La cultura figurativa

Università Popolare di Trieste 1899-1999, cent’anni di impegno nella tutela e proozione della cultura italiana a Trieste e la sua Provincia, in Istria, Fiume e Dalmazia, Sergio Molesi

“Nec arma nec opes, sed artes et scientiae perennant” è il motto che appare, accanto allo stemma, in tutti i documenti ufficiali dell’Università Popolare di Trieste.
È evidente che con il termine “artes” non si intendeva fare riferimento a quelle che oggi sono definite le “Arti Visive”, ma a qualcosa di più ampio, e, naturalmente, di meno specifico.
Cionondimeno, quando nel 1947 l’Università Popolare di Trieste risorge in seguito ad un significativo atto di rifondazione, a differenza dei lunghi, pionieristici, ma anche difficili anni precedenti, in cui non si hanno notizie di un particolare interesse per le Arti Visive, si registra subito un’attenzione più vigile a questo importante settore della cultura con le sintomatiche presenze di Silvio Benco nel Comitato d’Onore, di Marcello Mascherini in quello Organizzativo e con l’attribuzione della Presidenza della Sezione Artistica a Umberto Nordio.

Fin dall’inizio della sua attività, dopo la rifondazione del 1947, l’Università Popolare di Trieste definì i suoi settori d’intervento in sette sezioni (che vennero paragonate a facoltà universitarie), a cui si aggiunsero un centro cine-radio-teatro, un servizio turistico educativo-ricreativo ed altre, particolari, sezioni speciali.
In questo contesto l’attività artistica si svolse su alcune direttrici principali: viaggi d’istruzioni a breve, medio ed ampio raggio, escursioni di studio in occasione di importanti mostre e manifestazioni, conferenze e cicli tematici di Storia dell’Arte, corsi di formazione ed addestramento a particolari discipline artistiche.
I viaggi potevano essere esclusivamente artistici o a carattere prevalentemente artistico o ambientale e comunque costituirono un fatto per lo più turistico-ricreativo, anche se non mancarono importanti esempi di escursioni precedute da lezioni preparatorie a cura di Silvio Rutteri.
Nelle escursioni più brevi e in occasione di visite a mostre (ci fu perfino una visita alla memorabile Biennale veneziana del 1948!) e di partecipazione a importanti manifestazioni artistiche, nelle uscite didattiche e nelle visite guidate collaborarono con l’Università Popolare di Trieste, oltre al citato Silvio Rutteri, importanti personalità della cultura artistica quali Chino Ermacora, Bianca Maria Favetta, Remigio Marini, Carlo Mutinelli, Attilio Tamaro.
Conferenze e cicli tematici di Storia dell’Arte e di archeologia hanno avuto come relatori Ettore Cozzani, Bianca Maria Favetta, Antonio Fradeletto, Bruno Maier (che per qualche tempo, all’inizio degli anni cinquanta, tenne cicli di lezioni sulla cultura estetica, per un “migliore godimento dell’arte”), Mario Mirabella Roberti, Andrea Moschetti, Carlo Mutinelli, Orazio Pedrazzi, Giorgio Roletto, Valnea Scrinari, Carlo Someda De Marco, ma il protagonista assoluto per la durata, continuità e qualità del suo impegno fu Silvio Rutteri, che, per più di trent’anni, ha tenuto dei corsi di Storia dell’Arte molto seguiti ed apprezzati ed ha suscitato vivo interesse in città per il suo ciclo di conversazioni su “Storia di Trieste nel nome delle vie”.
Anche l’attenzione dedicata al cinema fu particolarmente significativa nell’ambito delle attività dell’UPT, specialmente nell’immediato dopoguerra, quando il sodalizio, in una situazione cittadina gravemente carente, provvide, per molti anni, a cicli di proiezione di films di qualità, anche in anteprima come le pellicole provenienti dal Festival di Venezia.
All’attività informativa e promozionale di questo Centro Cinematografico, di cui fu animatore Fausto Faraguna, si affiancò l’attività didattica, che si protrasse per molti anni, di Stelio Devescovi, che divulgò la conoscenza delle tecniche cinematografiche e, poi, di quelle televisive e cibernetiche.
Un certo rilievo fu dato anche alla fotografia (sia come fatto di fruizione culturale che come fatto operativo) e se ne colse l’eco più tardi quando, per qualche tempo, al premio letterario Leone di Muggia fu allegata una sezione dedicata all’arte fotografica.

L’attività di formazione e di addestramento alle varie discipline artistiche all’inizio fu indirizzata prevalentemente alla sfera artigianale e più tardi anche all’arredamento e all’architettura di interni (docenti furono Umberto Costanzi e Libero Mazzi), ma ben presto furono istituiti dei corsi di pittura e scultura tenuti da importanti personalità dell’ambiente artistico cittadino.
La scultura fu insegnata nei primi anni cinquanta da Marcello Mascherini e poi, fino al 1961, da Tristano Alberti, mentre la pittura fu argomento delle lezioni all’inizio di Piero Lucano e quindi di Alice Pscaropulo.
Siccome i lavori degli allievi della Psacaropulo furono esposti in alcune mostre annuali (dal 1954 al 1959) nella Sala Comunale d’Arte e furono recensiti da Decio Gioseffi sul quotidiano locale, conosciamo alcuni dei nomi di quegli antichi scolari che sarebbero diventati poi protagonisti della scena artistica cittadina, quali Enzo Mari, Bruno Ponte e Luciano Trojanis.
Quando Alice Psacaropulo se ne andò da Trieste in seguito a trasferimento connesso al suo lavoro di insegnante, il corso di pittura fu assunto da Carlo Sbisà, che ben presto lo mutò in Scuola Libera dell’Incisione, mentre la pittura, assieme alla ceramica, fu insegnata per qualche anno da Silvana Benedetti Cavalli e da altri docenti, con perfino un breve rientro di Alice Psacaropulo nella seconda metà degli anni ottanta.
Nel mentre gli altri corsi artistici o si esaurivano o si riducevano alla dimensione periferica, in una valenza perlopiù artigianale o di primo addestramento, la Scuola Libera dell’Incisione, ideata, fondata e diretta per qualche anno da Carlo Sbisà, costituì, e costituisce tuttora, una delle attività più proficue e prestigiose dell’Università Popolare di Trieste nel territorio della provincia di Trieste.
La Libera Scuola dell’Incisione fu diretta da Carlo Sbisà dalla fondazione al 1964, anno della sua morte. Da allora fino a tutt’oggi quella gloriosa tradizione è stata portata avanti dalla pittrice Mirella Schott Sbisà, moglie del Maestro, superando non poche difficoltà ed impedimenti.
Fin dall’inizio ci si rese conto che si trattava di un’operazione culturale di grande rilievo, sia per il modo in cui la scuola era condotta sia per il tipo di frequenza sul piano della quantità e della qualità.
Carlo e Mirella Sbisà hanno dato un’inconfondibile impronta di grande valore al loro operare, recepita anche dagli assistenti di Mirella Schott Sbisà, quali, ad esempio, Giorgio Ferletti e Mario Martini.
Nei quasi quarant’anni d’attività (1961-1999) la Scuola Libera dell’Acquaforte intitolata a Carlo Sbisà (tale è la sua denominazione attuale) ha presentato il lavoro dei propri allievi in una ventina di mostre a Trieste, Udine e Venezia e ne hanno scritto importanti critici.
In queste occasioni espositive sono apparsi duecentoventotto autori, di cui cinquantacinque già noti come artisti e ventiquattro protagonisti della cultura artistica triestina.
Alla scuola infatti si iscrivevano anche artisti già largamente affermati e museificati quali Livio Rosignano e Marino Sormani o personalità che sarebbero emersi come incisori, quali Bruno Ponte, Furio De Denaro, Graziella Petracco e Carlo Walcher.
Una curiosità: tra gli allievi della scuola si annoverano anche tre critici d’arte.

