CRASSIZA – Giornata inaugurale all’insegna dell’arte, quella di sabato, alla Fiera Internazionale dell’Olio d’oliva “Oleum Olivarum” di Crassiza. La manifestazione nasceva 15 anni fa e da allora ha avuto una crescita notevole sia dal punto di vista della qualità che della quantità di prodotti tipici legati all’olio d’oliva, ma non solo. Formaggi, tartufi, prosciutto, miele; tutto ciò che la terra istriana offre e “vuole diventare un brand su scala europea”, almeno stando a quello che ha detto l’assessore regionale all’Agricoltura, Milan Antolovic, presente alla cerimonia di apertura. Antolovic ha anche fatto notare che sul territorio regionale nel 1993 vi erano tre oleifici; oggi ce ne sono ben ventotto.

Edizione giubilare

Ad introdurre la serata è stato Mate Mekis, presidente della locale Comunità degli Italiani, ente ospitante la Fiera. Secondo il giovane connazionale, che ha parlato anche a nome del Comitato locale di Crassiza e del comitato organizzativo, questa manifestazione “è possibile innanzitutto grazie all’iniziativa di un gruppo di olivicoltori che 15 anni fa iniziarono questa avventura senza nessun riscontro mediatico, che è cresciuto esponenzialmente con gli anni. Grazie anche al lavoro di chi – ha proseguito – soprattutto nei primi anni, ha rinunciato alle faccende di casa per dedicare non poco tempo alla complessa macchina organizzativa”.
Il sindaco di Buie Edi Andreasic ha ribadito come l’olivicoltura, ma più in generale i prodotti tipici, debbano diventare il fulcro di quel turismo in qualche modo escluso dai grandi villaggi costieri, di cui però il territorio buiese può andare fiero.
Anche il Presidente dell’assemblea della Regione Istriana, Dino Kozlevac, ha voluto rivolgersi al pubblico affermando che “l’entrata della Croazia nell’UE apre ad un grande mercato, e tanti sogni potrebbero diventare realtà qualora venissero struttati al meglio i fondi che arriveranno da Bruxelles”.
In particolare, ricordiamo che l’Unione Europea stanzia dei fondi proprio per lo sviluppo regionale, che hanno dato una svolta positiva a diverse regioni europee dando l’esempio di fattibilità.
Nel grande tendono allestito alle porte della sede della CI, oltre agli stand degli espositori, è stata allestita una cucina, teatro di due Cooking Show: il primo con protagonista il cantante e conduttore radiofonico “Sajeta”, mentre il secondo con i cuochi dell’Hotel “San Rocco” di Verteneglio.

Degustazioni professionali

Quando si parla di “assaggi” non si parla di “degustazioni”; infatti i due termini si differenziano nella tipologia di analisi del gusto, che nel secondo caso viene fatta rispettando alcune semplici regole. Il più raffinato dei cinque sensi non è una cosa semplice da definire, per quanto bastino pochi elementi come – nel caso dell’olio di oliva – la dolcezza, la piccantezza e il profumo. Le papille gustative dei presenti hanno potuto notare nei vari oli proposti il sapore del pomodoro o della mandorla, laddove l’olio era di un fruttato dolce, mentre il sapore dell’erba appena tagliata, del carciofo o del radicchio sono emersi dai campioni di oli con un fruttato intenso. E’ quello che hanno cercato di spiegare Nada Frankovic e Flavia Vigini Bellè, dell’Associazione per l’analisi sensoriale dell’olio d’oliva di Buie.
All’Oleificio “Benvegnù” è stata allestita una vera e propria sala di degustazione, alla quale gli interessati potevano prendere una postazione e assaggiare diversi tipi di olio in degli apppositi bicchieri scuri (per evitare di manipolare i giudizi in base al colore del prodotto), riscaldati a circa trenta gradi (requisito che consente di percepire i migliori aromi). Grazie alle spiegazioni delle due esperte, gli assaggiatori – tra cui persone di spicco come i sindaci del Buiese e quello di Pola e giornalisti – hanno rappresentato il “consumatore”, che si ritrova a dover scegliere l’olio preferito da usare a tavola.

Questioni di gusto

Ovviamente ogni tipo di olio è abbinabile ad un determinato piatto. “Per condire, ad esempio, il pesce – spiega l’esperta Nada Frankovic – è preferibile un “leccino” o un “pendolino”, oli più leggeri, per evitare di coprire il delicato gusto del pesce. Al contrario, per un cibo un po’ più intenso, si può usare una “bianchera”, molto frequente in Istria, che risulta essere un po’ più amara”. Ovviamente ognuno è libero di scegliere gli abbinamenti più adatti al proprio palato, e la fiera di Crassiza permette a tutti di scoprire delle sfumature riguardo all’uso dell’olio che spesso sfuggono alle tavole di casa nostra.

Daniele Kovacic

Oleum Olivarum, orgoglio della terra
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