110 anni di attività

CERIMONIA PER I 110 ANNI, DELL’UNIVERSITA’ POPOLARE DI TRIESTE

Il 2 dicembre 2010, nella Sala del Consiglio Comunale di Trieste, ha avuto luogo la cerimonia per celebrare i 110 anni dell’Università Popolare di Trieste, cui hanno partecipato il Sottosegretario agli Esteri, Alfredo Mantica, e numerose autorità: il Sindaco, Roberto Dipiazza con il presidente del Consiglio Comunale, Sergio Pacor, il presidente della Regione FVG Renzo Tondo, la presidente della Provincia, Maria Teresa Bassa Poropat, il presidente dell’Università Popolare di Trieste Silvio Delbello, gli Ambasciatori d’Italia a Lubiana e Zagabria, i Consoli di Fiume e Capodistria, nonché rappresentanti delle istituzioni della Comunità Italiana in Istria e a Fiume.
Nel corso della cerimonia sono stati conferiti alcuni importanti riconoscimenti.

FONDATA NEL 1899 L’Università Popolare di Trieste fu fondata il 27 dicembre 1899 dal Comune di Trieste (con l’approvazione di una delibera presentata al Consiglio Municipale dalla Commissione all’Istruzione pubblica) e diede inizio alla sua attività il 2 dicembre 1900. Fin dalla sua nascita, l’“Ente morale culturale d’istruzione” – come venne denominato allora – voleva rispondere al “bisogno sentito dalle masse di una maggiore cultura generale” per cui, su proposta della Commissione all’Istruzione pubblica comunale, fu istituita l’Università Popolare che avrebbe avuto il compito di disporre lezioni pubbliche “atte a sollevare la cultura della popolazione”. Da allora l’Università Popolare svolse a Trieste e nei suoi dintorni un programma culturale sempre più vasto, organizzando corsi d’istruzione di vario genere, concerti pubblici, escursioni didattiche e altre iniziative, cui collaborarono i migliori ingegni della città e illustri studiosi provenienti dall’allora Regno d’Italia.

UNA «SCELTA DI VITA» FONDAMENTALE È anche vero che negli anni Sessanta del ‘900 l’Università Popolare di Trieste compie una scelta “di vita” importante, diventare il soggetto privilegiato di collegamento tra il Governo italiano e la minoranza in Istria, Fiume e Dalmazia.
Nel 1962, il Segretario Generale dell’Università Popolare di Trieste, aderendo all’invito dell’allora Console generale a Capodistria, prese contatto con il gruppo etnico italiano dell’Istria, assistendo ad una rassegna di folclore italiano a Dignano. E tutto ebbe inizio. Per più di quarant’anni l’Università Popolare di Trieste crebbe all’interno di questo rapporto. Sono i suoi decenni di vita più recenti che ne hanno caratterizzato il ruolo, forse lontano apparentemente dalla funzione assunta agli inizi del secolo scorso, certo non meno importante. Le attività di conservazione culturale istituzionalizzate nell’ambito della collaborazione si riassumono in un elenco difficile da sintetizzare: concessione di borse di studio a connazionali diplomati e contributi speciali di studio a intellettuali, ricercatori o tecnici; missioni scientifiche brevi in Italia; contributi speciali di perfezionamento a professionisti;assegnazione a tutti gli scolari e studenti delle scuole italiane dell’ex Zona B e dei territori ceduti di tutti i libri occorrenti per l’anno scolastico in corso, sussidi didattici occorrenti e incremento delle biblioteche e delle sale di lettura in tutte le sedi delle comunità italiane; borse-libro individuali per il libero acquisto di libri in lingua italiana; corsi d’istruzione ordinari annuali promossi in tutte le sedi; escursioni culturali a Trieste con frequentazione di ambienti culturali, scientifici, musicali e teatrali; viaggi d’istruzione in Italia per la conoscenza diretta del Paese d’origine; seminari annuali di aggiornamento didattico; stagione concertistica annuale; concerti popolari di piazza, club musicali; sviluppo e valorizzazione dei complessi folcloristici istriani, fiumani e quarnerini; dotazione progressiva di tutte le comunità e scuole italiane d’Istria e di Fiume di apparecchi televisivi a colori provvisti di video-registratori; collaborazione con la Tv di Capodistria: premio annuale d’Arte e Cultura “Istria Nobilissima”; mostre d’arte, esposizioni fisse e itineranti; tavole rotonde; attività editoriale permanente; colonia-soggiorno montana estiva organizzata a giugno e luglio a favore di figli di connazionali di età inferiore ai 14 anni: educazione fisica e attività sportive; attrezzature, arredamento, conservazione e manutenzione ordinaria e straordinaria della scuole e sedi di comunità italiane: Centro di Ricerche storiche di Rovigno: collaborazione a sostegno dell’EDIT di Fiume.

UNA GRANDE MOLE DI LAVORO Una mole di lavoro alla quale si è cercato di dare visibilità durante l’anno con conferenze tematiche presso la sede dell’Università Popolare di Trieste per opera dei collaboratori dell’ente alla presenza di un pubblico triestino che sta riscoprendo un’istituzione “antica”, forse ad una svolta. Uno sguardo concentrato sulla città, più di quanto sia stato fatto nel passato. In questa duplice funzione, sempre per altro espletata, s’innesta l’idea di rinnovamento dell’Università Popolare di Trieste.(rtg)