L’attività dell’Università Popolare di Trieste nel campo dell’arte, nell’ambito della provincia di Trieste, fin dal 1950 si era particolarmente indirizzata nelle due direzioni parallele dei corsi culturali e dei corsi artistico-professionali (come allora era stato esplicitato).
Nei primi, dominati, come si è detto, dalla figura carismatica di Silvio Rutteri, l’impegno del sodalizio si andò gradualmente riducendo, tanto che dopo la scomparsa del Rutteri (1982) praticamente non si tennero più corsi culturali di Storia dell’Arte.
Nei secondi, illustrati dal contributo di grandi nomi dell’arte triestina quali Marcello Mascherini e Tristano Alberti per la scultura, Piero Lucano e Carlo Sbisà per la pittura e l’incisione, significativa è stata l’azione di Alice Psacaropulo e Mirella Schott Sbisà, ambedue presenti alla fatidica Biennale veneziana del 1948 ed ambedue provenienti dalle lezioni di grandi Maestri, quali, rispettivamente, Felice Casorati e Carlo Sbisà, ma anche in questo settore, dopo la scomparsa di Tristano Alberti e Carlo Sbisà e con l’abbandono di Alice Psacaropulo, l’attività dell’Università Popolare di Trieste nel settore dei corsi artistico-professionali andò inesorabilmente declinando.
Unica a resistere intrepidamente con la Scuola Libera dell’Acquaforte, intitolata a suo marito Carlo, rimane (fino al 2002) Mirella Schott Sbisà.

Questo graduale disimpegno dell’Università Popolare di Trieste nel settore artistico, nell’ambito della provincia di Trieste, è certamente in relazione al nuovo impegno che l’Ente si assunse, a partire dalla metà degli anni sessanta, di conservare e promuovere la cultura (anche artistica) del Gruppo Nazionale Italiano dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, divenendo così il braccio operativo del Ministero degli Affari Esteri nell’azione a favore della minoranza italiana autoctona di quei territori, oggi compresi nelle realtà statuali di Croazia e di Slovenia.
Se questo nuovo, importantissimo impegno ha fatto praticamente abbandonare l’azione nel campo dell’arte a favore della popolazione della provincia di Trieste e di fatto tagliare i ponti con la cultura artistica triestina (salvo la presenza persistente della Libera Scuola dell’Acquaforte “Carlo Sbisà”), ha tuttavia consentito l’acquisizione di nuove e, per certi versi, più ampie competenze e possibilità sperimentate nell’azione a favore della cultura artistica del Gruppo Nazionale Italiano di Croazia e di Slovenia e che potrebbero essere utilmente reimpiegate in un nuovo e, nella fausta ricorrenza del centenario di fondazione dell’Università Popolare di Trieste, auspicabile lavoro in patria.
Corsi culturali (magari con annesse escursioni di studio), singole conferenze, manifestazioni d’arte, corsi artistico-professionali e quant’altro sarebbero molto graditi nell’ambito della Provincia di Trieste e l’Università Popolare di Trieste potrebbe mettere a buon frutto le nuove competenze e le nuove esperienze acquisite in questo campo.

Fin dall’autunno del 1954, quando l’Università Popolare ebbe la qualifica di Ente Morale e in connessione alle risultanze del Memorandum di Londra, fu ventilata l’ipotesi che l’Ente potesse svolgere attività culturale e favore degli italiani di quella che era stata la Zona B del cessato Territorio Libero di Trieste, ma solo undici anni dopo inizia la collaborazione tra l’Università Popolare di Trieste e l’Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume, dopo lo storico incontro di Capodistria tra Antonio Borme (per l’U.I.I.F.) e Giuseppe Rossi Sabatini e Luciano Rossit ( per l’U.P.T.) nell’aprile del 1965.
Naturalmente è chiaro che la prima emergenza da affrontare, nell’opera di conservazione e di promozione della cultura del Gruppo Nazionale Italiano dell’Istria e di Fiume, era quella linguistica anche a livello scolastico, ma fin dall’inizio si registrarono interventi anche nel settore artistico.
Subito, nella primavera del 1965, ci fu un viaggio a Ravenna per rendere omaggio alla tomba di Dante, ma si guardarono anche i mosaici, mentre un gruppo di studenti visitò Venezia, Padova e Vicenza.
Nell’autunno dello stesso anno un gruppo di connazionali d’oltre confine si recò a Roma e Napoli, mentre Carlo Mutinelli, che aveva già trattato temi archeologici nell’attività svolta in patria, guidò due comitive a Venezia.

Quello che si può considerare il primo evento a carattere specificamente e completamente artistico che l’Università Popolare di Trieste promosse a favore degli italiani dell’Istria e di Fiume ebbe luogo nell’ambito del Primo Seminario di Studi dedicato alla “Didattica della lingua e della letteratura italiana” e riservato a trenta insegnanti d’oltre confine (Trieste, novembre 1966).
In quel contesto fu richiesta una lezione sull’arte italiana del XX secolo. La conversazione fu tenuta da Sergio Molesi e fu molto gradita, in quanto per iniziativa di Antonio Pellizzer, all’oratore fu immediatamente richiesto di tenere una serie di lezioni nella primavera dell’anno dopo nelle scuole medie superiori di Rovigno, Pola e Fiume.
L’incontro con l’uditorio giovanile fu della stessa efficacia di quello con gli insegnanti e probabilmente se ne parlò diffusamente non solo nell’ambito della scuola, ma in quello più vasto del Gruppo Nazionale Italiano dell’Istria e di Fiume, con positive conseguenze che si sarebbero manifestate qualche anno dopo.

