Profili biografici dei Segretari

ALFIERI RASCOVICH

Nasce a Trieste nel 1869 da una famiglia patriottica (il padre Edgardo era un garibaldino del 1866). A vent’anni è condannato per protesta armata contro l’Austria. Uscito dal carcere nel 1892, vi rientra perché accusato di un’altra cospirazione. Dopo alcuni mesi di detenzione, rimesso in libertà si laurea in lettere a Padova, dove organizza attività irredentistiche. Tornato verso il 1904 a Trieste, è nominato segretario dell’Università Popolare. È costretto a lasciare quell’incarico dopo i primi interventi della polizia per dimostrazioni irredentistiche. Si dedica quindi all’insegnamento e muore nell’ottobre 1941.

ALDO OBERDORFER

Nato nel 1885, laureato in lettere a Firenze, è segretario dell’Università Popolare di Trieste, cui dà un notevole impulso con conferenze, concerti e gite collettive. Insegnante medio (professore all’istituto tecnico di Chieti nel 1915), socialista convinto, dopo la guerra torna a Trieste dedicandosi alle Cooperative Operaie e ad altre istituzioni popolari. Durante il ventennio fascista è costretto a lasciare il posto di insegnante, a interrompere ogni attività e a lavorare alla meglio come pubblicista. Subito dopo la dichiarazione di guerra dell’Italia alle democrazie occidentali, l’11 giugno 1940, viene arrestato e mandato al confino a Lanciano. Muore il 14 settembre 1941 a Milano.
È autore di libri divulgativi su Michelangelo, Leonardo, Beethoven, Wagner e Verdi.

ATTILIO TAMARO

Nato a Trieste il 13 luglio 1884, studia al ginnasio “Dante Alighieri” e poi frequenta le Università di Roma, Vienna e Graz, dove si laurea in lettere. Prende parte ai movimenti studenteschi dal 1903 al 1906 e nel 1904 è incarcerato per i fatti di Innsbruck. Cura il riordino della biblioteca di Parenzo; e dal 1902 al 1910 è redattore dell’ “Indipendente” e dal 1911 al 1914 del “Piccolo”. Dal 1910 al 1914 è segretario dell’Università Popolare. Durante la prima guerra mondiale, riparato in Italia, si arruola e viene mandato “per incarico diretto del governo” a Parigi per curare l’attività di propaganda. Nel dopoguerra è redattore del “Resto del Carlino” (1919) e corrispondente del “Popolo d’Italia” fino al 1922 a Vienna. Dal 1927 al 1929 è console generale ad Amburgo, ministro plenipotenziario e ambasciatore a Helsinki (1929-1935) e a Berna (1935-43). Rifiuta di aderire alla “Repubblica di Salò”. Muore a Roma il 20 febbraio 1956.
Ampia e prestigiosa è la sua attività di storico, continuata durante tutta la vita. La sua opera principale è la Storia di Trieste, del 1924.

MARINO SZOMBATHELY

Nasce a Trieste il 19 luglio 1890. Studia dal 1900 al 1908 al Ginnasio Superiore Comunale. Nel 1912 si laurea in lettere a Roma e nel 1928 in giurisprudenza a Bologna. Dal 1912 al 1960 insegna al Ginnasio Superiore, divenuto poi liceo “Dante Alighieri”, e dal 1930 al 1960 esercita la professione di avvocato. Dal 1943 al 1960 insegna letteratura latina (1943-48) e quindi letteratura latina medioevale all’Università di Trieste.
Segretario dal 1919 dell’Università Popolare, è tra i fondatori della Società dei Concerti, vicepresidente della Società di Minerva, commissario della Lega Nazionale dal 1947 al 1950, direttore responsabile dell’ “Archeografo Triestino”, consigliere delegato dell’Unione Italiana Ciechi.
È autore di studi storici e letterari, tra cui ricordiamo: Statuti Triestini del 1350, le biografie di Attilio Tamaro e Camillo de Franceschi e alcune letture dantesche. Muore a Trieste l’8 gennaio 1972.

LIVIO LIVI

Nasce a Roma il 2 gennaio 1891, da Ridolfo Livi, antropologo di fama internazionale. Allievo di Rodolfo Benini, si afferma prestissimo nel mondo accademico insegnando statistica a Modena dal 1915 al 1920 e a Trieste dal 1921 al 1925. Negli anni successivi è docente di demografia a Roma (1926-1928) e a Firenze (1929-1948). A Roma è anche preside della Facoltà di Economia e Commercio, fino al suo collocamento a riposo. Muore a Firenze, dove abitava, il 2 maggio 1969.
A Firenze è dal 1929 al 1936 direttore dell’istituto “Cesare Alfieri”, al quale dà un forte impulso riportandolo al prestigio di un tempo. Fonda la scuola di statistica; crea il centro di statistica aziendale e la Società italiana di economia, demografia e statistica, di cui è più volte presidente.
È autore di numerose pubblicazioni di statistica, demografia, economia e sociologia.

