L'Università del Popolo

Università Popolare di Trieste 1899-1999, cent’anni di impegno nella tutela e promozione della cultura italiana a Trieste e la sua Provincia, in Istria, Fiume e Dalmazia
Premessa del Presidente UPT Aldo Raimondi

“E perciò la Commissione scolastica… propone la costituzione di un Comitato Speciale, composto di quattro consiglieri municipali e di quattro cittadini eletti dal Consiglio, al quale si è affidato di istituire delle lezioni pubbliche atte a sollevare la coltura generale della nostra popolazione (Università del Popolo) che queste siano da tenersi nei giorni festivi in sale pubbliche o in teatri e in esse vengano esposte a larghi e vigorosi tratti le nozioni fondamentali dei vari rami dello scibile…”
PER LA COMMISSIONE ALLA PUBBLICA ISTRUZIONE DEL CONSIGLIO COMUNALE
IL RELATORE: dott. Giuseppe Mazorana

Con queste parole conclusive la sera del 27 dicembre 1899 il Consiglio comunale di Trieste deliberava, su una proposta della Commissione all’Istruzione Pubblica, di istituire lezioni serali per adulti e di organizzare lezioni pubbliche, assumendo la denominazione di Università Popolare di Trieste.
Approvata l’istituzione all’unanimità, il Consiglio stabiliva che fosse creato un Comitato speciale, composto da quattro membri del Consiglio medesimo e da cinque cittadini eletti dall’assemblea cittadina, con l’incarico di organizzare lezioni pubbliche, concerti, corsi d’istruzione ecc., mettendo a disposizione del Comitato stesso l’importo annuo di ben 2000 fiorini.
Così veniva allora ufficialmente costituita l’Università del Popolo di Trieste e va ricordato che del Comitato speciale fecero parte, sin dall’inizio, uomini della statura di Felice Venezian, Giuseppe Caprin e Riccardo Pitteri.

Così, ai primissimi del 1900, quando la maggior parte delle Università Popolari italiane erano ancora soltanto un’idea o appena un progetto, Trieste ebbe, per opera della sua Amministrazione comunale, un’istituzione di cultura popolare, che nasceva, tra la simpatia di tutte le fasce della cittadinanza, forte di ottimi propositi e di un discreto supporto finanziario.
Occorre aggiungere che l’Università Popolare di Trieste vedeva la luce come una Scuola libera municipale e non come una società, soprattutto per le condizioni politiche della città: il Governo austriaco non esitava, infatti, a sciogliere tutte quelle società che gli paressero svolgere apertamente o velatamente un’attività troppo incline all’italianità.
Così l’Università Popolare di Trieste, senza particolari solennità, dava inizio alla sua attività, il 2 dicembre 1900 con una primissima conferenza, tenuta dal prof. Michele Stenta sul “Mondo solare”.
L’ultima di esse, il 30 aprile 1914, prima dell’inizio della Grande Guerra, fu tenuta come chiusura del XIV anno accademico, dal prof. Napoleone Colaianni sull'”Ascensione economica dell’Italia”.

Poi l’Università Popolare rimase inoperosa per i lunghi anni della guerra e appena nel gennaio 1919 tornò a riunirsi la Commissione ordinatrice, introducendo sin dall’anno didattico 1919/20 importanti innovazioni, quali i corsi di lingue moderne e l’avviamento di una prima sezione periferica nel rione di S. Giacomo, seguita da quelle di Barcola e Roiano.
Nel 1924 l’Università Popolare cessò di essere un’istituzione municipale e venne trasformata, per volontà di un’Assemblea di soci, in una società autonoma.

il Segretario Marino de Szombathely


Dopo il 1925 l’Università Popolare non poté mantenere del tutto questa sua autonomia, almeno in linea di diritto; di fatto i suoi dirigenti poterono continuare le loro attività tradizionali, con una certa larghezza di vedute da parte delle autorità di allora: ciò apparve specialmente negli anni 1938/1940, quando i dirigenti dell’Università Popolare poterono dichiarare apertamente di non voler dedicare conferenze, lezioni o conferenze di propaganda alle leggi razziali ed alla guerra, allo scoppio della quale l’attività rallentò e poi cessò, con le dimissioni del Segretario prof. Marino de Szombathely.
Il 20 maggio 1947, mentre a Parigi si preparava il testo del Trattato di pace con l’Italia, durissimo per i giuliani, gli istriani e i dalmati, un folto nucleo di cittadini, che comprendeva i nomi migliori della vecchia Istituzione ed alcuni giovani entusiasti e pieni di buona volontà, deliberarono di ricostituire l’Università Popolare di Trieste, ispirandone l’attività ai principi tradizionali e dando pronto avvio alla “Scuola di lingue straniere” ed a molteplici corsi d’istruzione periferici e provinciali, estendendo il suo impegno a tutto il territorio del Carso, della Val Rosandra ed al Muggesano ed organizzando concerti, iniziative di orientamento professionale, spettacoli teatrali, viaggi, mostre, ecc.
Il 19 giugno 1951, con Ordine n. 110, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del successivo 10 luglio, il Governo Militare Alleato erigeva l’Università Popolare in Ente Morale, indipendente. Tornata Trieste all’Italia e cessato il Governo Militare Alleato, il Commissario Generale del Governo italiano abrogava l’Ordine Militare n. 110 e lo sostituiva con il Decreto n. 38 del novembre 1954, con il quale l’Università Popolare di Trieste veniva definitivamente riconosciuta come Ente Morale di cultura e d’istruzione.
Nello stesso 1954 veniva firmato a Londra il famoso “Memorandum d’intesa” che stabiliva, oltre ai nuovi confini fra Italia e Jugoslavia, la suddivisione del Territorio di Trieste in due Zone: la Zona A (amministrata dall’Italia) e la Zona B (amministrata dalla Jugoslavia). Il “Memorandum” consentiva all’Italia di occuparsi degli italiani rimasti nell’Istria, nel Fiumano e nel Quarnero limitatamente alla Zona B, cioè solamente di quelli residenti nel Buiese e nel Capodistriano, escludendo da ogni ingerenza, anche culturale, le zone esterne ad essa: Rovigno, Pola, Fiume, Dignano, Písino, Cherso, Lussino e così via.