Dopo una prima fase in cui l’Università Popolare di Trieste si preoccupò di mettere gli italiani dell’Istria e di Fiume a contatto con la cultura della nazione d’origine, l’Ente triestino si attivò nell’opera di promozione della cultura e della creatività dei connazionali d’oltre confine.
Ciò si verificò nel 1967, quando fu istituito il Concorso d’Arte e di Cultura “Istria Nobilissima”, giunto felicemente alla sua trentaduesima edizione.
Nell’ambito di questa manifestazione furono assegnati riconoscimenti anche agli artisti, ma, per i primi tre anni, da una giuria mista (nominata pariteticamente dall’U.I.I.F. e dall’U.P.T.) in cui figuravano esperti di teatro, musica e arte (tra cui lo scultore Tristano Alberti).
Con l’inizio degli anni settanta alcune fortunate circostanze e alcuni positivi eventi crearono le condizioni per un intervento più mirato, efficace e duraturo nel settore artistico nelle due direzioni, felicemente parallele, di mettere gli italiani dell’Istria e di Fiume a contatto con la cultura (nella fattispecie artistica) della nazione d’origine e di promuoverne la creatività nel campo delle Arti Visive.
Nell’edizione del 1971 del Concorso d’Arte e di Cultura “Istria Nobilissima” il settore artistico acquistò autonomia rispetto alla musica ed allo spettacolo, anche con la formazione di una giuria specifica definitivamente strutturata in modo paritetico con la presenza di membri di nomina U.I.I.F. e di nomina U.P.T..
A questa giuria parteciparono per la prima volta Decio Gioseffi e Sergio Molesi e l’innovazione ebbe l’immediata conseguenza che gli stessi Gioseffi e Molesi, su richiesta degli artisti partecipanti a “Istria Nobilissima”, intervennero, nell’inverno dello stesso anno, ad uno storico convegno a Fiume, dove i pittori e scultori del Gruppo Nazionale Italiano dell’Istria e di Fiume per la prima volta fecero sentire pubblicamente la loro voce, espressero i loro desideri e prospettarono le loro esigenze e necessità.
Era il primo atto della promozione della creatività artistica dei nostri connazionali d’oltre confine e che non avrebbe mancato di produrre in futuro positive conseguenze.

Nell’ambito dell’azione volta a mettere gli italiani dell’Istria e di Fiume a contatto con la cultura (nella fattispecie artistica) della nazione d’origine erano nel frattempo cominciati, in modo informale e forse senza un progetto preciso, i viaggi volti a far conoscere le bellezze dell’Italia ai nostri connazionali dell’Istria e di Fiume.
Erano escursioni a largo raggio, di forte impatto spettacolare, per lo più a carattere artistico che dovevano avere un effetto dirompente sugli italiani dell’Istria e di Fiume che per la prima volta erano messi a contatto con la nazione d’origine.
Ma forse ci voleva, dopo il primo momento di entusiasmo, qualcosa di più mirato e passibile di una progettazione e di una programmazione adeguata.
Ciò avvenne nell’autunno del 1970 quando, sull’onda del successo delle conferenze nelle scuole, l’Università Popolare di Trieste convocò Sergio Molesi per un’impresa nuova ed importante: si trattava di predisporre un ciclo di dieci conversazioni sul tema “Roma attraverso i suoi monumenti”, cui doveva seguire un viaggio sul posto.
Destinatari erano i membri della Comunità degli Italiani di Rovigno, dov’era allora di casa il presidente dell’Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume, Antonio Borme, fautore e primo promotore della collaborazione con l’Università Popolare di Trieste.
L’occasione era importante, e forse decisiva, nell’ambito di una attività, iniziata da appena cinque anni e volta a sostenere la cultura e l’identità del Gruppo Nazionale Italiano dell’Istria e di Fiume e a garantirne, probabilmente, la stessa esistenza.
L’incaricato alla bisogna, avendo intuito seppur non chiaramente, che cosa ci si aspettava dall’evento, progettò un corso monografico fornito della trattazione di problemi generali e di metodo, animato di adeguati investimenti motivazionali e, nel suo svolgersi, costantemente illustrato da proiezioni epidiascopiche.
Quanto esplicitato nel corso delle dieci lezioni veniva poi verificato “sul campo” nel corso di un viaggio accuratamente programmato nelle sue visite in stretta connessione con quanto appreso nell’ambito del corso monografico.
Secondo quanto riferito dalla stampa, partecipazione e successo furono “superiori ad ogni aspettativa” e fu subito chiaro quali erano le reali esigenze dei nostri connazionali in ordine alla conoscenza della cultura della nazione d’origine.
Nel corso degli anni settanta la formula escogitata per Rovigno in quel fatidico autunno del 1970 fu applicata ad una ventina di argomenti a vantaggio di quasi tutte le comunità degli italiani d’oltre confine, con eguale successo sia nei centri più importanti sia nei più sperduti borghi dell’entroterra istriano.
Un’operazione culturale del genere, nel contesto dei difficili anni settanta, ebbe un’importanza decisiva di portata storica per la conservazione della cultura e dell’identità e per la sopravvivenza stessa del Gruppo Nazionale Italiano, che aveva bisogno di un contatto vivificante con la nazione d’origine.

Questo contatto vivificante e stimolante fu fornito a migliaia di connazionali d’oltre confine con i corsi ed i viaggi di carattere artistico.
Uno di essi che avesse fruito di tali opportunità si rendeva personalmente conto di quanto l’Italia avesse contribuito alla cultura planetaria (il nostro è l’unico paese che ha prodotto arte senza soluzione di continuità dal Paleolitico ai nostri giorni e ne possiede più di metà del patrimonio mondiale) e di quanta parte ne avesse avuto la cultura veneta, per cui egli si sentiva orgoglioso di essere partecipe, e testimone in mezzo agli altri, di una grande cultura, e da ciò gli veniva un’importante gratificazione ed una positiva rassicurazione d’identità.
Si pensi ad esempio, che trattando dell’arte romanica, si era affrontato il problema dell’esperienza democratica dei comuni (peculiare dell’Italia), figurarsi con quale grado di rassicurazione per gli italiani che avevano dovuto patire la discriminazione in questo senso da parte della maggioranza.

Importanza decisiva, nell’ambito dei corsi e dei viaggi, avevano gli investimenti motivazionali del fatto culturale come promozionale e liberatorio dell’individuo, come viatico di libertà e di felicità e come strumento di pace e di amicizia fra i popoli, anche in riferimento alle condizioni particolari di un gruppo nazionale autoctono minoritario.
Il tono cordiale, affabile, scherzoso quando era il caso, seriamente divulgativo usato nelle lezioni e nelle visite, contribuiva a rendere la cosa estremamente gradita: un’esperienza indimenticabile, come fu testimoniato infinite volte sia nei colloqui individuali e collettivi, sia nei resoconti della stampa.
È facile immaginare quale aprirsi della mente e del cuore provava il nostro connazionale messo in questa maniera a contatto, poniamo, dell’arte a Firenze o Venezia o di autori come Giotto, Michelangelo, Leonardo, Raffaello, Tiepolo, tanto per indicare una strada maestra.

Gli stessi felici criteri e gli stessi positivi risultati si riscontrarono anche in alcuni cicli di lezioni tenuti alla Facoltà di Pedagogia dell’Università di Pola, negli annuali seminari per gli insegnanti, nei grandi viaggi per categorie speciali quali dirigenti o intellettuali (memorabile il viaggio intitolato “La civiltà etrusca in Italia” del 1976) e nei corsi e viaggi per studenti in cui si evidenziarono anche competenze diverse, quali quelle, negli anni, archeologiche, storiche e geografico-ambientali ad opera dei docenti Filippo Cassola, Luciano Lago, Alberto Malutta, Ruggero Rossi, Claudio Rossit, Dino Saraval e Sergio Tavano.
Egualmente avvenne anche per le conferenze singole e per i cicli brevi, in cui si registrarono interventi in campo archeologico da parte di Patrizia Piani.

