Il Concorso pianistico “Stefano Marizza”, di cui lo scorso ottobre si è tenuta la terza edizione, si distingue da altre consimili manifestazioni per il desiderio di globalità che investe ogni aspetto organizzativo, dalla tipologia delle prove all’avvio di carriera dei vincitori.
Promosso dall’Università Popolare di Trieste (che ha dato un impulso decisivo alla crescita dell’iniziativa) e organizzato in collaborazione con il Conservatorio Statale di Musica “Giuseppe Tartini” di Trieste e la Famiglia Marizza, il Premio è stato aperto a giovani pianisti, diplomati e non, residenti in Italia, Slovenia, Croazia, Ungheria, Austria e a tutti coloro che, pur di nazionalità diversa, frequentavano i conservatori presenti negli Stati sopracitati o vi avevano già maturato il proprio “cursus studiorum”. Il Premio era riservato ai giovani di età compresa tra i 16 e i 27 anni.
Con simili prerogative di ampliamento, il Premio “Marizza” ha assunto il ruolo di censimento dell’ultima generazione pianistica italiana e centro-europea.
Nel corso della competizione, la cui giuria era formata dal Direttore del Conservatorio “Tartini”, M° dott. Massimo Parovel, dai pianisti Massimo Gon, Gyorgy Nador, Dubravka Tomsic Srebotnjak e dal compositore Pavle Merkù, si è avuto modo di confrontare i criteri di valutazione delle scuole più diverse.
Il primo premio è stato aggiudicato al pianista veneto Giacomo Miglioranzi, mentre Attestati di merito sono stati consegnati a due giovanissimi pianisti: Chiara Bertoglio di Torino e Sandro Zanchi di Castelfranco Veneto.
A compendio di concorso, il vincitore e i segnalati si sono esibiti il 26 ottobre scorso presso la gremita Sala Tartini, nel corso di un concerto pubblico in cui sono brillantemente emerse le risorse tecnico-esecutive e lo spessore musicale-interpretativo dei tre giovani pianisti.
Il primo ad esibirsi è stato Sandro Zanchi nella “Ballata n. 1 in sol min. op. 23” di Chopin, resa con morbidezza di tocco e indovinate sfumature nonostante la percettibile emozione, mentre la giovane Chiara Bertoglio, incline all’analisi strutturale del testo con una buona tavolozza di colori, nei cinque “Préludes” (I Livre) di Debussy ha rivelato appieno quella particolare sensibilità per il compositore francese che le è valsa l’affermazione.
Infine, il vincitore Giacomo Miglioranzi, ha fatto vibrare con affondi possenti le asperità, i guizzi e le dissonanze della “Suite op. 14” di Bartok, per poi approdare con enfasi declamatoria al “Carnaval op. 9” di Schumann, che ha suggellato la serata.

Terza edizione del Premio pianistico "Marizza"
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