DELEGAZIONE DELL’UNIVERSITA’ POPOLARE DI TRIESTE A ROMA
In occasione dei festeggiamenti per il 110° anniversario della fondazione dell’Ente Morale Triestino, una delegazione guidata dal Presidente Silvio Delbello, con Ferdinando Parlato e Dennis Zigante del Consiglio Direttivo, il Direttore Generale Alessandro Rossit e i componenti l’organico dipendente, si è recata a Roma per due importanti appuntamenti.
La delegazione dell’Università Popolare di Trieste, Ente riconosciuto da quasi cinquant’anni, insostituibile braccio operativo in Slovenia e Croazia per conto del Ministero degli Affari Esteri italiano per i campi d’azione a sostegno della Comunità Nazionale Italiana ivi residente, è stata ricevuta negli Uffici del Ministero degli Affari Esteri alla Farnesina, Direzione Generale per l’Europa.
Dopo un cordiale indirizzo di benvenuto da parte del Vicedirettore Massimo Guariglia e dalla Dottoressa Mara Tosi, i rappresentanti dell’Università Popolare di Trieste hanno visitato la Collezione d’Arte Moderna della Farnesina, esposta per sezioni nella imponente sede ed illustrata con particolare attenzione e passione dal Ministro Plenipotenziario Massimo Spinetti.
In una riunione con il Direttore Generale Amb. Mario Salvatore Bova, il Presidente Silvio Delbello e gli altri componenti il Consiglio direttivo dell’Ente, hanno esaminato alcuni aspetti relativi all’attività in favore della Comunità Nazionale Italiana.
Nel frattempo, i funzionari dei vari Settori Operativi dell’Università Popolare di Trieste, hanno avuto modo di attuare un fruttuoso confronto con il Capo Segreteria Direzione Generale per i Paesi d’Europa Dott. Emanuele de Maigret, già Console Generale d’Italia in Brasile ed a Varsavia.

Successivamente accompagnati dal Vescovo di Trieste, Monsignor Giampaolo Crepaldi, la delegazione ha partecipato all’Udienza Generale del Santo Padre di mercoledì 17 novembre.
Grazie all’interessamento del nostro Vescovo, i partecipanti triestini, sistemati nei posti d’onore, hanno avuto la soddisfazione di sentire il nome dell’Università Popolare di Trieste, chiamata fra le delegazioni presenti all’evento.
Alla fine dell’incontro, Monsignor Gianpaolo Crepaldi ha consegnato a Benedetto XVI la targa ricordo dell’Università Popolare per i suoi 110 anni di attività culturale e d’istruzione.

TAVOLA ROTONDA PER I 110 ANNI DELL’UNIVERSITA’ POPOLARE DI TRIESTE

Si è chiusa con un giro di interventi di tutti i relatori riuniti, la serie di conferenze che l’Università Popolare di Trieste ha voluto dedicare, nella sua sede di Trieste, ai 110 anni dalla sua fondazione. Diego Redivo per la storia, Renzo Nicolini per la scuola, Paolo Quazzolo per cultura e spettacoli, Irene Visintini per le attività culturali, Elvio Guagnini per la letteratura, Sergio Molesi per l’arte nei suoi diversi aspetti, Luciano Lago per l’editoria e, unico assente per impegni di lavoro in Sicilia, Ivano Cavallini per la musica. L’argomento della serata, introdotta dal presidente dell’Università Popolare, Silvio Delbello, riguardava riflessioni e proposte su iniziative per il futuro in grado di creare ulteriori volani di crescita dell’UPT a Trieste e nel rapporto con la minoranza italiana in Slovenia e Croazia dopo più di quarant’anni di collaborazione.

ISTRIA NOBILISSIMA

L’apporto di ognuno dei relatori si è focalizzato sui settori di competenza con proposte che in parte ricalcano iniziative già tentate, in vario modo, nel passato e poi eclissate per mancanza di fondi o di precisa volontà di realizzarle. Vedi, per esempio, il dibattito su Istria Nobilissima che ha impegnato per decenni gli autori della minoranza che anelavano ad uscire dai confini comunitari, ma le cui opere rimanevano circoscritte a confini geografici ben definiti. Ma i tempi cambiano, nei decenni è nato il premio promozione e non è detto che nel futuro, sia proprio l’Università Popolare a proporre i nostri autori ad un grande editore… O sia proprio l’apporto dell’Ente triestino che riesca a riportare in auge le rassegne delle filodrammatiche delle scuole che riuscivano nel passato ad essere un volano di creatività, una fucina per i bisogni del Dramma Italiano, e così via. Questione di mezzi più che di idee, come ha sottolineato il prof. Luciano Lago, per cui è giunto il momento di sinergie e progetti che investano maggiormente la Regione FVG, ma anche l’Europa in seno a nuovi processi di collaborazione finanziati in ambito internazionale.

SCUOLA Mentre nel corso dei decenni è andato affievolendosi il rapporto dell’Università Popolare di Trieste con la città, che va quindi ripensato e rinvigorito, è cresciuto il contatto, anche quotidiano, con la minoranza. Facile cogliere, quindi, umori e situazioni di disagio. La scuola, per esempio, che negli anni Novanta ha subito un arresto nella politica dei quadri e nella campagna per la sensibilizzazione delle famiglie alla necessità di un’educazione in lingua italiana dei loro figli in una società di contatto ed osmosi che non supporta tali bisogni se non da parte di una popolazione con un forte senso d’appartenenza ad una cultura specifica del territorio. Paradossalmente era necessario sentirsi italiani quando c’era una minaccia palpabile di assimilazione forzata che oggi si stempera nei nuovi corsi della storia. Bisogna creare, quindi, nuove opportunità da offrire ai connazionali – afferma Diego Redivo –, attraverso un processo economico che rappresenta oggi l’unico linguaggio di immediata rispondenza a livello sociale.

INVESTIMENTI Investimenti, realtà in cui si parla italiano, sono le mete di un processo già per altro focalizzato nel passato all’interno della medesima Comunità Nazionale, ma forse in anticipo sui tempi storici. Oggi più che mai attuale. Altrimenti in qualche decennio e la minoranza è destinata a scomparire – ribadisce Redivo –, la cultura è importante, ma non basta a mantenere viva una comunità. Però serve. Così come sottolineato da Elvio Guagnini, da Irene Visentini, da Paolo Quazzolo impegnati nel dialogo su educazione universitaria, teatro, letteratura.