La cultura cinematografica fu promossa con conversazioni di specialisti e con la proiezione di films nelle sedi delle comunità, sopperendo così alla mancanza di sale cinematografiche che proiettassero pellicole in lingua italiana.
Sullo scorcio degli anni settanta la fotografia, che era stata inserita fin dall’inizio del decennio tra le categorie premiabili al Concorso d’Arte e di Cultura “Istria Nobilissima”, fu oggetto di insegnamento sul piano tecnico da parte di Tullio Stravisi, che esplicò la su attività in molte comunità degli italiani, con folta partecipazione e grande successo.

A partire dalla seconda metà degli anni settanta molti argomenti di carattere artistico, sia a livello di corsi che a livello di viaggi, vennero inglobati all’interno di problematiche ambientali e geografiche e trattati con un taglio, ovviamente, diverso.
Abbreviando gradualmente il numero delle ore di lezione rispetto al viaggio, si tendeva a privilegiare il secondo rispetto alle prime e anche il settore artistico ne fu, non positivamente, coinvolto.
Cionondimeno, anche nelle nuove, e non favorevoli, condizioni, il mettere i connazionali d’oltre confine a contatto con la cultura artistica della nazione d’origine nei modi positivamente sperimentati( e con gli ovvi e necessari aggiornamenti), costituì una prassi felice negli anni ottanta e novanta anche relativamente a seminari per insegnanti, corsi e viaggi per studenti, conferenze singole, corsi brevi e quant’altro.

Per certi aspetti tangente alla dimensione artistica fu l’importante e qualificata attività editoriale ed espositiva messa in opera negli ultimi due decenni da Luciano Lago e Claudio Rossit nel campo geografico con importanti lavori scientifici e mostre di carattere cartografico (ad esempio la pubblicazione delle inedite “Tabulae” di Pietro Coppo) e nel campo ambientale (l’imponente monografia sulle “Casite”, tipica architettura rurale spontanea dell’Istria meridionale).
Questi interventi nel settore geografico-ambientale si collocano tra le imprese di maggior prestigio scientifico e tra gli impegni più cospicui attuati dall’UPT negli anni ottanta e novanta.

Per un certo periodo di tempo furono allestite nei territori di insediamento storico del Gruppo Nazionale Italiano dell’Istria e di Fiume mostre di artisti italiani quali Ernesto Treccani e Tono Zancanaro e triestini quali Renato Daneo e furono presentate esposizioni didattiche quale quella su Siena Medievale.
Nella quasi totalità di queste manifestazioni ci fu la prolusione di Sergio Molesi, che, oltre all’impegno in corsi e viaggi per le comunità degli italiani e per gruppi di studenti, si produsse in numerose conferenze singole su un ampio ventaglio di proposte che andavano dall’arte etrusca a quella contemporanea.
Altri conferenzieri su temi d’arte, o ad essa tangenti, furono: Guido Botteri (sulla televisione), Serena Del Ponte (temi di archeologia, spesso esotica, e corsi e viaggi per studenti), Alberto Farassino (cinema), Dario Groppi (arte e scienza), Paola Pesante (arte contemporanea e problemi generali e di metodo), Giorgio Polacco (spettacolo), Marco Pozzetto (architettura), Sergio Tavano (archeologia).
Con la fine degli anni ottanta apparvero anche oratori espressi dal Gruppo Nazionale Italiano dell’Istria e di Fiume, quali Antonio Mirkovic ed Erna Toncinich, insieme ad altri ancora felicemente operanti.
Tematiche artistiche furono svolte da Sergio Molesi nei seminari riservati agli insegnanti di lingua italiana nelle scuole della maggioranza, in quelli annuali per insegnanti del Gruppo Nazionale Italiano dell’Istria e di Fiume a Portorose (Pop e Op Art, Lettura visiva dell’opera d’arte) e a Trieste con argomenti della cultura artistica locale e regionale, mentre Decio Gioseffi illustrava questi convegni coi suoi prestigiosi interventi quali quelli sul Palladio e su Raffaello.
Per quanto attiene ai corsi e viaggi a favore delle comunità degli Italiani, è da ricordare che per un certo lasso di tempo si instaurò la lodevole consuetudine di far precedere la trattazione artistica vera e propria da un’introduzione storica, curata da Livio Pesante.
Interessanti esperienze di corsi e viaggi di carattere interdisciplinare furono quelli nati dalla collaborazione di Sergio Molesi con Bruno Maier (letteratura) e con Claudio Rossit (geografia ed ambiente).
Nel corso degli anni novanta il metodo di approccio all’arte escogitato da Sergio Molesi per rendere più efficace (come è avvenuto), in corsi e viaggi, il contatto con la cultura della nazione d’origine dei nostri connazionali d’oltre confine (nelle cui novero sono nel frattempo entrati gli abitanti delle isole del Quarnaro, quelli di Spalato e Zara e quelli del centro di Plostine in Slavonia), nonostante le difficoltà cui sopra si è accennato, ha continuato a produrre buoni frutti, anche perché si è arricchito della collaborazione di alcuni docenti che su questo metodo si erano formati nel corso dei loro studi, quali Marina Parladori e Roberto Ambrosi.
Quest’ultimo in particolare costituisce al momento una presenza preziosa ed insostituibile per portare avanti quel discorso iniziato felicemente da Sergio Molesi a Rovigno nell’autunno del 1970 e che si rivela tuttora strumento efficace per mettere in contatto con la cultura (nella fattispecie artistica) della nazione d’origine gli italiani del Gruppo Nazionale Italiano dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia.

Non appena l’Università Popolare di Trieste si assunse l’incarico di collaborare con l’Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume al fine di tutelare culturalmente la minoranza italiana autoctona di quelle terre, la prima preoccupazione era stata quella di riannodare i rapporti, da troppo tempo interrotti, tra gli italiani dell’allora stato jugoslavo e la nazione d’origine, sia portando la cultura italiana aldilà del confine, sia facendo venire gli istriani e i fiumani nella patria di Dante. Ma ben presto, poste le basi per superare quest’emergenza, ci si attivò per conservare e promuovere la cultura e la creatività degli italiani del Gruppo Nazionale dell’Istria e di Fiume.
Il Concorso d’Arte e di Cultura “Istria Nobilissima”, creato ad appena due anni dall’inizio della collaborazione fra U.I.I.F e U.P.T., fu deputato a tale compito.
In questo prestigioso appuntamento annuale, giunto vittoriosamente ormai alla trentaduesima edizione, e che costituisce, come fu detto, “il fiore all’occhiello” della collaborazione transfrontaliera, gli autori della parola, del suono e dell’immagine, i saggisti e ricercatori, gli uomini di spettacolo e quant’altro hanno occasione di presentare il frutto della loro creatività e, cosa importantissima, di confrontarsi fra di loro.
Se questo vale per tutte le discipline, dagli artisti che fino ad allora operavano singolarmente e quasi senza rapporto fra di loro, l’occasione fu subito percepita come fondamentale.
Dall’inizio degli anni settanta, come si è ricordato, il settore artistico ebbe una propria giuria specifica composta da membri nominati pariteticamente da U.I.I.F. e U.P.T..
In trentadue anni si prestano a tale bisogna la bellezza di quaranta esperti d’arte, il cui decano si può considerare il fotografo d’arte Tullio Stravisi, con ben ventotto presenze.
Egli è membro di giuria di nomina U.P.T., come del resto Sergio Molesi che ha partecipato a ventisette edizioni di “Istria Nobilissima”, illustrata anche dalla prestigiosa presenza di Decio Gioseffi.
Argeo Curto ed Erna Toncinich sono stati i giurati nominati dall’U.I.I.F./U.I. più assidui, mentre Wanda Ekl e Radmila Mateji} per la parte croata e Stane Bernik e Toni Biloslav per la parte slovena sono stati i nomi più noti di intellettuali della maggioranza che hanno accettato di far parte della giuria della categoria Arti Figurative (poi Arti Visive) del Concorso d’Arte e di Cultura “Istria Nobilissima”.
Nell’ambito delle diverse edizioni del concorso in parola, la partecipazione degli scultori e degli incisori è sempre stata limitata e i premiati si possono contare sulle dita di una mano, sicché i riconoscimenti di quella che ad un certo punto fu definita Sezione Pittura, Scultura e Grafica, è stata praticamente appannaggio dei pittori.

