Divenuto il 18.esimo presidente dell’Università Popolare di Trieste dal 1899, anno di nascita dell’ente, Fabrizio Somma è oggi a poco meno di metà mandato. È stato nominato a tale incarico il 13 marzo di due anni fa, dopo essere stato già vicepresidente, direttore organizzativo e aver ricoperto diverse altre mansioni all’interno della palazzina di piazza Ponterosso. Non si può dire che, in tutti questi mesi, non abbia fatto parlare di sé e, ciò che gli sta maggiormente a cuore, dell’UPT. È la prima volta che “Panorama” lo intervista.

Dalla sua nomina a oggi sono trascorsi mesi intensi. Quale il bilancio di questo primo periodo del suo quinquennale mandato e dei momenti per lei più significativi? È soddisfatto? In questi primi due anni, in pieno accordo con il Consiglio direttivo e Consiglio di amministrazione, che ringrazio per la grande collaborazione e sostegno che mi hanno sempre confermato, su mandato del Governo italiano e della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia abbiamo effettivamente ampliato l’attività istituzionale e al tempo stesso aumentato quella tradizionale a Trieste e in provincia a favore della cittadinanza. Era il risultato che ci eravamo proposti all’inizio e lo abbiamo raggiunto quasi a metà percorso, con l’obiettivo di far capire il ruolo che un ente morale storico come l’UPT può avere nella promozione dell’identità italiana e anche triestina, grazie al suo impegno a favore sia della cittadinanza sia della componente italiana, che vive in Slovenia, Croazia e in Montenegro. Sono orgoglioso e soddisfatto di quanto abbiamo realizzato, soprattutto perché l’ente ha assunto, in particolare dal secondo anno, una funzione maggiormente propositiva, sia nell’ideazione e realizzazione di tanti eventi culturali e formativi nei territori di riferimento, che nel coinvolgimento della nostra Comunità nazionale in attività e manifestazioni in Italia, sempre in piena collaborazione con l’Unione Italiana, e non solo. Fra le tante iniziative realizzate nel corso dei primi due anni, mi piace in primo luogo ricordare, nel 2014, l’esperienza teatrale di “Magazzino 18” di Jan Bernas e Simone Cristicchi, rappresentata in Istria e a Fiume. La più grande soddisfazione personale e per l’UPT, per la considerazione dimostrata dal Governo italiano, è stata l’aver avuto l’onore di organizzare la prima commemorazione della Strage di Vergarolla, il 13 giugno 2014, in una delle più importanti sedi istituzionali italiane, coordinando la presenza delle massime rappresentanze di esuli e rimasti, per conto della Vicepresidenza della Camera nella persona dell’on. Marina Sereni e degli onorevoli Laura Garavini ed Ettore Rosato. Nel 2015, in occasione della celebrazione dei Centoquindici anni dell’UPT, con una seduta solenne del Consiglio di Amministrazione dell’ente, nella Sala del Consiglio Comunale di Trieste, alla presenza del sottosegretario al Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Benedetto Della Vedova, e della presidente della Regione FVG, Debora Serracchiani, abbiamo tracciato il bilancio dell’attività svolta insieme a tutti gli enti e le istituzioni di esuli e rimasti, con le quali collaboriamo da tanti decenni. Prima fra tutti, ovviamente l’Unione Italiana, con la quale, allora UIIF, operiamo in partenariato da 52 anni. Fra le iniziative istituzionali del 2015 ricordo, in ordine sparso, le tante missioni insieme al direttore generale dell’UPT, Alessandro Rossit, in Dalmazia e in Montenegro, in occasione della visita del presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, accompagnato dal viceministro Della Vedova, con incontri all’Ambasciata d’Italia, all’Ice, alla locale sede di Confindustria e alla Comunità degli Italiani. Nello stesso Paese, è stato per noi importante essere presenti al Forum “Oltre le barriere per l’inclusione sociale”, promosso dalla Regione FVG, nell’ambito dell’Anno europeo per lo sviluppo, al quale hanno partecipato, oltre ai rappresentanti istituzionali, il presidente delle Comunità degli Italiani in Montenegro, Saša Dender, e l’ambasciatore d’Italia in Montenegro, Vincenzo Del Monaco. Fra i momenti di confronto con il corpo diplomatico italiano, citerò le visite all’ambasciatore d’Italia a Zagabria, Adriano Chiodi Cianfarani, il recente incontro con il nuovo ambasciatore d’Italia a Lubiana, Paolo Trichilo, senza dimenticare le recentissime visite al Centro di ricerche storiche e alle Comunità degli Italiani di Rovigno e di Valle del sottosegretario Della Vedova. Ma potrei aggiungere, ancora, la collaborazione con il console generale d’Italia a Fiume, Paolo Palminteri, iniziata per l’organizzazione della IV edizione delle “Giornate della cultura italiana a Fiume e in Istria” e della I edizione delle “Giornate della Comunità nazionale italiana“, nelle sedi delle CI di Valle e di Pola. Oppure gli incontri con il console generale d’Italia a Capodistria, Iva Palmieri, per la XV “Settimana della lingua italiana nel mondo”. Inoltre, costanti e continue sono le relazioni con le associazioni rappresentative degli esuli, anche in incontri ufficiali. Mi riferisco, ad esempio, alle riunioni operative tra UPT, UI e Federazioni degli esuli a margine del meeting di Rimini, o agli incontri con l’Associazione Giuliani del Mondo per definire le linee guida da presentare alla Comunità Europea, nell’ambito del Programma 2014/2020, Asse n. 1, dedicato alla “Memoria europea attiva”, oppure alla presentazione del volume di Viviana Facchinetti, nella Sala Aldo Moro di Palazzo Montecitorio, in presenza delle più alte cariche della Camera, ma anche al più recente incontro avuto nel dicembre 2015 a Trieste, dove in un convegno si è voluto fare il punto sulla situazione attuale di dialogo tra esuli e rimasti, chiamando i rappresentanti delle rispettive massime istituzioni.

