Debutta in prima assoluta giovedì 30 marzo al Teatro Stabile Sloveno di Trieste, con replica venerdì 31 sempre alle 20.30, il nuovo spettacolo di e con lo scrittore Pino Roveredo e l’attore Maurizio Soldà, che firma anche la regia, Profuganze, che nasce da una grande coproduzione regionale che lega la capofila Associazione culturale Studio Giallo, con l’Università Popolare di Trieste, il Teatro Stabile Sloveno/ Slovensko Stalno Gledališče e il CSS – Teatro Stabile di Innovazione del Friuli Venezia Giulia con il contributo della Regione FVG (prevendite aperte presso la biglietteria da lunedì a venerdì dalle 10.00 alle 15.00 – info al numero 040/ 2452616).
La profuganza – neologismo coniato da Carlo Sgorlon che coniuga la parola profugo e transumanza (come bestie che migrano, “come buoi o pecore traslocate, si lasciano portare”) – è un tema di estrema attualità nella nostra vita. Una situazione che ci riguarderà totalmente perché per quanti muri possiamo costruire l’esodo soprattutto dall’ Africa sarà inarrestabile. La storia dai due autori pone degli interrogativi che non trovano una risposta certa: come verrà cambiata la nostra società da questo fenomeno, infatti, non ci è dato ancora di prevedere. Non rimane quindi che buttare sul tavolo l’argomento e cercare di vivisezionarlo per capire cos’è la profuganza, come si è declinata nel tempo e rintracciare le analogie e le differenze fra le diverse e millenarie “profuganze” che l’uomo ha da sempre praticato. Appunti di riflessioni che portano Roveredo e Soldà a dire che questi profughi, nel loro dolore, si somigliano tutti e che chi comanda ha da sempre determinato chi se ne doveva andare. Quindi da una parte l’identità, lo stato nazionale, i confini e d’altra parte l’escluso, l’esule. Saltellando fra la “Storia” e le piccole, grandi storie individuali, tra il populismo e la propaganda si cerca di capire da cosa è originata l’esclusione, chi ne trae vantaggio e chi è vittima. Uno spettacolo che gli autori hanno affrontato con grande passione, consapevoli che oggi siamo tutti immersi e sommersi dalla società liquida e che quindi le cose sono ancora più complicate ed incomprensibili di sempre. In scena anche il musicista Mariano Bulligan che eseguirà le sue musiche originali dal vivo. La prima verrà accompagnata alle ore 20.00 dall’apertura della mostra 1916-Il cibo. Le donne nel retroterra del fronte dell’Isonzo, un progetto del Dipartimento di storia della Facoltà di lettere e filosofia dell’Università di Ljubljana e della Fondazione Le vie della pace dell’Alto Isonzo.

“Cosa siamo, dove andiamo, cosa facciamo, e come pensiamo, viviamo, respiriamo, ma soprattutto, cosa contiamo? Esitiamo, non esistiamo? Dove finiremo? Dove moriremo? Ma un giorno può essere che torneremo?”, questo l’attacco di uno degli intensi passaggi di testo dello spettacolo, che prosegue “bottino di guerra, merce di scambio, figli inconsapevoli e incolpevoli della sconfitta? Siamo vergogna, siamo disturbo, siamo bestemmia, o siamo il fastidio della polvere da nascondere sotto il tappeto?” […] “Chi siamo? Siamo profughi, viaggiatori d’infelicità, che non sanno dove piangere le loro croci, e ballare la loro eventuale felicità. Siamo profughi di una profuganza che ci distinguerà per tutta la vita”.
“Le nostre giornate passano con le ore senza numero, il tempo è un’incognita, tanto che novembre assomiglia a marzo, maggio è identico a settembre, è tutto uguale! La pioggia bagna il sole, il sole asciuga la pioggia, l’alba insegue il tramonto, e il tramonto attende di essere ingoiato dalla notte. Ecco, è la notte il momento peggiore, ed è lì che i pensieri esplodono col rumore del tormento…” […] “No, qui non cambia mai niente, il sole continua a mangiare la notte, e la notte digerisce i suoi dolori”.

Presentato lo spettacolo “Profuganze” di Pino Roveredo e Maurizio Soldà
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