Ben presto, a partire dal 1972, furono istituiti dei riconoscimenti anche per la fotografia (il cinema è sempre stato trattato separatamente), mentre bisogna aspettare gli anni novanta per registrare la presenza di premi attribuiti ad opere di design, arte applicata, illustrazione.
È interessante notare che quest’ultima categoria di riconoscimenti è stata appannaggio finora, pariteticamente, di pittori, fotografi e architetti.
Gli artisti premiati in più di trent’anni di “Istria Nobilissima” sono complessivamente una settantina (tra primi premi ed altri riconoscimenti nelle diverse sezioni, tra cui una quindicina di fotografi ed una ventina di presenze femminili) e sono una percentuale veramente cospicua all’interno di un gruppo nazionale minoritario di trentamila persone, per di più diviso in due realtà statuali diverse.
Il pittore Mauro Stipanov di Fiume e il fotografo Virgilio Giuricin di Rovigno sono stati gli artisti che hanno meritato il maggior numero di riconoscimenti e rappresentano effettivamente due importanti punti di riferimento della cultura artistica del gruppo Nazionale Italiano dell’Istria e di Fiume.
Le opere premiate vengono annualmente pubblicate sull’antologia di “Istria Nobilissima”, che negli ultimi tre anni contiene anche una breve nota critica di Sergio Molesi.
Consultando questi volumi si ha una puntuale, anche se schematica, visualizzazione del percorso della cultura artistica degli italiani d’oltre confine dal 1967 ad oggi.

Siccome l’annuale cerimonia di premiazione del Concorso d’Arte e di Cultura “Istria Nobilissima” avviene sempre in località diverse e siccome parecchie volte vi era allestita la mostra dei lavori artistici concorrenti, la creatività estetica dei nostri connazionali d’oltre confine fu fatta conoscere a largo raggio nei territori di insediamento storico del Gruppo Nazionale Italiano dell’Istria e di Fiume.
Ma evidentemente, e giustamente, agli artisti non bastava un riconoscimento che si esauriva nell’ambito della cerimonia e nel breve lasso di una (non sempre realizzata) rassegna di breve respiro e fin dal citato convegno fiumano del 1971 gli artisti connazionali dell’Istria e di Fiume espressero il desiderio che il loro lavoro creativo fosse promosso più efficacemente.
Non passarono molti anni da quel segnale lanciato dagli artisti italiani d’oltre confine che l’Università Popolare di Trieste, in accordo con l’Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume e con la collaborazione di enti locali, quali la Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia e il Comune di Trieste, mise in cantiere una serie di iniziative atte a promuovere la creatività degli artisti del Gruppo Nazionale Italiano e a creare le condizioni di incontro, confronto e dibattito.
Impegnati in quest’opera furono Decio Gioseffi per la parte U.P.T. e Romolo Venucci per la parte U.I.I.F. e poi, rispettivamente, Sergio Molesi ed Erna Toncinich.
Nel 1975 si ebbe un primo assaggio con una mostra collettiva a Grado, cui seguì, l’anno dopo, un’analoga manifestazione a Fiume, nell’ambito della quale fu allestita una mini antologica di Romolo Venucci e tenuto un seminario con l’intervento di importanti personalità della cultura artistica iugoslava ed italiana quali Aleksa Celebonovic e Marcello Mascherini. Di queste manifestazioni rimane testimonianza solo sulla stampa in quanto non furono pubblicati né cataloghi né atti. Finalmente nel 1978 fu allestita nel Palazzo Costanzi di Trieste la Prima Mostra di Artisti del Gruppo Nazionale Italiano dell’Istria e di Fiume, accompagnata da un agile catalogo con testi di Decio Gioseffi e Sergio Molesi, il quale ultimo compilò, e ciò avveniva per la prima volta, le schede critiche dei diciotto autori presenti. La maggior parte di questi ultimi era stata scelta tra i premiati del Concorso d’Arte e di Cultura “Istria Nobilissima”, dando così alla rassegna una dimensione storica e facendo il punto della situazione della cultura artistica degli italiani d’oltre confine.
Nel giugno del 1979 (gli eventi si succedono a tamburo battente), in occasione della celebrazione dei venticinque anni della collaborazione tra U.I.I.F. ed U.P.T., fu organizzata a Rovigno l’Extempore dell’Amicizia alla presenza del rappresentante del Ministero degli Affari Esteri italiano Sergio Romano e con l’intervento, in qualità di giurati, di Marcello Mascherini e Luigi Spacal.
Nell’autunno dello stesso anno, nell’ambito delle Giornate della Cultura del Gruppo Nazionale Italiano dell’Istria e di Fiume e in rapporto alla stessa ricorrenza di cui sopra, nella prestigiosa sede della Villa Manin di Passariano (Udine) fu allestita la Seconda Mostra di Artisti del Gruppo Nazionale Italiano dell’Istria e di Fiume, a cui fu allegata la più imponente (fino ad allora) mostra antologica postuma di Romolo Venucci (scomparso tre anni prima) a cura di Erna Toncinich.
La manifestazione di Passariano fu fornita di un adeguato catalogo.

Passarono quattro anni e ci volle un altro convegno per smuovere le acque un po’ stagnanti della cultura artistica del Gruppo Nazionale Italiano dell’Istria e di Fiume.
Nella primavera del 1983 la rivista culturale “La Battana” indisse ad Abbazia un convegno dal titolo molto stimolante: “Tradizione ed innovazione nella cultura del Gruppo Nazionale Italiano dell’Istria e di Fiume”.
Nel corso dei lavori furono esibite le prove degli allievi delle scuole di pittura di Alfredo Perusko (Pola) ed Erna Toncinich (Fiume) e nel suo intervento (poi pubblicato) Sergio Molesi propose un dettagliato piano di promozione della creatività artistica degli italiani dell’Istria e di Fiume.
Questo documento, di cui sono state attuate solo alcune proposte, resta ancor oggi, con gli opportuni aggiornamenti, una fondamentale base di partenza per discutere dell’arte dei nostri connazionali d’oltre confine.