CULTURA L’Università Popolare di Trieste, soprattutto in campo artistico, grazie all’impegno diretto e costante di Sergio Molesi, è riuscita a realizzare il progetto che la minoranza avrebbe voluto veder estendere anche agli altri mondi della creatività, in particolare quello letterario: ovvero portare gli autori in Italia, esporne le opere attraverso le quali raccontare la realtà di una minoranza che troppo spesso viene collocata all’interno di luoghi comuni. Vedi l’italiano di dubbia qualità dei ragazzi delle scuole, l’uso frequente del croato come lingua del rapporto tra coetanei, un teatro chiuso e distante, un’informazione implosiva. Tutto vero, ma solo se rapportato al contesto in cui questi procedimenti hanno avuto modo di formarsi e consolidarsi spesso anche per l’assenza di strumenti adeguati di tutela a sostegno della minoranza stessa.

Il ruolo dell’UPT è stato fondamentale e può continuare ad esserlo solo se l’Italia prenderà veramente coscienza dell’esistenza di una minoranza che, in quanto tale, può traghettare dall’Adriatico all’Europa un messaggio di storia e civiltà spesso poco nota se non sconosciuta alla maggior parte degli italiani per non parlare degli altri popoli europei.
Il 4 giugno l’UPT si prepara a presentare a Trieste un’altra iniziativa importante: una mostra sui 110 anni dalla sua fondazione, con un’appendice sulla scuola di acquaforte della Sbisà ed una su ciò che l’UPT ha realizzato in campo scolastico ed educativo. Il tutto propedeutico per un futuro che, nelle parole dei relatori e del presidente, intende essere significativo e pregnante. (Rosanna Turcinovich Giuricin)

CICLO DI CONFERENZE IN SEDE

Per ricordare doverosamente i centodieci anni di vita, è stato predisposto un ciclo di conferenze presso la sede di Piazza del Ponterosso a Trieste, sostenute da illustri docenti: tra cui, il prof. Diego Redivo, che ha inaugurato il ciclo di conferenze, parlando della Storia dell’Università Popolare. Egli ha curato anche il volume che raccoglie documenti e momenti di sviluppo dell’ente stesso. Una storia che ci riporta al 1899, anno in cui a Trieste nasce una delle prime Università Popolari, che inizierà la sua attività il 2 dicembre del 1900.
Le Università Popolari si fondano, tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo in vari Paesi per venire incontro alle esigenze del popolo.
Una delle prime sorge proprio a Trieste per volontà del Comune il 27 dicembre 1899. Trieste faceva parte allora dell’Impero asburgico e uno dei principali contrasti tra il Comune, liberal-nazionale, espressione del movimento irredentista, e il governo di Vienna riguardava proprio l’istituzione di una Università Italiana. Non potendola ottenere, il Comune volle l’Università Popolare per diffondere la cultura italiana tra le classi più umili.

Così veniva allora ufficialmente costituita l’Università del Popolo di Trieste e va ricordato che del Comitato speciale fecero parte, sin dall’inizio, uomini della statura di Felice Venezian, Giuseppe Caprin e Riccardo Pitteri.
Poi l’Università Popolare rimase inoperosa per i lunghi anni della guerra e appena nel gennaio 1919 tornò a riunirsi la Commissione ordinatrice.
Nel 1924 l’Università Popolare cessò di essere un’istituzione municipale e venne trasformata, per volontà di un’Assemblea di soci, in una società autonoma.
Dopo il 1925 l’Università Popolare non poté mantenere la propria autonomia, almeno in linea di diritto; di fatto i suoi dirigenti poterono continuare le loro attività tradizionali, con una certa larghezza di vedute da parte delle autorità di allora: ciò apparve specialmente negli anni 1938/1940, quando i dirigenti dell’Università Popolare poterono dichiarare apertamente di non voler dedicare conferenze, lezioni o conferenze di propaganda alle leggi razziali ed alla guerra, allo scoppio della quale l’attività rallentò e poi cessò.
La disfatta dell’ 8 settembre 1943, oltre all’interruzione di ogni contatto con la Nazione madre, significhrà per gli abitanti dei territori perduti dell’Adriatico orientale una sola drammatica parola: Esodo.
Chi se ne va vive una lacerazione profonda nelle relazioni e negli affetti più cari – sottolinea Redivo -, chi rimane subisce lo scempio del vedere una slavizzazione che travolge ogni cosa, mettendo in seria difficoltà le strutture politico-culturali di quella che ormai sta diventando una minoranza e fatta operare nel disagio e nell’isolamento più grandi, fin dalla sua fondazione, l’Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume.
Come (imparzialmente) scrive Arrigo Petacco nel suo libro sull’esodo, il Governo italiano non comprende subito la situazione terribile che stanno vivendo gli italiani dei territori perduti, ma cerca in tutti i modi di contenere l’esodo.
Che comunque, alla fine, avviene, in modo emblematico come quello che lasciò quasi deserta Pola.
Nel 1947, mentre a Parigi si preparava il testo del Trattato di pace con l’Italia, durissimo per i giuliani, gli istriani e i dalmati, un folto nucleo di cittadini, deliberarono di ricostituire l’Università Popolare di Trieste, ispirandone l’attività ai principi tradizionali e dando pronto avvio alla “Scuola di lingue straniere” ed a molteplici corsi d’istruzione periferici e provinciali, estendendo il suo impegno a tutto il territorio del Carso, della Val Rosandra ed al Muggesano ed organizzando concerti, iniziative di orientamento professionale, spettacoli teatrali, viaggi, mostre, ecc.
Nel 1954 veniva firmato a Londra il famoso “Memorandum d’intesa” che stabiliva, oltre ai nuovi confini fra Italia e Jugoslavia, la suddivisione del Territorio di Trieste in due Zone: la Zona A (amministrata dall’Italia) e la Zona B (amministrata dalla Jugoslavia). Il “Memorandum” consentiva all’Italia di occuparsi degli italiani rimasti limitatamente alla Zona B, cioè solamente di quelli residenti nel Buiese e nel Capodistriano, escludendo da ogni ingerenza, anche culturale, le zone esterne ad essa: Rovigno, Pola, Fiume, Dignano, Písino, Cherso, Lussino e così via.
Il Memorandum di Londra vincolava lo Stato italiano, i suoi organi ufficiali e istituzionali, ma nessuno avrebbe potuto impedire a un Ente privato, non statale di prendere contatti e di formulare programmi con un analogo Ente jugoslavo che rappresentasse gli italiani rimasti.
Per l’Università Popolare di Trieste il 1963-1964 è l’annata fondamentale.
È l’anno in cui l’allora presidente dell’Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume, il neo eletto Antonio Borme, – racconta Redivo al numeroso pubblico – si rese conto dei cambiamenti in atto e intese rafforzare il ruolo della minoranza, iniziando un proficuo dialogo con le istituzioni italiane.