Prospettiva comunitaria 

Ci sono delle coordinate entro le quali si è mosso e intende continuare a muoversi? Il ruolo e lo svolgimento dei compiti a favore della componente nazionale italiana in Slovenia e in Croazia dell’Università Popolare di Trieste sono definiti dal Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale e viene svolto come braccio operativo della Regione FVG, in piena sintonia con l’Unione Italiana, nonché delle altre associazioni che operano a favore della tutela della lingua e della cultura italiana. In questo primo biennio, l’UPT ha operato in un contesto socio-economico diverso rispetto al passato, sempre con l’obiettivo della valorizzazione del ruolo della minoranza autoctona italiana, ma con una prospettiva maggiormente comunitaria. Alla luce della difficile congiuntura economica, insieme all’UI, abbiamo cercato di incrementare in misura sensibile l’autofinanziamento complessivo, questo anche ipotizzando la partecipazione ai costi dei progetti da parte dei diretti beneficiari, o altre forme di sostegno. Il mutare dei tempi e degli scenari richiede ancora la tutela dei nostri connazionali, per garantire loro ciò di cui hanno bisogno e di cui hanno legittimamente diritto e per il mantenimento della nostra identità nazionale. Anche attraverso la promozione di iniziative nel settore socio-economico, con l’obiettivo di facilitare ulteriormente le relazioni tra l’Italia e le aree di insediamento storico della CNI. Uno degli aspetti cui tiene molto è ribadire il ruolo istituzionale che ha l’UPT. E qual è, a suo avviso, il ruolo che l’ente  ha avuto in passato e dovrebbe avere in futuro? Rispetto al passato è mutata la dimensione in cui l’ente è chiamato ad agire, con quella capacità di innovazione, dialogo e condivisione che ha caratterizzato la sua tradizione e che continuerà a essere l’elemento portante del lavoro dei prossimi anni. L’UPT, in questi due anni, ha saputo interpretare i tempi, proponendo il suo modello di governance nelle relazioni internazionali, e auspicando che possa diventare, nel prossimo futuro, sempre più un punto di incontro e di riferimento autorevole, uno stimolo alla crescita civile ed economica, al di qua e al di là di quel nostro golfo europeo che si chiama Adriatico.