Era il caso di battere il ferro fino che era caldo e nel dicembre di due anni dopo a Fiume fu indetto un altro convegno (forse il più importante attuato finora) sulle prospettive dell’arte degli italiani dell’Istria e di Fiume.
In quell’occasione fu allestita una mostra retrospettiva postuma di Romolo Venucci (e si cominciò a ventilare l’ipotesi di dedicare al Maestro un’importante opera monografica) e fu allestita la terza mostra collettiva degli artisti del Gruppo Nazionale Italiano dell’Istria e di Fiume abbinata ad una Extempore.
L’occasione non fu lasciata cadere e l’anno dopo la rassegna, munita nel frattempo di un adeguato catalogo, fu riproposta nuovamente, dopo otto anni, nel Palazzo Costanzi di Trieste.
Il catalogo di questa mostra (come del resto quello di Passariano) vede la collaborazione fra Sergio Molesi per la parte U.P.T. e di Erna Toncinich per la parte U.I.I.F., che diviene una positiva costante nella politica di promozione dell’arte degli italiani dell’Istria e di Fiume.
Un incontro fra critici commissari di giuria ed artisti partecipanti al Concorso d’Arte e di Cultura “Istria Nobilissima” del 1990 ed una mostra collettiva a Mestre due anni dopo completano il quadro di questi anni di grandi cambiamenti a livello strutturale sia nelle organizzazioni degli italiani d’oltre confine (l’Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume diviene Unione Italiana) sia a livello politico generale con la nascita degli stati indipendenti di Croazia e di Slovenia, in cui la minoranza autoctona italiana si venne a trovare.
Era nel frattempo iniziata la serie delle mostre personali presentate sia nei territori di insediamento storico che nella nazione d’origine: Alfredo Perusko (1988-retrospettiva postuma), Paolo Lacota (1990), Claudio Ugussi (1990), Gianfranco Miksa (1991), Egidio Budicin (1997).

Nel febbraio del 1993 nella Moderna Galerija di Fiume, alla presenza del Presidente della Repubblica di Croazia, Franjo Tudjman, viene inaugurata la grande mostra retrospettiva postuma di Romolo Venucci, che viene proclamato il più importante pittore fiumano del secolo e tre anni dopo Daina Glavo~i} pubblica una monografia sul Maestro.
Tutto ciò dopo che la vedova dell’artista aveva donato nel 1987 la maggior parte delle opere di Venucci alla Moderna Galerija.
Romolo Venucci (Fiume, 1903-ivi, 1976), che ha attraversato vittoriosamente buona parte dei territori più impervi dell’arte del nostro secolo con quel piglio sicuro che gli ha consentito di muoversi agevolmente fra realismo e movimenti d’avanguardia è stato anche maestro dei più importanti pittori italiani di Fiume di questi ultimi trent’anni e “patriarca e mentore degli artisti del Gruppo Nazionale” (Gioseffi).
Il maestro più grande dell’arte del Gruppo Nazionale Italiano dell’Istria e di Fiume, rilanciato, e quasi riscoperto, soprattutto per merito della sua allieva Erna Toncinich, con la mostra antologica di Passariano del 1979, ora è stato riconosciuto dalla maggioranza come il più grande pittore fiumano del secolo e come tale, ha affermato Daina Glavo~i}, è entrato a far parte della storia dell’arte croata, come del resto, aggiungiamo noi, il pittore sloveno di Trieste Luigi Spacal è da parecchio tempo entrato a far parte della storia dell’arte italiana. Ma mentre quest’ultimo è stato ampiamente celebrato nella sua nazione d’origine, per Venucci (come U.I.I.F. ed U.P.T.) non siamo stati altrettanto bravi. Venucci è morto nell’agosto del 1976 e nella primavera dello stesso anno è stata allestita una sua mini mostra antologica nella sede della Comunità degli Italiani di Fiume nell’ambito del citato convegno sull’Arte del Gruppo Nazionale Italiano. Mentre nel luglio, a meno di un mese dalla scomparsa del Maestro, viene pubblicata (a cura dell’U.I.I.F. e dell’U.P.T.) la sua raccolta di quindici linoleografie della Cittavecchia di Fiume, con un saggio di Decio Gioseffi.
Questi due riconoscimenti, assieme al primo premio nel Concorso d’Arte e di Cultura “Istria Nobilissima” dello stesso 1976, sono stati gli unici, e tardivi, riconoscimenti che il Maestro ha avuto in vita da parte del Gruppo Nazionale Italiano dell’Istria e di Fiume.
Nel 1985, quando si era ancora in tempo per celebrare degnamente Romolo Venucci come “patriarca e mentore degli artisti del Gruppo Nazionale”, fu allestita una sua minimostra antologica nell’ambito del citato convegno sull’arte del Gruppo Nazione ed Erna Toncinich propose subito (tutte le opere erano ancora presso la famiglia) che fosse fatta una grande mostra e pubblicata una monografia adeguata.
La proposta non fu recepita a livello U.I.I.F.-U.P.T. e le cose sono andate come sono andate e la Moderna Galerija di Fiume ha degnamente celebrato Romolo Venucci come il più importante pittore fiumano del secolo.
In quel fatidico febbraio del 1993 la parte italiana ha contribuito alle celebrazioni con una rassegna di dipinti di Venucci provenienti da collezioni private nella galleria fiumana “San Modesto”, gestita da pittore connazionale Bruno Paladin.
Ora finalmente, dopo sei anni di traversie varie, Sergio Molesi ed Erna Toncinich hanno ricevuto l’incarico dall’Università Popolare di Trieste di redigere la monografia di Romolo Venucci che sarà il contributo italiano (anche con novità rispetto al buon lavoro della Glavoi}) per far conoscere, anche nella patria di origine, il pittore fiumano più importante del secolo.

Nel 1994, nella ricorrenza del trentesimo anniversario della collaborazione UPT – UI, fu istituita l’annuale ex-tempore di Grisignana e la manifestazione, che si svolge nell’ultima settimana di settembre, è cresciuta negli anni con una partecipazione (croati, sloveni, italiani dell’Istria e di Fiume e delle regioni contermini al di qua del confine, cittadini di Alpe Adria e di altri contesti nazionali europei) che, partita da una trentina di unità, ha superato abbondantemente le duecento e con il parallelo elevamento della qualità, anche per la presenza di giurati di altissimo livello quali Ugo Carà, Ottorino Stefani, Giuseppe Zigaina, Toni Biloslav, Ervin Dubrovi}, Daina Glavo~i}, che hanno affiancato lo staff di base formato da Roberto Ambrosi, Sergio Molesi ed Erna Toncinich.
L’ex-tempore, illustrata anche da manifestazioni collaterali di grande rilievo, ha visto tra i vincitori artisti di grande prestigio quali Paolo Cervi Kervischer di Trieste, Alfredo De Locatelli di Gorizia, Hari Ivan~i} di Pinguente, Zdravko Milic di Albona, Claudio Ugussi di Buie e Igor Zenzerovic di Pola e si pone ormai come uno degli eventi artistici più importanti dell’Istria.