Ed è l’anno in cui il Segretario Generale Luciano Rossit, decide di iniziare quella che sarà, da quel momento in poi, la meritoria opera di salvaguardia e tutela della lingua, della cultura e dell’identità di appartenenza di una parte di popolazione che aveva vissuto fino ad allora in territorio italiano e che ora apparteneva alla Jugoslavia. Concordando un primo piano di interventi, per assicurare ai connazionali che non erano esodati il mantenimento della propria identità nazionale, lo sviluppo e l’aggiornamento culturale e scientifico e la difesa della propria lingua. Il lavoro cominciò subito e si sviluppò rapidamente fra mille difficoltà, frapposte dalla scarsa simpatia della Jugoslavia e dagli ostacoli dell’opinione pubblica triestina e di una certa parte degli schieramenti politici di Trieste, che consideravano gli italiani rimasti come “traditori”.
Gli accordi – ha detto Redivo – tra l’Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume e l’Università Popolare di Trieste vengono siglati a Rovigno, nel settembre 1964, in un incontro che si tiene nella sede del locale Ginnasio italiano, alla presenza del Segretario Generale Luciano Rossit, del Vicepresidente Giuseppe Rossi Sabatini e del Presidente dell’UIIF Antonio Borme.
La collaborazione tra l’Università Popolare di Trieste e l’Unione degli Italiani dell’Istria e di Fiume (dal 1991 Unione Italiana), iniziata nel 1964, si è arricchita nel giugno del 1967 di una manifestazione “di grandissimo rilievo, e cioè del concorso annuale Istria Nobilissima”, mirante a stimolare e valorizzare tutte le forma creative d’arte e di cultura comprendendo la letteratura inventiva, la saggistica, le arti visive, la composizione musicale, le arti rappresentative e i servizi giornalistici d’informazione.
Il 1978 è l’anno in cui, dopo gli Accordi di Osimo, che ratifica di fatto definitivamente i confini stabiliti dal Memorandum di Londra, l’Istituto triestino viene ufficialmente delegato a operare in Istria, nel fiumano e nelle isole quarnerine come braccio operativo del Ministero degli Affari Esteri del governo italiano.
Il compito e il ruolo dell’Università Popolare di Trieste, appunto la salvaguardia e la tutela dell’unica minoranza autoctona d’oltre confine, sono così ufficialmente sanciti.
I cambiamenti politici avvenuti nell’ex Jugoslavia fa sì che, con la fine del regime comunista, si risvegli il Gruppo Nazionale Italiano, facendo registrare un considerevole aumento nella quantità numerica dei connazionali iscritti alle varie Comunità, con il conseguente intensificarsi delle attività promosse dall’Unione Italiana e dall’Università Popolare.
Le attività si fanno sempre più numerose, incentivando in tutti i modi la promozione della lingua e della cultura italiana, spesso con ottimi risultati, contribuendo in modo notevole allo sviluppo culturale, artistico, storico e umano dei connazionali dell’Istria, Fiume e Dalmazia.
Nella fase finale – ha concluso il professore – in particolare di questi ultimi anni fondamentale è il ruolo delle due istituzioni per un primo riavvicinamento tra esuli e rimasti, nell’ottica di un’apertura mentale che si è tradotta in un ampliamento della valenza di ogni singola attività culturale. (Guido Giuricin)