Reciproca correttezza

Quali gli attuali rapporti tra UPt e UI? Tra i valori che hanno accompagnato la storia dell’ente, fin dalla sua costituzione, spicca quello della condivisione di idee, programmi, ambizioni, risorse, eventi. Un concetto che assume un merito straordinario quando si associa al tema della tutela dell’identità italiana e della salvaguardia dei suoi valori, sempre nel rispetto delle diverse componenti. Una premessa che ha origine lontana, nel “Piano permanente di collaborazione tra l’Università Popolare di Trieste e l’Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume”, del 1964. Un accordo “storico”, che si fondava su un presupposto semplice e rigoroso: nessuna reciproca interferenza ideologica e negli affari interni dei due Istituti, limitazione della collaborazione ai soli campi della cultura e della conservazione dell’identità nazionale degli italiani. Sono questi i principi che, ancora oggi, con le dovute attualizzazioni intercorse negli anni, animano le relazioni fra l’UPT e l’UI, assicurando quella fiduciosa limpidezza e quella vitalità che sono le migliori garanzie per ogni sviluppo futuro, che ci auguriamo possa essere sempre più ricco, sempre più moderno e aggiornato. Al riguardo, desidero ricordare che anche l’amico, presidente dell’UI, Furio Radin, nell’autunno del 2014, in occasione della Bancarella dell’editoria dell’Adriatico orientale, salone organizzato da UPT e dal Centro di Documentazione Multimediale di Trieste, ribadiva con energia gli stessi valori, condividendo l’indispensabile e reciproca presenza di entrambe le realtà. Ossia che l’Università Popolare di Trieste non potrebbe mantenere il suo ruolo senza l’Ul e quest’ultima non potrebbe svolgere i suoi compiti senza l’UPT. Proprio durante l’ultima Assemblea dell’UI ho voluto sottolineare che i due enti rimarranno tali, come uguale resterà il loro rapporto perché storicamente consolidato, anche quando non ci saranno più gli attuali presidenti. Questo per rappresentare che, oltre ai rapporti interpersonali costruiti negli anni e frutto di grande amicizia tra tutti noi, rimane per me in primis l’obbligo morale e istituzionale di tutelare la dignità e il ruolo svolto per conto del Governo italiano e della Regione FVG dall’UPT, ente morale riconosciuto con medaglia d’oro dell’arte e della cultura dal Presidente della Repubblica Italiana. Questo, ovviamente e parallelamente, nel rispetto della funzione importantissima dell’Unione Italiana, delle rispettive competenze, evitando sovrapposizioni e garantendo sempre la stessa visibilità istituzionale, e di logo, ai due enti. Io ritengo la cosa “non banale”, forse per aver iniziato a 15 anni a lavorare nella comunicazione, senza Internet, dove una fotografia, un logo, un titolo o un “occhiello” e un neretto avevano significato. Lo hanno ancora oggi, più di quel che sembra. Dalle tappe in Montenegro a quelle a Banja Luka, dall’incontro alla Camera dei Deputati al dialogo tra esuli e rimasti: assistiamo all’apertura di nuovi spazi d’azione per l’UPT. È una scelta sua, come presidente dell’ente, oppure sta seguendo precise indicazioni da Roma, dal FVG e con quali obiettivi? Il valore della condivisione, già sottolineato come premessa alle relazioni con l’UI, assume la forma del dialogo quando si associa al tema degli esuli istriani, fiumani e dalmati e delle persone rimaste in Slovenia, Croazia e negli altri Paesi della ex Jugoslavia, come in Montenegro e in Bosnia- Erzegovina. Da questa riflessione sono nate una serie di azioni e anche l’evento “Dialoghi tra esuli e rimasti”, che l’UPT ha ideato e organizzato, condividendone gli obiettivi con il MAE e la Regione FVG, nel rispetto delle leggi 73 2001 e 79 del 1978. L’obiettivo è attivare