Nato da un’idea di Silvio Forza, a partire dal 1993, è stato istituito, all’interno del Concorso d’Arte e di Cultura “Istria Nobilissima”, il Premio Promozione.
L’importante iniziativa prevede che l’artista premiato fruisca di una ragguardevole monografia (a cura di Sergio Molesi ed Erna Toncinich) e dell’allestimento di una mostra itinerante nella nazione d’origine e nei luoghi di insediamento storico del Gruppo Nazionale Italiano dell’Istria e di Fiume.
Il riconoscimento viene così a costituirsi quale una sorta di premio alla carriera ed i volumi finora pubblicati sono divenuti, di fatto, pietre miliari per la conoscenza della creatività artistica dei connazionali d’oltre confine.
Sono stati finora insigniti del Premio Promozione per le Arti Visive: Fulvio Juricic di Pola, audace tempra di sperimentatore, partito dalla lezione espressionistica appresa all’Accademia di Zagabria ed approdato, attraverso i sentieri umbratili dell’astrazione, ad un’oggettualità materica legata al proprio contesto cuturale.
Bruno Paladin di Fiume, segnalatosi ai suoi esordi per la peculiarità della sua naïveté italiana e marinara e pervenuto, nell’animosa traversata delle plaghe del fantastico e dell’ecologico, ad una dimensione oggettuale legata al magico e allo spirituale.
Quintino Bassani di Albona, proiettato nella dimensione nazionale della Croazia essendo operoso a Zagabria e nel contempo partecipe della cultura dell’avanguardia internazionale, ma profondamente legato all’ambiente istriano sì da divenire il più autorevole cantore del paesaggio della sua terra, inteso come topografia simbolica della memoria.
Mauro Stipanov di Fiume, l’allievo più dotato di Romolo Venucci e la più forte tempra pittorica tra gli artisti italiani d’oltre confine, apertosi alla dimensione italiana e internazionale all’Accademia di Belle Arti di Venezia, sì da avventurarsi intrepidamente nella foresta incantata del segno, del gesto, del colore e della materia fino a pervenire alla restituzione della dimensione simbolica della pittura.
Gianfranco Miksa di Fiume, pure lui scolaro eminente di Romolo Venucci, formatosi tra Fiume e l’Accademia di Belle Arti di Roma e capace di farsi interprete autentico dell’ambiente umano e tecnologico del porto della sua città, da cui partire per un’esaltante avventura nel contesto cosmico e spirituale.
Questi cinque artisti sono stati protagonisti negli ultimi anni di memorabili mostre di gruppo, curate da Erna Toncinich con la collaborazione di Sergio Molesi, a Bologna, Firenze e Zagabria.
In queste importanti rassegne faceva parte del gruppo pure Claudio Ugussi, operoso a Buie anche come valoroso insegnante e sensibile poeta e scrittore.
Egli, in augusta compagnia del citato Quintino Bassani e del pure citato fotografo rovignese Virgilio Giuricin, si pone come uno degli interpreti più autentici del paesaggio istriano nel contesto di una globalizzazione senza omologazione e di una contestualità senza autoemarginazione.

La volontà degli operatori estetici d’oltre confine di impegnarsi nella realizzazione di un circuito dell’arte, entro cui muoversi più proficuamente, si manifesta negli ultimi anni con una visita di gruppo alla Biennale di Venezia (guidata da Sergio Molesi), con la proposta di istituire scuole di pittura aperte ai giovani e con la determinazione di creare organismi quali l’Associazione degli Artisti del Gruppo Nazionale Italiano di Croazia e Slovenia ed una Commissione Arti Visive nell’ambito della collaborazione U.I.-U.P.T..
Rientrano nell’ambito dell’azione promossa dall’Università Popolare di Trieste d’intesa con l’U.I. a favore della cultura artistica degli italiani d’oltre confine, anche il restauro di pregevoli edifici di valore storico ed architettonico, quali la Casa Tartini di Pirano, la promozione di saggi di tematica artistica nell’ambito del Concorso Scuola Nostra e la pubblicazione, nei volumi editi dal centro di Ricerche Storiche di Rovigno, di autorevoli testi, per lo più di archeologia istriana, redatti da studiosi italiani e croati.