LE SCUOLE ITALIANE IN ISTRIA E A FIUME

Nell’ambito delle manifestazioni organizzate per ricordare i centodieci anni di vita dell’Università Popolare di Trieste, si è svolta presso la sede dell’Ente, la conferenza del prof. Renzo Nicolini, intitolata “Le Scuole italiane in Istria e a Fiume”.
“Insegno in Istria dal 1993 – ha affermato Nicolini – in piena disgregazione della Jugoslavia, molti insegnanti stavano fuggendo dalla Croazia e le scuole della minoranza italiana avevano bisogno di personale, così, iniziai a lavorare a Buie d’Istria, un po’ per caso. Insegno anche a Trieste, proprio questo fatto, il poter lavorare in entrambi i contesti didattici mi ha permesso di poter comparare l’evoluzione dei ragazzi di qua e di là del confine. Profondi quelli verificatisi in Istria: all’inizio insegnavo a ragazzi che avevano vissuto la gran parte della loro infanzia nella Jugoslavia socialista, ora a ragazzi nati in un contesto molto diverso”.
La conoscenza dell’italiano – rileva – non è migliorata nel corso degli anni, anzi: da un lato perché l’accesso alle scuole Italiane in Istria non è precluso alle famiglie di lingua croata, un valore aggiunto sicuramente, anche perché eventuali chiusure come limitare gli iscritti ai soli figli di genitori italiani o come aveva tentato di fare l’allora ministro dell’Istruzione Lilia Vokic, emanando un decreto che vietava l’ iscrizione ad asili e scuole italiane a chi non avesse almeno un genitore di nazionalità italiana.
Chiusure che si rischiano comunque – secondo il suo parere – vista la curva delle iscrizioni che dal 1995 ad oggi porta ad una sensibile riduzione degli iscritti, dovuta soprattutto ad un fattore endemico, il calo demografico, che infatti ha influenzato in egual modo anche le iscrizioni alle scuole della maggioranza.
I ragazzi quindi, tendono ad esprimersi in croato o in sloveno, pur essendo figli di matrimoni misti o di nazionalità italiana, anche perché probabilmente pur parlando in italiano all’interno del proprio nucleo familiare, o durante le ore di lezione, si tende a socializzare nella lingua del contesto esterno in cui si svolge la propria quotidianità.
Lo stesso fenomeno infatti, viene riscontrato negli istituti della minoranza slovena in Italia, dove, dopo un sensibile aumento degli iscritti di madrelingua italiana, visto il valore aggiunto rappresentato dalla conoscenza dello sloveno, soprattutto a Trieste, ha portato molte famiglie ad iscrivere i propri figli negli istituti della minoranza, determinando di fatto, che la lingua predominante nei corridoi sia l’italiano.
Anche la qualità dell’insegnamento è altalenante, dovuta ad un frequente ricambio di personale che naturalmente preferisce fare supplenze in Italia dove la retribuzione risulta essere maggiore. Fattore che determina delle difficoltà nell’evoluzione di un percorso di studi omogeneo.
Oggi comunque la mobilità è in aumento, vi è stata una crescita economica, vi sono più opportunità di scambio. Non è inoltre da sottovalutare il fatto che la maggioranza di chi prosegue gli studi lo fa a Trieste, oltre che a Udine, Padova e Venezia, grazie alle borse di studio che ad esempio quest’anno saranno 28, per annualità di 4.700 euro a studente, un incentivo non indifferente. Si stima siano circa un terzo degli iscritti nelle scuole italiane in Istria a proseguire gli studi in Italia, anche grazie all’accesso diretto all’università italiana pur avendo un diploma di scuola media superiore di quattro anni, uno in meno rispetto agli studenti italiani. Motivo per cui anche diverse famiglie croate scelgono questo percorso, che oltre ad offrire la conoscenza di una lingua in più, permette ai figli di accedere alle facoltà italiane senza restrizioni burocratiche ed esami integrativi che dovrebbe affrontare uno studente proveniente dagli istituti della maggioranza.
Nonostante tutto, vi sono molte differenze nelle relazioni con l’area slovena e l’area croata dell’Istria.
Ha influito in particolar modo la minoranza slovena in Italia: vivace e intelligente nel suo modo di agire, soprattutto da quando la Jugoslavia è crollata. Hanno trovato varie modalità – secondo Nicolini – attraverso le quali allacciare rapporti con la madre patria, senza bypassare però l’Italia. Hanno spinto in tutte le maniere affinché si stringessero rapporti tra le scuole della minoranza slovena in Italia, scuole della maggioranza slovena in Slovenia o della minoranza italiana in Slovenia. Questo non si è verificato in Croazia, non esistendo una minoranza croata in Italia che potesse avere un ruolo altrettanto importante”. (Guido Giuricin)

UNIVERSITA’ POPOLARE, CULTURA D’AVANGUARDIA

A parlare di “Cultura e Spettacolo” nel III incontro celebrativo per i 110 anni dell’Università Popolare di Trieste è stato Paolo Quazzolo, docente di Drammaturgia all’Ateneo triestino che, nella sede dell’Ente di piazza Ponterosso 6, introdotto dal Presidente Silvio Delbello, si è addentrato in un dettagliato excursus attraverso l’ottica e la dimensione dello spettacolo nel corso di questi lunghi decenni.
La storia dell’Università Popolare di Trieste infatti, ha precisato Quazzolo, nel settore dello spettacolo si può dividere in due periodi, il primo dedicato perlopiù a conferenze, il secondo invece, dal 1946 in poi, con un impegno molto più preciso nel teatro sul palcoscenico. E ha posto l’accento sul particolare rilievo che in quella Trieste non ancora italiana avevano le conferenze della domenica che si tenevano nel palazzo della Borsa e per le quali giungevano in città illustri personaggi: tra cui uno dei più vivaci intellettuali di fine ’800, Alberto Boccardi cioè, che tra i primi si occupò del teatro di Ibsen, autore estremamente innovativo per quegli anni, le cui scabrose tematiche non scandalizzarono Trieste, – diversamente dalle altre città italiane – quando venne rappresentata in città, recitata dalla Duse, “Una casa di bambola”.
In particolare, fu nel 1904 che Boccardi parlò nel palazzo della Borsa scegliendo per tema Goldoni, mentre Silvio Benco tenne una serie di conferenze su Schakespeare.
Invitato da Attilio Tamaro poi, Segretario dell’Università Popolare, giunse a Trieste anche il celebre Sem Benelli la cui “Gorgona” rappresentata in prima assoluta, fu un avvenimento straordinario.
Quazzolo ha quindi ricordato l’attività dell’Ente negli anni fra le due guerre, sottolineando come l’Università Popolare, tra l’altro, invitò a Trieste il critico teatrale Silvio d’Amico, fondatore dell’Accademia drammatica di Roma, che parlò del “Teatro italiano dell’800″ e, ritornato una seconda volta nel 1931/32, della messa in scena nel teatro degli antichi e dei moderni. Dopo la sospensione dell’attività durante il II conflitto, l’Università Popolare di Trieste viene rifondata nel 1947 schiudendosi ad una seconda fase di maggior impegno teatrale sul palcoscenico. Anni difficili questi, per la delicata situazione che attraversava Trieste dove nel ’46 venne fondato anche il Circolo della Cultura e delle Arti e nel ’54 il Teatro Stabile di Trieste divenuto nel ’65 Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. Fervide iniziative, cui l’Università Popolare si accomuna nel segno dell’italianità, organizzando corsi di pianoforte, di estetica, di recitazione e dando avvio anche a numerose compagnie filodrammatiche, e alla fondazione del teatro da camera che dal 1950 durò sino al ’56, lasciando una significativa eredità.
Ma una stagione importantissima per l’Ente iniziò nel 1964, allorchè vennero portate numerose iniziative oltre confine con interventi anche nell’ambito teatrale. Nel 1946 infatti, era nato come Compagnia Stabile il Dramma italiano di Fiume, primo teatro stabile italiano, anche se fuori Italia: teatro che causa l’esodo rischiò anche il collasso, evitato allorchè nel 1967 ci fu il sostegno economico dell’Università Popolare. Successivamente negli anni Ottanta iniziò un’intensa collaborazione e una attiva coproduzione tra la Contrada e il Dramma italiano di Fiume: in scena nel 1998 fu portato anche “L’assente”, l’unico romanzo di Bruno Maier, per lunghi anni Presidente dell’Università Popolare. E a conclusione, Quazzolo ha confessato tutto il suo entusiasmo quando si reca oltre confine a tenere conferenze per i nostri connazionali. (Grazia Palmisano)