relazioni virtuose, attraverso un dialogo costante tra una comunità che ci piace pensare unica, quella migrata in Italia e anche all’estero o ancora residente in quei territori, con la finalità istituzionale che ci è stata conferita di mantenere viva l’identità culturale e la lingua italiana nei territori di riferimento. Dialogo sempre più necessario, in considerazione all’evolversi del contesto europeo, favorito e sostenuto dal MAE, dalla Regione Autonoma FVG e condiviso degli enti che, insieme con l’UPT, operano per la tutela di questa unicità. Come vengono scelte le iniziative a favore della minoranza italiana? Vengono concordate insieme con l’UI, oppure? A tale proposito, come valuta la collaborazione con il partner storico? Le iniziative a favore della minoranza italiana autoctona sono scelte, in linea generale, tenendo conto delle esigenze di continuità operativa e finanziaria per lo svolgimento dell’attività ordinaria, che coinvolge in primis la gestione delle scuole, delle altre organizzazioni quali il Centro di ricerche storiche di Rovigno, il Dramma Italiano, il Centro Carlo Combi, l’EDIT e Telecapodistria e delle Comunità stesse. Per quanto riguarda gli eventi e le iniziative che annualmente vengono organizzati per la promozione della cultura italiana, c’è, e sempre ci sarà, un confronto sincero, preventivo, basato sulla reciproca correttezza tra UPT e UI, che fino ad ora non è mai venuto a mancare. Al riguardo, lo scorso 18 gennaio, ci siamo incontrati con Furio Radin e Maurizio Tremul, assieme ad Alessandro Rossit e Marianna Jelicich Buić, per predisporre una prima stesura condivisa del Piano finanziario 2016, che sarà oggetto di ulteriori accorgimenti e miglioramenti, pure questi condivisi. La realtà delle Comunità degli Italiani, delle scuole, del CRS di Rovigno e di altre istituzioni della CNI le era nota anche prima, ma ora ha avuto l’occasione di approfondire maggiormente le conoscenze. Quali impressioni ne ha ricavato? Ci sono degli ambiti che meriterebbero maggiore attenzione? Premetto che mi ritengo favorito rispetto ai precedenti presidenti dell’UPT, e anche a quelli futuri, probabilmente perché sono l’unico che prima di arrivare al vertice dell’ente ha potuto approfondire conoscenze e relazioni con la Comunità italiana dal 1986 a oggi, ben trent’anni! Prima collaborando da esterno con il CRS, poi come responsabile di settore dell’UPT, fino a ottenere la oltre decennale carica di direttore organizzativo dell’ente per il settore “viaggi culturali in Italia, università e ricerca, editoria”. Infine, quale vicepresidente e ora presidente dell’UPT. Un percorso, quindi, che mi consente una visione completa e reale anche delle dinamiche dei cambiamenti vissuti negli anni da queste realtà. Rispetto al passato, causa il ridimensionamento delle disponibilità finanziare e della nuova necessità espressa dalle Comunità di organizzarsi autonomamente, con attività peculiari per ogni singola sede e finalizzate anche all’autofinanziamento in loco, vi è stata una naturale mutazione degli obiettivi e anche del rapporto tra l’UPT e le stesse CI. Mi piacerebbe poter dedicare ancora maggiore attenzione ai giovani, facendo rivivere e animare con il loro entusiasmo, la loro presenza attiva e riconosciuta, le sedi comunitarie, offrendo nuovi stimoli, attraverso progetti attuali, che coinvolgano anche le scuole. Il discorso vale anche per tutti i quadri, altamente specializzati, di giovani e ormai adulti che nel corso di questo ultimo trentennio si sono formati anche in Italia con i mezzi del Governo italiano per nostro tramite e che attualmente non appaiono inseriti e valorizzati nel contesto politico istituzionale della CNI in Istria, Fiume, Dalmazia e Slavonia.