I dirigenti dell’Università Popolare, già sconvolti dal tragico esodo della maggioranza degli italiani dai territori istriani, fiumani e dalmati, consapevoli che se qualcosa non veniva fatto, gli italiani rimasti sarebbero stati rapidamente assimilati e ben presto sarebbero sparite lingua, cultura, tradizioni italiane, ebbero un intuito fondamentale: il Memorandum di Londra vincolava lo Stato italiano, i suoi organi ufficiali e istituzionali, ma nessuno avrebbe potuto impedire a un Ente privato, non statale di prendere contatti e di formulare programmi con un analogo Ente jugoslavo che rappresentasse gli italiani rimasti.
Fu così che nel settembre 1964, trentacinque anni fa, il Presidente dell’Università Popolare di Trieste, prof. Giuseppe Rossi Sabatini ed il Segretario Generale prof. Luciano Rossit, previ accordi preparatori, incontrarono a Rovigno il Presidente dell’Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume, prof. Antonio Borme, concordando un primo piano di interventi (oggi divenuti praticamente quotidiani), per assicurare ai connazionali che non erano esodati il mantenimento della propria identità nazionale, lo sviluppo e l’aggiornamento culturale e scientifico e la difesa della propria lingua. Il lavoro cominciò subito e si sviluppò rapidamente fra mille difficoltà, frapposte dalla scarsa simpatia della Jugoslavia e dagli ostacoli dell’opinione pubblica triestina e di una certa parte degli schieramenti politici di Trieste, che consideravano gli italiani rimasti come “traditori”.
Ma l’Università Popolare non si scoraggiò e perseverò nella sua opera che oggi continua vivissima ed estesissima, sia in Slovenia che in Croazia, in stretta collaborazione con l’Unione Italiana. Oggi è ormai universale il riconoscimento che se in Istria, a Fiume, in Dalmazia si parla ancora italiano, se funzionano 48 Comunità italiane e Scuole italiane di ogni ordine e grado, lo si deve alla collaborazione accennata e alle numerose iniziative e manifestazioni in cui si è espressa nel tempo. E precisamente nelle borse di studio per l’Italia; nella costante e capillare diffusione del libro italiano; nella distribuzione a tappeto della stampa italiana, quotidiana e periodica; negli innumerevoli seminari di studio e di aggiornamento; nei sussidi didattici e nelle attrezzature tecniche; nei viaggi d’istruzione in Italia; nelle colonie estive in Italia; nella partecipazione alla vita culturale del Friuli-Venezia Giulia; negli spettacoli di prosa e nei concerti; nell’attività editoriale riguardante l’Istria e gli italiani dell’Istria; nei contributi di studio in Italia; nelle sale di lettura e nelle biblioteche istituite dalle molteplici istituzioni; nei restauri di edifici italiani; nel Centro di Ricerche Storiche di Rovigno; nel Dramma Italiano; nell’EDIT; nei corsi di istruzione, nelle conferenze e nelle lezioni pubbliche; nell’ex tempore di Grisignana; nel premio annuale “Istria nobilissima” e così via.

Occorre, a conclusione, una precisazione importante: per la sua attività in Istria, nel Fiumano e in Dalmazia, l’Università Popolare di Trieste ha trovato sin dai primissimi passi del 1964, piena approvazione e pieno appoggio da parte della Direzione Generale delle Relazioni Culturali e della Direzione Generale degli Affari Politici del Ministero degli Affari Esteri italiano, del quale è diventata il “braccio operativo” e dal 1975 (trattato di Osimo) altrettanto piena approvazione e pieno sostegno da parte dell’Amministrazione Regionale del Friuli?Venezia Giulia.
Oggi la “centenaria” Università Popolare di Trieste sta attivandosi per ampliare ed intensificare il suo ruolo nella Provincia di Trieste e nel resto della Regione e, con l’auspicio ed il sostegno della Direzione Generale delle Relazioni Culturali del Ministero degli Affari Esteri nonché della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia, per espandere la propria attività, oltre che nell’Istria, Fiume e Dalmazia, verso quei Paesi del Centro Europa e balcanici che desiderano approfondire la conoscenza della lingua e della cultura italiana.