UNIVERSITA’ POPOLARE, VOCE DEI “RIMASTI”

L’attività culturale svolta dall’Università Popolare di Trieste in Istria, a Fiume e in Dalmazia è stato il tema del IV incontro promosso per celebrare i 110 anni dell’Ente nella sede dell’UpT in piazza del Ponterosso, 6. E’ stata Irene Visintini, introdotta da Silvio Delbello Presidente dell’Università Popolare, ad addentrarsi con puntualizzazione nel fervore delle iniziative che sin dall’inizio l’Università Popolare ha voluto promuovere tra i connazionali, e ha ricordato il nuovo corso che l’Ente assunse intorno alla metà degli anni ’60 allorchè “orientò il proprio impegno prevalentemente a favore della minoranza italiana in Istria, nel Quarnero e in Dalmazia”, a favore cioè dei “rimasti” e della necessità che sentivano di mantenere i legami linguistici e culturali attraverso un proficuo rapporto con la Nazione d’origine. La relatrice ha sottolineato l’incremento dato alle biblioteche e alle sale di lettura in tutte le sedi delle Comunità Italiane, alla formazione della Biblioteca scientifica di Fiume, a escursioni culturali a Trieste, a collaborazioni con la Tv di Capodistria, a tavole rotonde. Oltre a promuovere tra i connazionali una larga diffusione dei libri e della stampa italiana, di testi scolastici e sussidi didattici, di audiovisivi.
E a proposito dell’attività editoriale, Visintini ha posto l’accento sull’Edit di Fiume, casa editrice italiana di tutte le pubblicazioni in lingua italiana, in particolare “La Voce”, e la nota rivista culturale “La Battana”. Oggi poi l’Edit, sempre con il sostegno dell’Università Popolare e dell’Unione Italiana si sta prodigando nella promozione culturale di opere letterarie di autori istro-quarnerini, ma anche in importanti progetti editoriali come la collana “Altre lettere italiane”. Rimarcato anche il particolare spessore dei seminari di aggiornamento che hanno preso avvio nel 1965 grazie alla collaborazione dell’Unione Italiana e dell’Univeristà Popolare di Trieste, e i cicli di conferenze e i corsi d’istruzione. Ma quest’Ente ha anche valorizzato gli autori connazionali dell’area istro-quarnerina, incentivando la loro creatività. E molti sono ormai – ha proseguito la relatrice – gli autori noti in Italia, e ha citato quel libro scritto da Nelida Milani Kruljac (rimasta a Pola), e Annamaria Mori (vive a Roma) intitolato “Bora” che è diventato un autentico caso letterario.
Un fervore quello dell’UpT che si è manifestato anche nel sostegno dato a corsi di istruzione, viaggi ed escursioni di studio, serate letterarie a Fiume, Pola, Dignano, Gallesano, iniziate nel ’65 per celebrare il VII centenario della nascita di Dante. Conferenze e seminari spesso affidati a illustri autori italiani, da Bassani a Cassola, a Zanzotto, e tra i giuliani e i triestini Fraulini, Maier, Tomizza, Magris, Guagnini e la stessa Visintini. La quale ha parlato anche del Centro di Ricerche Storiche di Rovigno, attivato nel 1969, che oggi può contare su oltre 50.000 volumi, e ha evidenziato inoltre quel “fiore all’occhiello” dell’Università Popolare e dell’Unione Italiana che è il Concorso d’Arte e di Cultura “Istria Nobilissima” nato nel 1967 che ha tra i suoi fondatori due personalità della cultura istro-quarnerina, e cioè Bruno Maier e Antonio Pellizzer.
Visintini si è addentrata anche nel settore delle arti figurative ricordando come sia stato Sergio Molesi a valorizzare la creatività degli artisti “rimasti”, tra cui quel Romolo Venucci morto nel 1976, celebrato come il più illustre pittore fiumano del secolo. Ma vanno segnalati anche altri artisti quali Fulvio Juricich di Pola, Bruno Paladin di Fiume, Quintino Bassani di Albona, Mauro Stipanov, allievo di Venucci, e il fotografo Virgilio Giuricin. (Grazia Palmisano)