Un arricchimento

Si diceva delle missioni in Montenegro, nella Republika Srpska, ma anche di grandi eventi: c’è un po’ il timore che queste iniziative in qualche modo vengano a gravare sulle risorse per la CNI in Croazia e Slovenia… Esiste una Legge regionale la cui operatività è demandata all’UPT, che è riferita espressamente ai Paesi della ex Jugoslavia. Rientra nei nostri compiti dare, nelle giuste misure e in rapporto alla presenza italiana sui singoli territori, significato di attenzione culturale e istituzionale, senza nulla togliere alle diverse realtà, ma anzi facendo condividere e partecipare le comunità tra di loro: riporto a esempio il rapporto di collaborazione e ospitalità realizzatosi nel 2015 tra la Comunità di Umago e quella degli Italiani in Montenegro, con sede a Cattaro, di cui ci riteniamo sostenitori convinti. Senza retorica, mi sembra un “guadagno” più che un aggravio. È un pensiero condiviso con l’UI e i suoi presidenti. Il Governo italiano ha deciso di rifinanziare le leggi 72 e 73 del 2001, a favore di esuli e rimasti. Quale significato attribuisce a questo risultato? Grande soddisfazione e serenità operativa, ovviamente, per l’approvazione dei fondi stanziati nella Legge Stabilità: 5 milioni e 800.000 euro all’anno per il finanziamento di due leggi, quella a favore delle tradizioni storiche, culturali e linguistiche delle comunità giuliano dalmate (la 72 del 16 marzo 2001) e quella a sostegno delle minoranze italiane in Slovenia e Croazia (la 73 del 28 marzo 2001). Questo finanziamento riferito alla Legge 73/2001, ottenuto dall’UPT grazie al grande lavoro fatto insieme ai parlamentari Ettore Rosato, Laura Garavini, Simona Flavia Malpezzi e Tamara Blasina, garantisce attività e sostegno fino al 2018, in Slovenia e in Croazia, sia alle 52 Comunità degli Italiani che, e soprattutto, al sistema scolastico in lingua italiana su tutta la verticale fino ai corsi di laurea in lingua italiana agli atenei di Fiume e Pola. Il merito viene rivendicato quasi giornalmente da vari amici e devo dire che effettivamente si è formata naturalmente una squadra motivata, capace di integrarsi poi a livello politico con l’apporto dei nostri parlamentari. Ovviamente, a questo risultato si è giunti grazie alla riconosciuta e stretta azione e collaborazione tra UPT, UI, Federazione degli Esuli e nione degli Istriani, nessuno “primo” rispetto agli altri. Voglio evidenziare e ricordare il costante, negli ultimi tempi prima della firma quasi giornaliero, contatto con Furio Radin, Ettore Rosato e Laura Garavini, e le loro rispettive segreterie, nonché gli incontri avuti nei mesi scorsi e nelle ultime settimane a Roma e a Trieste, precedenti la firma del finanziamento. Aver potuto “seguire”, poi, la votazione praticamente in diretta telefonica, è stato per me un grande onore e gratificazione per il rapporto interpersonale, oltre che una testimonianza del significato dell’ente che presiedo. Questo risultato è il frutto della credibilità dell’UPT, per quanto riguarda la qualità dei nostri progetti, il successo delle iniziative, la trasparenza nella gestione dei fondi, le ricadute dal punto di vista socio-economico che auspichiamo e per le quali ci attiviamo da due anni. Anche per questo consideriamo la conferma del finanziamento a favore della minoranza italiana in Slovenia e Croazia, a valere sulla Legge 73/2001, pari a 3 milioni e 500.000 euro all’anno per i fondi gestiti dall’UPT, un successo frutto di un lavoro di squadra, da noi ben coordinato, condiviso e riconosciuto a livello governativo.