FERDINANDO PASINI

Nato a Trento nel 1876, frequenta l’Istituto di Studi Superiori di Firenze e le Università di Vienna e di Innsbruck. Laureatosi in lettere nel 1902, inizia la sua carriera di insegnante a Capodistria, a Pola e nel 1905 a Trieste. I suoi ideali patriottici insieme all’amicizia con Cesare Battisti lo rendono attivo nel movimento irredentistico per il riconoscimento dei diritti nazionali agli italiani del Trentino e della Venezia Giulia e per l’Università Italiana di Trieste.
Nel 1912 è libero docente di letteratura italiana all’Università di Pisa. Viene arrestato a Trieste in aula, durante una lezione sul Manzoni, il 7 febbraio del 1916, processato per alto tradimento e condannato alla pena capitale. La pena gli verrà commutata con l’internamento a Goellersdorf, a Oberhollabrunn e a Vienna. Egli narrerà le sue sofferenze nel libro Come fui sepolto vivo (1929; e nuova edizione abbreviata, “profondamente rielaborata” e intitolata Diario di un sepolto vivo 1915-1918, 1933).
Ritornato a Trieste nel 1918, riprende l’insegnamento presso l’Istituto Superiore di Scienze Economiche e Commerciali (Fondazione “Revoltella”) rinunciando alla cattedra di letteratura italiana nell’Università di Catania.
Istituita la Facoltà di Lettere e Filosofia a Trieste (1943), ottiene la cattedra di Letteratura italiana per il biennio 1943-44 e 1944-45, e poi di storia della lingua italiana dal 1946 al 1951.
Ritiratosi dall’insegnamento, resta attivo nell’Università e nella vita culturale cittadina fino alla sua scomparsa il 7 settembre del 1955.
Le principali opere di Pasini, che è stato anche segretario dell’Università Popolare, sono le monografie su Gabriele D’Annunzio (1925) e su Luigi Pirandello (come vi pare) (1927); i due volumi su Il Pascoli maggiore, e cioè sull’autore dei Carmi latini (1944); l’incompiuta Sconfitta di Satana (1945), consistente in una lettura critica dei primi 11 canti dell’Inferno dantesco; e Idioma e parola (1948).

VENCESLAO PLITEK

È nato nel 1867 da una famiglia cecoslovacca, venuta a Trieste verso la fine dell’Ottocento. Medico presso la Cassa Ammalati, si specializza in malattie dello stomaco. Muore a Trieste il 6 marzo 1947.
Autore di ricerche di storia cittadina, soprattutto sul soggiorno triestino dei Napoleonidi (Girolamo e Caterina di Vestfalia, Carolina Murat, Felice ed Elisa Baciocchi), egli scrisse anche una Storia della Associazione medica triestina e lasciò appunti e note per altri studi sugli esuli francesi.

