TRIESTE – Tihamér Hlavacsek, è pianista di solidissima formazione strumentale e di grande intelligenza interpretativa. La civiltà delle sue esecuzioni deriva da una profonda consapevolezza delle necessità insite nelle composizioni e nella propria capacità di esprimerle. Cosicchè, nella prima parte abbiamo potuto ascoltare alcuni brani di Liszt in cui ora prevaleva l’aspetto poetico e meditativo, ora quello drammatico e tragico, evidenziati però sempre da un suono affascinante e coinvolgente. E’ come se il giovane pianista ungherese volesse ricondurre alla bellezza primigenia, pagine corrotte da modi interpretativi consolidati e abusati. In questo modo proiettando luce nuova su un repertorio pianistico che sembrava consunto. Ma il momento “clou” delle serata è stata l’esecuzione della VI Sonata di Prokofiev, in cui Hlavacsek ha evidenziato, con grande lucidità e rigore, la poetica del compositore russo. Con un suono sempre appropriato e un fraseggio teso, abbiamo così potuto apprezzare le ironie sarcastiche alternate alla poetica rappresa e pudica di Prokofiev, il suono sbalzato e graffiante e la dizione liquida e vaporosa, il magma sonoro da cui fuoriescono alcune fra le idee più innovative della musica del ‘900. Così questa lunga ed impegnativa pagina pianistica è riuscita a catturare l’attenzione del pubblico e a scatenarlo in un applauso liberatorio e prolungato, che ha costretto il pianista a due fuori programma, con la pirotecnica “Danza del Fuoco” di Manuel De Falla e con un brano di Chopin.

Hlavacsek, in concerto alla Sala "Tartini" del Conservatorio
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