WAGNER, LA MUSICA E IL MITO DELLA NAZIONE

Proseguono gli appuntamenti celebrativi per i 110 anni dell’Università Popolare di Trieste, appuntamenti che si tengono settimanalmente nella sede dell’Ente, in piazza del Ponterosso 6. Ospite dell’incontro numero cinque è stato Ivano Cavallini. Di origine veneta, abita a Trieste dal 1978 e, introdotto da Maria Luisa Chiriacò, Presidente del Comunitato scientifico culturale dell’UpT, ha parlato su “Il mito della Nazione e la musica nei programmi dell’Università Popolare di Trieste”.
Cavallini, che è docente di Drammaturgia musicale e metodologia della critica della musica all’Ateneo di Palermo, ha sviscerato la sua relazione non proseguendo oltre la prima guerra mondiale, perchè durante il ventennio, ha detto, l’Ente fu costretto a rinunciare alle attività concertistiche a favore di altre associazioni culturali, la prima delle quali è stata la Società dei concerti. Nei primi programmi musicali dell’UpT dunque, si può notare con chiarezza un orientamento nazionale a favore dell’italianità di Trieste e della Venezia Giulia attraverso due paradigmi “solo apparentemente contraddittori”, ha precisato il relatore, e cioè la scoperta e la divulgazione della musica antica italiana, e lo studio della musica di Wagner. Gli italiani infatti, ha sottolineato Cavallini, avevano bisogno di un loro Wagner per cementare con miti italiani il senso dell’identità della Nazione. Il Wagnerismo dei triestini invece, aveva due aspetti, e cioè quello spontaneo derivante dalla conoscenza della cultura tedesca, e quello legato all’esigenza del mito. Per quanto riguarda la musica antica, l’Università Popolare è stata promotrice nel 1913 dei primi concerti del triestino Romeo Bartoli con un gruppo scelto di cantori del Teatro Verdi, per eseguire con precisione filologica, autori quali Orazio Vecchi, Giovanni Pierluigi da Palestrina, e altri meno illustri.
Le attività concertistiche, ha detto il relatore, hanno sempre presentato dei repertori variatissimi, e questo impulso lo si deve ad Attilio Tamaro, Segretario dell’UpT, che tra l’altro favorì la nascita proprio di quel gruppo corale guidato da Bartoli. E nel proseguire sull’attività musicale dell’Ente negli anni sino al 1914, Cavallini ha sottolineato che le conferenze dedicate ai drammi Wagneriani indicano l’esigenza di trovare anche per l’Italia un corrispondente all’epica germanica che, assieme alla politica, aveva contribuito alla nascita del primo Reich. Era dunque importante per gli intellettuali italiani, e poi per i compositori, elevare a mito una parte della cultura italiana, come fu il Rinascimento, simbolo stesso dello spirito del nostro Paese.
Cavallini si è quindi soffermato sui conferenzieri che hanno dato impulso all’attività musicale dell’UpT: e ha ricordato Baccio Ziliotto che è stato uno dei primi divulgatori del significato dei drammi di Wagner. Ziliotto, tra l’altro, è stato un profondo studioso di cultura istriana, autore di un importante saggio su “Storia letteraria dell’Istria”. Conferenziere è stato anche il calabrese Fausto Torrefranca, uno dei più grandi musicologi italiani. E ancora, Guido Gasperini, Ettore Romagnoli; da Firenze invece, giunse Arnaldo Bonaventura che parlò di Dante e la musica, argomento ampiamente trattato in una sua poderosa monografia, nel 1904.
Ma il relatore ha messo in evidenza anche, come seguitissime erano a Trieste le conferenze di carattere musicale, e come la musica classico-romantica sia penetrante in città quasi immediatamente, e ciò a differenza di quanto era avvenuto nel resto d’Italia. (Grazia Palmisano)

LUCIANO LAGO, CARTOGRAFO DELL’ISTRIA

Penultimo incontro celebrativo per i 110 anni dell’Università Popolare di Trieste che, nella sede di piazza del Ponterosso 6, ha avuto quale ospite Luciano Lago, già professore di Geografia generale, e Preside della Facoltà di Scienze della Formazione. A presentare Lago che si è addentrato nel tema dell’editoria, è stato il Presidente dell’UpT Silvio Delbello che ha precisato tra l’altro come egli sia stato il suo predecessore alla guida dell’Ente, dal 2004 al 2009. E Lago ha inteso appunto, tracciare un po’ di percorsi su quella che è stata la sua partecipazione all’attività e alle iniziative dell’Ente sin dal 1971. E ha ricordato le sue numerose pubblicazioni di carattere storico-geografico uscite con l’appoggio finanziario o morale dell’Università Popolare, pubblicazioni che, volte a ricostruire la storia del territorio, hanno ricevuto numerose attestazioni di valore. Così, tra gli altri, il volume “Descriptio Histriae” (Lint editore) del 1980, ha vinto il premio Fonda Savio per la miglior opera sulla penisola istriana, mentre “Le Casite” (La Mongolfiera editore) è stato vincitore nel 1995 del premio nazionale dei giovani “Costantino Pavan”, per opere sulle culture locali.
Con l’appoggio morale invece, dell’UpT, è uscita quest’anno l’ultima ricerca di Luciano Lago intitolata “La toponomastica in Istria, Fiume e Dalmazia” (Istituto geografico militare di Firenze).
Il relatore, dopo aver ricordato gli anni trascorsi all’Università e la conoscenza di uomini di vasta cultura quali Bruno Maier, Decio Gioseffi e Arduino Agnelli ed esser riandato allasua passione per la storia della cartografia che ha portato lui a proseguire la carriera nell’ambito geografico – indimenticabile, ha sottolineato, la formazione avuta da Alessandro Cuccagna, docente di ruolo in geografia -, il relatore ha posto l’accento sulle tante escursioni compiute in Istria. E nel ricordare le tante conferenze fatte in Istria, ha sottolineato come le più grandi soddisfazioni le abbia avute dalla partecipazione e dal contatto che ha definito emozionante con i nostri connazionali. Esperienze che lo hanno arricchito nel profondo e anche culturalmente, in una visione più ampia sulle necessità di convivenza.
Ma Lago si è lasciato andare anche ad altri “momenti”, come quando nel 1991 aveva fatto venire gli studenti della minoranza alla Facoltà di Magistero ove, appunto, lui operava. Un atto, questo, che fu molto criticato, poichè proprio quell’anno la Comunità Italiana attraversava molte difficoltà.
Lago ha quindi posto l’accento sul primo numero degli Atti, risalente al 1968, del Centro Storico di Rovigno, e ha citato numerosi titoli sottolineando come fra alcuni giorni uscirà il 39° numero di questi Atti. Ma pubblicata dal Centro Storico di Rovigno è anche quell’opera di notevole spessore, trasmessa in sei dvd con Tv Capodistria, che è “L’Istria nel tempo” a firma di numerosi autori, e stampata pure in lingua croata.
E una particolare puntualizzazione il relatore l’ha riservata alla riedizione anastatica della Divina Commedia edita da Pagnoni (1865-1869) e completata dal testo del Tommaseo (Milano 1968).
E infine, dopo essersi addentrato in numerose altre pubblicazioni, Lago ha posto in risalto il sostegno che l’Università Popolare di Trieste ha rinnovato in questi anni all’Edit, e ha citato in particolare la serie di volumi raccolti nella Collana degli autori italiani dell’Istria e del Quarnero, sotto l’intitolazione “Altre lettere italiane”. (Grazia Palmisano)