LUCIANO ROSSIT

Nato a Trieste il 26 giugno 1922, frequenta il Ginnasio-Liceo “Francesco Petrarca” di Trieste, conseguendo la maturità classica nel 1940.
Si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza di Trieste, ma dopo due anni, passa alla Facoltà di Lettere di Padova, ritrasferendosi quindi a Trieste nel 1943 e laureandosi in Lettere Classiche nel 1946 con una tesi, discussa con il prof. Mario Fubini, su “Pier Paolo Vergerio il Vecchio, umanista capodistriano”.
Nel 1947, con una schiera di illustri personaggi triestini, dei quali egli era il meno importante e il più giovane, partecipa attivamente alla rifondazione dell’Università Popolare di Trieste, della quale viene subito eletto segretario.
Contemporaneamente inizia, prima come incaricato, poi, attraverso diversi concorsi, come professore ordinario, la sua carriera di docente di lettere italiane, prima nelle scuole di avviamento professionale, poi nelle scuole tecniche e negli istituti tecnici. Sempre per concorso diviene preside di prima classe nel 1972 e, nel 1974, fonda e tiene a battesimo l’Istituto di Stato per il Commercio “Scipione de Sandrinelli” di Trieste.
Come segretario dell’Università Popolare, sin dall’estate del 1947 dà vita alla Scuola centrale di lingue estere, ospitata nelle aule della Scuola “F. Venezian” di via del Teatro Romano, nei cui insegnamenti convergono, sotto la prestigiosa guida del prof. Antonio Andri, i più bei nomi dei docenti triestini di lingue straniere.
Ben presto, però, egli riesce ad estendere l’attività culturale dell’Università Popolare ai rioni periferici della città, considerati, in quel primissimo dopoguerra, molto “difficili”: S. Giacomo, S. Giovanni, Servola, Barcola. E, dopo poco, alle cittadine ed ai villaggi della piccola provincia triestina: in primo luogo Muggia, grazie all’aiuto e agli intuiti di Edoardo Guglia, poi Opicina, Prosecco, Bagnoli, S. Dorligo e via via, tutti i centri del Carso, della Val Rosandra e del Muggesano, nei quali l’Università Popolare, attraverso corsi d’istruzione di ogni genere, svolge la sua primaria funzione di tutela e di diffusione della cultura italiana, con l’insostituibile collaborazione dei direttori didattici locali.
Ma sin dagli inizi, egli si impegna in un suo progetto fondamentale: portare, con l’Università Popolare, la cultura italiana in Istria e nel Fiumano perduti con la guerra, a beneficio di coloro che erano i “rimasti”, di coloro, cioè, che non erano esodati, che non erano “fuggiti” dinanzi alle violenze del regime titino. E’ convinto che gli italiani rimasti devono essere aiutati a mantenere la loro identità nazionale anche se, rimanendo, hanno dimostrato di accettare la violenta ideologia degli occupatori. Egli ha tutti contro: i triestini, gli esuli, gli jugoslavi, la stessa dirigenza dell’Università Popolare. Ma la spunta dopo quindici anni di insistenze e di tenacia: nel 1962 si reca per la prima volta in Istria con il Console Generale Zecchin, per assistere a uno spettacolo organizzato a Gallesano dalla Comunità Italiana; nel 1964 incontra il prof. Borme, presidente dell’Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume, insieme con il vicepresidente dell’Università Popolare, prof. Giuseppe Rossi Sabatini, ed avvia le prime iniziative culturali, cominciando da Fiume. Ottiene il “placet” del Ministero degli Affari Esteri, che, in tempi brevi, lo farà suo fiduciario per gli interventi culturali in Istria ed a Fiume, ufficializzandone la funzione dopo gli Accordi di Osimo. Elabora per il Direttore Generale della Farnesina, Sergio Romano, il “Piano permanente delle attività culturali e didattiche a favore della minoranza italiana dell’Istria e di Fiume”, moltiplicando, sul campo, ogni genere di iniziativa per il mantenimento dell’identità nazionale non solo degli italiani dell’Istria e del Fiumano, ma, successivamente, anche di quelli dei Lussini, della Slavonia e della Dalmazia.
Nel giugno del 1988, su proposta concertata dal Ministero degli Esteri con il Ministero della Pubblica Istruzione, il presidente della Repubblica gli conferisce la Medaglia d’Oro dei “Benemeriti della Scuola, della Cultura e dell’Arte”.
Nel 1997, dopo cinquant’anni, lascia la carica di segretario Generale dell’Università Popolare di Trieste e, dopo due anni, nel giugno 1999, cessa la sua collaborazione con l’Ente.

ALESSANDRO ROSSIT

Nato a Trieste il 24 settembre 1953, consegue la maturità scientifica al Collegio “Bertoni” di Udine e, quindi, frequenta assiduamente i corsi della Facoltà di Medicina all’Università degli Studi di Trieste collaborando anche, ancora giovanissimo, e come esterno, con l’Università Popolare di Trieste, specialmente nel settore dei viaggi di studio e d’istruzione che l’Ente triestino, già da tempo, organizzava su tutto il territorio nazionale italiano a favore delle Comunità degli Italiani rimasti in Istria e nel Fiumano, cioè nei territori ceduti alla Jugoslavia, dopo l’infelice conclusione del secondo conflitto mondiale. Appassionatosi al lavoro che l’Istituto culturale svolgeva intensamente al di qua e al di là del confine per la difesa e lo sviluppo della cultura italiana, tralascia gli studi universitari dopo il terzo anno, completato con successo, e nel settembre 1979, su sollecitazione dell’allora presidente, viene assunto come funzionario stabile dell’Ente. Si prodiga subito nella riorganizzazione e nell’adeguamento degli uffici, rendendoli più confacenti alle crescenti esigenze dell’attività in continua espansione, specialmente all’estero, ma anche in patria, nelle sedi del centro-città ed in quelle del Carso, della Rosandra e del Muggesano.
Dopo la scomparsa di Tito e durante il periodo della presidenza Maier segue personalmente, per conto dell’Università Popolare, le travagliate e difficili fasi della trasformazione dell’Unione Italiana dell’Istria e di Fiume, controllata dal regime politico jugoslavo, in Unione Italiana, promossa dal “Gruppo 88”, ispirata a solidi principi democratici ed a programmi molto avanzati, fra i quali, in particolare, quelli che auspicavano l’estensione della collaborazione con l’Università Popolare di Trieste alle Comunità Italiane dei Lussini, della Dalmazia e della Slavonia.
Durante la presidenza del prof. Rutteri e durante quella del prof. Maier svolge l’incarico di mantenere per l’Università Popolare costanti contatti con i Consoli Generali d’Italia a Capodistria e, dopo la loro nomina, anche con quelli a Fiume, nonché, dopo il dissolvimento della Jugoslavia e la nascita delle Repubbliche di Slovenia e Croazia, con i rispettivi Ambasciatori a Lubiana e Zagabria. Nell’ottobre del 1997 viene nominato segretario dell’Università Popolare di Trieste.