Chi sono e cosa sono stati, e cosa sono, gli artisti del Gruppo Nazionale Italiano di Croazia e di Slovenia? Si tratta di connazionali formatisi all’arte come autodidatti o diplomatisi come pittori accademici tra Pola, Fiume, Lubiana, Zagabria, Milano, Perugia, Roma e Venezia nel contesto di un proficuo confronto fra la cultura artistica del paese di residenza e quella della nazione d’origine e con la capacità di proiettarsi nella dimensione internazionale, ma nel saldo aggancio alle proprie radici.
Questi autentici operatori culturali, senza complessi di superiorità o di inferiorità, si inseriscono agevolmente ed autorevolmente negli ambienti in cui vivono quali insegnanti, liberi professionisti, animatori culturali e quant’altro nella coscienza di essere portatori di un arricchimento culturale, civile e morale nel contesto in cui lavorano e di costituire un ponte di cultura e civiltà tra l’ambiente di insediamento storico e la nazione d’origine.
La dislocazione sul territorio degli artisti del Gruppo Nazionale Italiano di Croazia e Slovenia si configura come un triangolo i cui vertici sono costituiti dalla zona quarnerina, dall’alta Istria occidentale e dalla parte meridionale della stessa penisola.
A Fiume e dintorni ha lasciato un’impronta indelebile la lezione della scuola di Romolo Venucci, continuata, dopo la scomparsa del Maestro, da Erna Toncinich.
Oltre ai citati vincitori del Premio Promozione del Concorso d’Arte e di Cultura “Istria Nobilissima”, Miksa, Paladin e Stipanov, è operoso nel fiumano Claudio Franck, musicista e pittore animato di foga espressionistica sia che si esprima in modi abbreviatamente realistici o nell’ambito di un’astrazione allusiva o informale.
Nel mentre Loretta Janko ha portato ad esiti prossimi all’astrazione la lezione di Romolo Venucci.
Luciana Hlupar-Trinajstic è passata dall’impressionismo paesaggistico ad un simbolismo spiritualista che trova il modo adeguato di esprimersi nella pittura su stoffa.
Fa parte del gruppo fiumano, in una posizione del tutto particolare, anche Erna Toncinich.
Tipica ed esemplare figura di animatrice culturale e personalità di primo piano e di fondamentale importanza nell’ambito della cultura artistica del Gruppo Nazionale Italiano di Croazia e di Slovenia per la sua attività critica e didattica, Erna Toncinich pratica l’arte sia sul piano dell’espressività personale che su quella della comunicazione sociale.
Esperta in varie tecniche pittoriche e grafiche, ha messo a punto una particolare tecnica mista con la quale ella rimedita antiche raffigurazioni del Medioevo balcanico, nel contesto di una poetica personale ed originale.
Impegnata come critico a promuovere il lavoro altrui, è da qualche anno assente dalla scena espositiva. Sarebbe il caso di occuparsi di lei come artista.
L’ambiente artistico degli italiani della zona fiumana e quarnerina, per la lezione prima di Romolo Venucci e poi di Erna Toncinich, ha visto la presenza negli anni di ben più di trenta artisti, solo tenendo conto di quelli premiati nel Concorso d’Arte e di Cultura “Istria Nobilissima” e “schedati” nell’ambito delle grandi mostre.
Tra questi si possono ricordare Ermanno e Roberto Stell e, più recentemente, Lucilla Micheli e Daria Vlahov quali tipici esempi delle tendenze più avanguardistiche e sperimentali proposte dai giovani.
La tendenza surreale e metafisica è presente sia nel fiumano Alberto Mihich che nel polese Galliani Zanko, nella dimensione popolare dell’autodidatta nel primo ed in quella colta del restauratore di opere d’arte antiche nel secondo.
E così, col viatico dell’arte fantastica, siamo passati all’Istria meridionale, in cui la presenza del problematico e sperimentale già citato Fulvio Juricic si confronta con il ricordo dello scomparso Alfredo Perusko, maestro, nella sua scuola di pittura, dei giovani artisti di Pola.
La sua pittura, di timbro largo e solenne, è animata di componenti di ascendenza cubista, espressionista e surrealista in una sintesi di piglio picassiano con cui è resa la problematica realtà del mondo istriano.
In questa parte del territorio di insediamento storico del Gruppo Nazionale Italiano d’oltre confine si sono mossi sulla scena espositiva oltre venti artisti, tra cui merita ricordare gli scultori Antonio Rubbi e lo scomparso Matteo Benussi, ambedue di Rovigno, di ambito colto e di tendenza astrattizzante il primo, di gusto popolare in un contesto realistico il secondo.
Aleksander Garbin, Solidea Guerra e Igor Zenzerovic rappresentano le tendenze innovative portate avanti dagli artisti più giovani.
Nell’alta Istria occidentale, divisa tra Croazia e Slovenia, la personalità di maggior rilievo è il già ricordato Claudio Ugussi, affermatosi più di trent’anni fa quale vincitore della prima edizione del Concorso d’Arte e di Cultura “Istria Nobilissima”.
Accanto a lui ha operato a lungo Mario Cocchietto, propugnatore di un abbreviato realismo carico di vitalistiche tensioni espressionistiche; mentre Pierpaolo Grzinic e Paolo Lacota si sono attestati, rispettivamente, sul versante accademico e su quello popolare dell’esperienza pittorica.
Nell’ambito della dozzina di artisti di quest’area geografica si possono ancora ricordare la scultrice Maria Benedetti e i pittori Luka Stojnic e Fulvia Zudic, che rappresentano le istanze più innovative proprie delle giovani generazioni.
Prestigiosi outsiders della cultura artistica del Gruppo Nazionale Italiano di Croazia e Slovenia si possono considerare Silvio Pleticos di Dignano, Egidio Budicin di Rovigno e Quintino Bassani di Albona.
Il primo, trasferitosi in Sudamerica, col suo raffinato ed inquietante postcubismo, è entrato ormai a far parte della cultura artistica internazionale, mentre i secondi, operosi a Zagabria, animano la cultura accademica delle valenze espressive desunte dal contesto istriano.
Negli ultimi trent’anni sono stati premiati al Concorso d’Arte e di Cultura “Istria Nobilissima” diciotto fotografi e non è stata mai allestita per loro alcuna rassegna espositiva.
Sarebbe il caso di provvedervi urgentemente.
Bruno Bontempo, Romano Grozic, Mario Valich hanno ricevuto più di un riconoscimento; Luciano Cleva si è distinto per la peculiarità dei suoi modi espressivi in bilico tra l’arte dello scatto e del pennello; ma forse il più grande maestro dell’obiettivo tra gli italiani d’oltre confine, resta il rovignese Virgilio Giuricin, trionfatore in ben otto edizioni di “Istria Nobilissima”.
Egli da parecchi anni si dedica alla promozione dell’arte fotografica dirigendo il prestigioso festival internazionale di Rovigno.
La peculiarità del suo lavoro artistico consiste nel trattare le tradizionali tematiche istriane con la tecnica ed il linguaggio della modernità.
In ciò egli è vicino alla pittura di Quintino Bassani e Claudio Ugussi, orientati anch’essi, come si è visto, in questa direzione, come del resto avviene per il lavoro creativo dell’architetto Mario Perossa di Buie, che ha saputo dare un volto architettonico ben definito ad alcuni aspetti dell’ambiente rurale ed urbano dell’estremo lembo nord dell’Istria croata.
Egli è riuscito a coniugare l’attualità dei modi operativi della globalità internazionale con i valori del contesto temporale e spaziale, come si vede nelle costruzioni delle sedi delle comunità degli italiani del Buiese, tra cui spicca per funzionalità espressiva quella di Momiano.

Questi artisti, coniugando sapientemente tradizione ed innovazione, peculiarità e totalità, contesto e globalità, si sono ben piantati con i piedi per terra e hanno volto gli occhi alla vasta scena del mondo nella tenace volontà di sfuggire all’emarginazione di un’arte chiusa, folclorica e senza prospettive culturali, ma anche di evitare l’omologazione e l’appiattimento su un gusto spesso imposto da una globalizzazione senz’anima e senza cuore.
È una faccenda questa che riguarda tutti, ma per un gruppo nazionale minoritario è una questione di vita o di morte e gli artisti del Gruppo Nazionale Italiano di Croazia e di Slovenia l’hanno capito benissimo.

Come si vede, gli artisti del Gruppo Nazionale Italiano dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, promuovendo e facendo promuovere il loro lavoro creativo, si pongono quali efficaci modelli di comportamento per tutti ai connazionali che vivono in Croazia e Slovenia, quali testimoni di cultura e civiltà che arricchiscono l’ambiente in cui vivono e quale prezioso tramite tra le realtà statuali dei territori di insediamento e la nazione d’origine.
Ma molto resta ancora da fare per rendere più efficace tale importante funzione culturale e civile.
Oltre a quanto già intrapreso, è necessario catalogare opere degli autori apparsi nelle diverse edizioni del Concorso d’Arte e di Cultura “Istria Nobilissima” e nelle mostre collettive e personali, sì da realizzare una sorta di censimento degli operatori artistici del Gruppo Nazionale.
È necessario istituire la già ventilata Associazione degli Artisti del Gruppo Nazionale Italiano dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia e promuovere la realizzazione di spazi espositivi a Trieste e nei principali centri d’oltre confine (almeno tre) per istituire un proficuo circuito di mostre scambio.

È necessario programmare incontri, seminari, convegni, visite ed escursioni di studio per artisti, critici, operatori museali, insegnanti del Gruppo Nazionale per promuoverne l’aggiornamento culturale.
Sono questi appena alcuni degli interventi che l’Università Popolare di Trieste, anche nella fausta ricorrenza del Centenario della Fondazione, potrebbe realizzare perché l’arte divenga un proficuo strumento di comunicazione e gli artisti, come si è espresso Antonio Pellizzer, continuino ad essere un ponte tra le realtà statuali di insediamento e la nazione d’origine.