LA LETTERATURA ITALIANA IN ISTRIA E A FIUME, IERI E OGGI

Sulla scia degli antenati illustri, tra i quali Quarantotti Gambini, Scipio Slataper, Giani Stuparich, Fulvio Tomizza, per nominarne solo alcuni, i letterati dell’Istria contemporanea continuano a tessere la storia della letteratura italiana.
Gli scrittori Diego Zandel, Anna Maria Mori, Nelida Milani, Dacia Maraini, Lucio Clobas, Marco Coslovich, Giacomo Scotti nonché le riviste “La Battana”, “Panorama”, “Studi Fiumani”, il quotidiano “La Voce del Popolo”, le antologie di “Istria Nobilissima” e la ricca produzione del Centro di ricerche storiche di Rovigno, costituivano il tema centrale dell’ultima conferenza dell’Università Popolare di Trieste, nell’ambito del ciclo di manifestazioni per ricordare i 110 anni dell’Ente.
La “Letteratura italiana in Istria e a Fiume tra passato e presente. Libri, periodici, premi” è il tema trattato da Elvio Guagnini, ordinario di Letteratura italiana dell’Università di Trieste, legato da decenni alle attività dell’UPT, già dal 1975 autore di numerosi seminari e conferenze in varie località istriane sulla letteratura italiana contemporanea in Istria. Dopo un’ illustrazione della ricca e centenaria attività dell’UPT che, attraverso lezioni, conferenze e concorsi letterari quali “Istria Nobilissima” ha concorso al mantenimento e alla promozione della cultura, dell’identità e della letteratura italiana in Istria ed a Fiume, il prof. Guagnini ha delineato i contorni di una letteratura di confine orientale, legata indissolubilmente alle vicende letterarie del paese vicino.
La compenetrazione tra le due letterature, l’italiana della Penisola e quella istriana, è secolare ed è attestata da numerosi esempi. Non solo tutti i movimenti letterari italiani (il romanzo cavalleresco ferrarese, la scapigliatura milanese, il verismo siciliano, ecc.), hanno trovato riscontro in Istria ed a Fiume (legati alla corrente letteraria triestina), ma la letteratura istro-quarnerina – afferma Guagnini – ha espresso in alcuni periodi storici dei personaggi più marcanti di quelli che operavano a Trieste, come avviene, per esempio, nell’intero ’700 con Gian Rinaldo Carli.
Importanti le riviste nate dalla cooperazione tra i letterati istriani e triestini, tra le quali “La Favilla” e la “Solaria”, che proponevano un punto d’incontro tra la cultura istriana e triestina che presentava, a livello regionale, un modello per gli scrittori italiani a livello europeo. Quarantotti Gambini, Enrico Morovich e poi Fulvio Tomizza diventano così protagonisti della storia della letteratura istro-triestina.
Importante per la rivalutazione della letteratura italiana in Istria un saggio il Bruno Maier, “Letteratura italiana in Istria dalle origini al Novecento”, nel quale si propone all’attenzione del pubblico l’apporto letterario di autori istriani, a prescindere dal luogo di residenza, includendo anche coloro che si sono stabiliti in Istria nel secondo dopoguerra. Di notevole interesse i due numeri antologici de “La Battana”, dedicati alla letteratura dell’esodo, dove hanno trovato spazio scrittori “rimasti”, “entrati”, “esiliati” ed i loro figli nati in esilio (come Diego Zandel e Lucio Clobas). Oggi le opere di questi letterati si trovano nei libri di letteratura italiana nei capitoli riservati agli altri territori di confine, la cosiddetta l’Italia fuori Italia, che rivaluta e riconsidera l’apporto degli scrittori italiani di frontiera.
Dalle pagine di Zandel, Clobas, Maraini, Milani e Tomizza (considerati ormai un “canone istriano” della letteratura contemporanea) si delinea un laboratorio interculturale di valenza europea, dove si esaminano problemi di identità, lingua, aspetti antropologici dell’Istria di oggi, in grado di offrire un esempio di sostenimento dello sviluppo delle identità regionali negli ambienti nei quali si verificano incontri multiculturali.
Di notevole importanza per il mantenimento della letteratura di lingua italiana in Istria è il Concorso “Iistria Nobilissima”, nato nel 1986 dalla collaborazione tra UPT e UI, accompagnato dalla pubblicazione di un’antologia degli autori premiati. Il Concorso ha aperto le porte della letteratura “ufficiale” a diversi autori – tra questi Forlani, Tremul, Marchig, Martini, Zanini, Pellizer, Scotti e Cergna – alcuni dei quali sono già inseriti nei cataloghi nazionali. (Daria Garbin)