TRIESTE SETTANTA

Alla Sala Sbisà dell’Università Popolare di Trieste

Una mostra con le immagini di Claudio Erné dal volume “Trieste Settanta” 

di Claudio Erné e Pierluigi Sabatti

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INAUGURAZIONE MERCOLEDì 13 GENNAIO

Agli anni Settanta è dedicata una mostra curata da Claudio Erné e Pierluigi Sabatti, che si inaugura mercoledì 13 gennaio, alle ore 18, nella Sala Sbisà di via Torrebianca 22 dell’Università Popolare di Trieste. Anni di grandi conquiste e di grandi dolori – anticipa il giornalista Pierluigi Sabatti – che abbiamo voluto ricordare attraverso immagini e parole, nell’ambito di un progetto culturale, iniziato a febbraio dello scorso anno con la rassegna sui politici triestini, e proseguito a dicembre con l’edizione del volume “Trieste Settanta”.

Gli anni Settanta, secondo gli autori della mostra, sono ricordati, da un lato, perché in quel periodo l’Italia divenne un Paese moderno dal punto di vista sociale, grazie alle leggi sul divorzio, sull’aborto, sul nuovo diritto di famiglia, e con lo Statuto dei lavoratori, il diritto allo studio con l’accesso facilitato all’Università. Dall’altro lato il terrorismo rosso e nero, con quella che fu battezzata giustamente “strategia della tensione”, creò paura, ansia, incertezza durante tutto il decennio, cominciato con la strage di piazza Fontana a Milano (nel ’69) e concluso con quella di Bologna (1980). Di questa situazione Trieste fu pienamente partecipe, anzi anticipò alcuni fenomeni politici e sociali, diventando, suo malgrado, un laboratorio in cui si sperimentò il primo fallimento dei partiti tradizionali, con la conseguente nascita della Lista per Trieste che seppe interpretare le angosce dei triestini e degli istriani sulle cui teste si era giocata l’ultima partita tra Italia e Jugoslavia: il trattato di Osimo. Trieste fu antesignana negli anni Settanta di un altro fenomeno che devastò il Paese alcuni decenni più tardi: la deindustrializzazione e la lunga inarrestabile erosione di imprese e posti di lavoro che, in parte, vennero assorbiti dall’esplosione del commercio dei jeans, grazie alla nascita di quattro grandi magazzini, 200 negozi, 77 bancarelle nella zona del Ponterosso, 55 nella piazza antistante la Stazione Centrale, numerosi rivenditori ambulanti, molti dei quali abusivi. Ben più importante, anche se allora non ricevette l’attenzione che meritava, fu lo sviluppo del settore scientifico con il centro di fisica di Miramare, insieme a quello sanitario, in particolare per l’esperimento condotto da Franco Basaglia sul modo di affrontare la malattia mentale, che ebbe risonanza mondiale. Gli anni Settanta furono poi importanti per il settore culturale, e mostrarono una grande vivacità del teatro, nell’editoria e nella stampa, nelle arti figurative e nella fotografia, che iniziò un lungo cammino che la porterà di lì a un decennio a essere considerata arte anche dalla critica ufficiale e dalle istituzioni museali.

Trieste, 11 gennaio 2016

da Il Piccolo, edizione 13 gennaio 2015

da Il Piccolo, edizione 13 gennaio 2015

da Il Piccolo, edizione 12 gennaio 2015

da Il Piccolo, edizione 12 gennaio 2015

TRIESTE SETTANTA – Alla Sala Sbisà dell’Università Popolare di Trieste
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