presenti, organizzate e attive prima dello sfaldamento dell’ex Jugoslavia. Certo, l’Istituto di statistica ha buon gioco nell’affermare che i criteri con i quali è stato organizzato questo rilevamento sono diversi rispetto agli “appuntamenti” decennali precedenti e pertanto i risultati non sono raffrontabili con quelli dei censimenti precedenti. Resta però il fatto che una parte dei diritti minoritari sul territorio, legge costituzionale alla mano, dipende proprio dalla consistenza numerica delle etnie, per cui un calo di quest’ultima può comportare un’erosione del livello di prerogative istituzionali. Nel caso della CNI il pericolo è minore, perché buona parte della tutela sul territorio d’insediamento storico è regolamentata dagli statuti delle autonomie locali e regionali. Ma comunque, la spada di Damocle dei numeri resta e per giunta dipende da criteri non univoci nel tempo. Un motivo in più, anche per le autorità. per ripensare l’opportunità di una conta, i cui risultati sono o dovrebbero essere imbarazzanti pure per il Paese.
Quanto rilevato conferma, nel caso della Comunità nazionale italiana, l’importanza del ruolo politico sia dell’Unione Italiana che del deputato della CNI al Sabor. Ma sentiamo l’opinione di Furio Radin:
Ormai è trascorsa oltre la metà dell’attuale mandato. Manca un anno e mezzo alle elezioni in seno all’Unione Italiana. Può tracciare un bilancio di questo periodo, anche alla luce del nuovo assetto istituzionale che si è data l’Unione Italiana…
La Comunità nazionale italiana funziona in un modo molto specifico ed ha un’assetto diverso da tutte le altre comunità nazionali minoritarie. La democrazia instaurata più di due decenni addietro con elezioni dirette a suffragio universale, e l’elezione diretta per i presidenti, ci rende particolari, senza paragoni nel mondo delle associazioni, dove si vota ancora per alzata di mano. Inoltre, ci riuniamo in assemblea ogni trimestre e non, come gli altri, ogni anno, per non parlare della Giunta esecutiva che è in seduta permanente. È per questo che, per statuto, ci definiamo organizzazione, in virtù della nostra complessità. In quest’ultimo mandato ci siamo occupati di semplificazione: abbiamo optato per cinque membri di giunta, di fronte agli undici di un tempo, e un vicepresidente dell’Assemblea, invece di tre, e questo è un bene, dato che il nostro funzionamento è migliorato ulteriormente. È un processo che va portato avanti, dato che in tempo di crisi bisogna risparmiare, e la semplificazione è un modo per essere funzionali con meno risorse, o fare più cose con le stesse.

Soppesare ogni kuna

All’Assemblea svoltasi a Pola lei ha sottolineato l’esigenza di essere sobri, di perseguire una politica dell’austerità in linea con il difficile momento economico che stanno vivendo i nostri Paesi di riferimento. Resta sempre di questa opinione…
Non ci vuole molta intelligenza per vedere come va il mondo, e quelli che ci sono pervenuti sinora sono soltanto segnali di tempi indubbiamente difficili. Il modo migliore per imparare a fare bene con meno risorse è indubbiamente quando hai la fortuna di averne ancora, di soldi. Le riforme vanno fatte adesso, è ora che bisogna pesare ogni euro, ogni kuna, per farli valere di più.

Fare cose utili e durature

Un anno fa lei aveva proposto che una quota dei fondi perenti fosse assegnata alle Comunità degli Italiani, affinché li potessero spendere nel modo che ritenevano più opportuno. Questo è avvenuto. La prima tranche dei finanziamenti è già arrivata. Soddisfatto di aver aiutato le Comunità a crescere? Cosa si può fare ancora per venire incontro alle loro esigenze?
Per venire incontro alle loro esigenze è necessario dare loro la seconda e la terza tranche. Molte Comunità hanno impiegato queste risorse con grande lungimiranza, alcune con meno. Il mio consiglio rimane uguale: usare questi soldi per creare basi più solide per quando ce ne potrebbero essere di meno, di fondi. Questo momento critico potrebbe non arrivare mai o già il prossimo anno. Il consiglio che ci è stato dato, e che io semplicemente giro alla nostra Giunta e alle nostre Comunità, è quello di fare più cose utili e durature con i soldi che la Madrepatria è stata tanto lungimirante di concederci anche in questi tempi economicamente precari.

Intensificare gli sforzi creativi

È ipotizzabile una spinta innovativa per quanto concerne i contenuti delle iniziative avviate dall’Unione Italiana?
Abbiamo una Giunta esecutiva molto valida e intelligente, formata da persone competenti, e l’innovazione, per loro, è una costante, più che un progetto per il futuro. In questi giorni abbiamo parlato con loro di innovazione in sede di Comitato di coordinamento, e dunque anche con gli ambasciatori italiani a Zagabria e Lubiana, i consoli generali a Fiume, Capodistria e Spalato, e i rappresentanti dell’Università Popolare di Trieste, e si è deciso di intensificare i nostri sforzi creativi. Dunque, ci attendono delle novità positive, che naturalmente verranno discusse e, spero, approvate dalla nostra Assemblea quando si approverà il programma per il 2013.