Stagione impegnativa 

Da Roma a Perasto, tante le iniziative promosse, i grandi eventi. Per noi il 2015 è stato un anno molto importante, soprattutto per il livello degli eventi organizzati. Mi richiamo all’anniversario dei nostri 115 anni, quando nel nostro piccolo abbiamo intitolato la nostra sala grande, quella delle conferenze, al professor Luciano Rossit, personaggio illustre per l’ente, ma sono sicuro anche per tutta la CNI in Slovenia e Croazia. In secondo luogo, per noi è stato un atto che ci ha dato tanto orgoglio e soddisfazioni l’essere stati coinvolti direttamente e contestualmente, da parte dell’onorevole Furio Radin e del presidente Maurizio Tremul, nell’organizzazione e nella logistica delle “Giornate della CNI”, che hanno avuto il clou nel concerto di Renzo Arbore e dell’Orchestra italiana nell’Arena di Pola il 5 settembre scorso. In realtà, il fatto di aver iniziato questo percorso con l’intento di rendere questo un appuntamento fisso, calendarizzato nella vita della CNI e di esserne attori e organizzatori insieme con l’UI da subito, ecco questo per noi è un fatto altamente significativo. Un secondo momento da rilevare è l’essere stati chiamati, dall’Ambasciata italiana e dall’Istituto Italiano di Cultura, a partecipare all’organizzazione della mostra di una parte delle opere della Collezione Farnesina a Zagabria. Di grande rilievo per noi sono state anche le mostre di cartografia, che in tutti questi anni, attraverso la fondazione Stelio e Titti Davia, abbiamo portato da Perasto, come diceva lei, a Fiume e anche in Istria, a Zagabria e in altre località, partendo dal lontano 2012. Hanno anche rappresentato l’Italia a Maribor, Capitale europea della Cultura, assieme ad altre tre iniziative, non ultima quella su Missioni con l’UI. Mi preme evidenziare che queste iniziative sono il frutto di una stretta e solidale collaborazione con l’UI, secondo i criteri e gli indirizzi che vengono dati direttamente dal MAE, e quindi assumono anche un significato maggiore, considerato che vengono fatte in maniera collegiale e partecipata. E collegiale è stata pure l’organizzazione e la partecipazione alle due Giornate della lingua e della cultura italiana nel mondo, lo scorso anno, e dico due perché siamo risuciti a organizzarle in maniera parallela, entrando anche in una razionalizzazione di spesa, voluta e sostenuta dal console generale d’Italia a Fiume, Paolo Palminteri, e dal console generale d’Italia a Capodistria, Iva Palmieri, sfruttando il tema ufficiale di questa settimana, “Italiano della musica, musica dell’italiano”. In questo ambito, abbiamo portato ad Abbazia, Umago e Capodistria, il concerto“Canto Libero”, dedicato a Lucio Battisti e Mogol. Successivamente, abbiamo portato in una CI dell’Istria croata e in una CI dell’Istria slovena l’autore e paroliere per eccellenza, Giulio Rapetti Mogol, il più grande e importante autore italiano di testi di canzoni. È stata, questa, una collaborazione anche mirata, con l’intento di favorire la formazione di giovani musicisti e autori in un centro europeo cui fanno riferimento 21 regioni italiane e più di cento conservatori europei. Sarà un’iniziativa calibrata sui giovani interpreti della CNI, la cui attuazione verrà definita prossimamente. Ma ci sono poi ancora da rilevare gli investimenti fatti in mostre di altissimo livello, quali le “Vele” di Jannis Kounellis e il “Mediterraneo” di Michelangelo Pistoletto. A Fiume, all’opera di Pistoletto si sono aggiunti lavori multimediali e videoinstallazioni degli artisti napoletani Luigi Moio e Luca Sivelli. Non vorrei e non posso dimenticare il concerto del 2 giugno a Zagabria, con l’Orchestra mitteleuropea, che ha eseguito le migliori colonne sonore del cinema italiano, rielaborate poi nel mese di agosto per uno specifico programma andato in scena all’Auditorium di Portorose, messo a disposizione delle CI, muovendo da quello che è il leit motiv di queste nostre terre nel 2015, ossia la commemorazione dello scoppio della Grande guerra. Modificando leggermente il titolo, sempre sotto l’attenta regia di Gabriele Guidi e la partecipazione, da testimone, di Antonia Liskova, in collaborazione con il console generale Palmieri di Capodistria, abbiamo rielaborato un concerto che rispettasse l’evento. Questi sono, grosso modo, i grandi eventi ai quali siamo più legati, ma ce ne sono ancora tanti altri, non meno importanti, realizzati presso e per la CNI di Slovenia, Croazia e Montenegro. Non da ultima, aperta in via Torre Bianca, la sala espositiva “Carlo Sbisà”, con una funzione ben specifica, anche e a tutti gli effetti a disposizione e di proprietà generale della CNI. In questa sede finora abbiamo allestito le opere di artisti, personaggi illustri della CNI, come Mario Cocchietto, Claudio Ugussi, Mauro Stipanov, Fulvia Grbac, Miranda Legović, Virgilio Giuricin, l’antologica di Grisignana. Per noi è stato un grosso sforzo e un impegno in cui abbiamo creduto e che abbiamo svolto accanto alle attività per così dire tradizionali.

tratto da Panorama – EDIT, edizione 31 gennaio 2016

da Panorama - EDIT, edizione 31 gennaio 2016

da Panorama – EDIT, edizione 31 gennaio 2016

da Panorama - EDIT, edizione 31 gennaio 2016

da Panorama – EDIT, edizione 31 gennaio 2016

da Panorama - EDIT, edizione 31 gennaio 2016

da Panorama – EDIT, edizione 31 gennaio 2016

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L’UPT e la sfida adriatica – intervista al presidente Fabrizio Somma
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