Grazie Italia

I fondi della Nazione madre sono stati rifinanziati per un altro triennio. Quale iniziative politiche è possibile avviare per giungere a un finanziamento stabile, per arrivare finalmente alla legge d’interesse permanente dell’Italia nei confronti della Comunità nazionale italiana?
È chiaro che noi continueremo a chiedere all’Italia una legge quadro, che noi chiamiamo permanente, per avere la sicurezza di continuare a funzionare, e dunque ad esistere come entità collettiva. Allo stato attuale delle cose, però è dovere ringraziare l’Italia e il ministero degli Affari Esteri in particolare, per avere deciso di continuare a sostenerci, o se vogliamo, per avere riconosciuto i resti di una popolazione stravolta dalla tragedia della Seconda guerra mondiale.
Il sostegno finanziario della Nazione Madre può essere interpretato anche come un sostegno politico alla Comunità nazionale italiana. Ritiene che questo segno tangibile di appoggio da parte della Nazione madre abbia un impatto forte pure nei rapporti della Comunità nazionale italiana con i Paesi di residenza?
Il sostegno finanziario dell’Italia nei nostri confronti è interpretato indubbiamente dai Paesi di residenza come un sostegno politico. A differenza delle altre minoranze nazionali in Croazia e Slovenia, noi abbiamo più spazio di manovra anche in virtù del fatto che siamo relativamente indipendenti dal punto di vista economico. Se venisse a mancare l’aiuto finanziario italiano sarebbe molto più difficile mantenere il nostro alto livello di emancipazione. All’Italia bisogna rendere merito anche per non avercelo fatto pesare politicamente, il proprio sostegno: è stato un aiuto umano e disinteressato, molto più di amore che di reciprocità. Grazie Italia.

Regna il nulla

I deputati delle minoranze stanno offrendo un sostegno esterno al governo di centrosinistra di Zoran Milanović. I dissapori, ad esempio sull’imposta sugli immobili tra i partner della coalizione possono minare, secondo lei, la stabilità della maggioranza? Se qualche partito della coalizione si defilasse vi sarebbero più spazi di manovra per i parlamentari delle etnie?
È chiaro che, chi è in politica da tanti anni come me, lo è anche perchè ha voglia di farla, la politica. In questi due decenni ne ho passate e viste di tutte, sono stato all’opposizione per otto anni di un governo di destra, per altri otto ho fatto parte di una coalizione, e infine ho appoggiato dall’esterno due governi che non hanno voluto firmare con noi un accordo di programma. È chiaro che, nel momento in cui si aprissero nuove prospettive chiederei consiglio all’Unione Italiana e agirei di conseguenza. Far parte di coalizioni è un modo attivo di fare politica, a me più congeniale.
Soddisfatto dell’approccio avuto finora dal governo croato nei confronti delle esigenze delle comunità nazionali?
Mi piacerebbe rispondere di sì e non avrei niente in contrario a dire di no. In realtà mancano gli elementi per qualsiasi tipo di risposta, dato che i nostri contatti con il governo sono più che sporadici. Dal canto loro sono stati fatti pochi passi nei nostri confronti per poterli giudicare. In realtà, più che qualcosa di positivo o negativa regna il nulla.

Le etnie abbiano voce politica

Quest’estate per l’ennesima volta sono rimbalzate sulla stampa le ben note posizioni del consigliere presidenziale, Siniša Tatalović, relative a un possibile ridimensionamento del ruolo dei deputati delle etnie, ovvero a un cambiamento delle modalità della loro elezione. Il presidente della Repubblica, Ivo Josipović, si è distanziato dal suo consigliere. Basta questo per gridare allo scampato pericolo?
No ! I consiglieri dei presidenti della Repubblica, in linea di massima non agiscono da soli, o almeno in contrasto con il loro superiore, anche se forse la Croazia è un’eccezione. Credo ci sia, in alcuni ambienti in Croazia, una mentalità per la quale starebbero per scadere i termini della rappresentatività diretta delle minoranze in Parlamento, dato che la Croazia, a detta di questi “esperti” o politici che siano, alle minoranze nazionali sta dando tutto e di più. In realtà, senza le proprie voci in parlamento, nella società le minoranze non avrebbero voce politica, e che ne abbiano bisogno lo dimostrano molti fatti di intolleranza, come ad esempio a Vukovar dove non si vogliono dare i legittimi diritti linguistici ai serbi, o i risultati del censimento che dimostrano una flessione significativa del numero delle etnie minoritarie, compresa la nostra. Quando il numero delle minoranze cala, è chiaro che molto ancora non funziona.

Un modello elettorale che ci offre opportunità
La nuova legge elettorale per le autonomie locali, che prevede l’elezione diretta dei vicepresidenti di Regione e dei vicesindaci minoritari, fa discutere parecchio. Va cambiato qualcosa, secondo lei, nella proposta governativa? Si tratta di un passo avanti comunque? Quali le prospettive o magari i potenziali rischi?
I rischi sono quelli di avere dei vicesindaci con competenze ridotte. Nella realtà questo nuovo modello elettorale ci dà delle opportunità, dato che in alcune autonomie locali importanti, oltre al vicesindaco italiano votato da noi, ne avremo un altro della Dieta democratica istriana. Questo, naturalmente non succederà laddove ad essere italiano sarà lo stesso sindaco, dove comunque manterremo il vicesindaco italiano eletto da noi.

È fondamentale la coesione interna

Quali le sfide del 2013? Dovremo essere sempre più intelligenti, creativi e organizzati. I piccoli gruppi che non hanno una coesione interna al passo con i tempi soccombono.
Cosa augura alla Comunità nazionale italiana?
Di continuare ad essere molto più grandi delle proprie dimensioni numeriche. Ringrazio Maurizio Tremul e la sua Giunta, Floriana Bassanese Radin e tutta l’Assemblea, e i gruppi di pensiero all’interno di essa, per il lavoro che hanno fatto, e naturalmente le nostre Comunità degli Italiani e le nostre Istituzioni. Buon Natale e Buon Anno a tutti i connazionali.. E sempre Viva Noi.

Dario Saftich

A Colloquio con il presidente dell'Unione Italiana e deputato della Comunità nazionale italiana al Sabor, Furio Radin
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