Continuano a fioccare i premi per il giovane violinista fiumano Marco Graziani. È dei giorni scorsi la notizia secondo la quale il nome del musicista figura tra i laureati del prestigioso Premio Città di Fiume, accanto a personaggi illustri quali Nedjeljko Fabrio, il prof. Miljenko Uravić, Radojka Šverko e altri.
La candidatura del violinista connazionale è stata avanzata dall’Associazione culturale “Grad”. L’assegnazione del riconoscimento a Marco Graziani è stata argomentata con gli eccellenti risultati ottenuti dall’artista diciottenne in Croazia e nel mondo. Gli attivisti dell’associazione “Grad”, nel proporre Graziani, hanno evidenziato le sue esibizioni da solista all’Auditorium Vatroslav Lisinski di Zagabria, al Memoriale Franjo Krežma a Osijek e al Teatro nazionale croato di Spalato.
Inoltre all’ultima edizione di Istria Nobilissima, la cui riunione della commissione si è tenuta sabato scorso presso la Comunità degli Italiani di Fiume, a Graziani è stato assegnato il primo premio per l’esecuzione, premio che egli si è conquistato con una brillante interpretazione di brani virtuosistici di Sarasate.

Allora, che ne dice di questi riconoscimenti? Te li aspettavi?

“Naturalmente ne sono felicissimo. Non mi aspettavo il Premio Città di Fiume. So che avevano proposto la mia candidatura però non ci pensavo più di tanto. Del premio a Istria Nobilissima poi non ne sapevo nulla”.

A proposito di Istria Nobilissima, ha realizzato il premio promozione di due anni fa, ossia ha portato a termine la registrazione del CD?

“Sì, la registrazione in quanto tale è stata effettuata al Palazzo del Governo con la collaborazione al pianoforte del maestro Ruben Dalibaltayan. Una persona squisita ed un professionista del più alto livello. Ho registrato delle sonate di Beethoven, Schumann più dei brani virtuosistici. Ora la fase di elaborazione tecnica è in corso in uno studio a Trieste”.

Nell’ultimo anno Graziani ha avuto ottenuto tutta una serie di riconoscimenti. Ricorderemo il secondo premio al Concorso per strumenti ad arco a Mosca, nella sala Rahmaninov del Conservatorio di Mosca. Qualche mese fa è stato proclamato, da parte della Filarmonica di Zagabria, migliore giovane musicista del 2006 in Croazia. Ha fatto seguito il premio Stjepan Šulek conferitogli da parte della Società dei compositori croati per la migliore interpretazione di un brano per violino nel corso dell’anno 2006. “Graziani ha eseguito da solista un passo molto esigente, nella maniera di un artista esperto, rivelando a tratti una tecnica brillante, entusiasmante nei toni”, si legge nella motivazione addotta ed esposta al conferimento del premio. Infatti, la giuria guidata da Pavle Dešpalj, aveva espresso i massimi voti per il musicista fiumano, che tra l’altro è stato, valutato come “brillante giovane violinista che fin d’ora, mentre sta ancora completando gli studi, sta dimostrando un’eccezionale maturità musicale quale solista e allo stesso tempo quale maestro concertatore dell’Orchestra sinfonica dell’Accademia di musica di Zagabria”. Lo scorso anno aveva vinto il terzo premio al II Concorso violinistico internazionale a Lisbona.
Patrocinata dal Ministero della Cultura del Portogallo, la competizione è stata fondata dall’eminente violinista e pedagogo di fama mondiale Zakhar Bron, dalla cui classe sono stati sfornati alcuni tra i migliori violinisti odierni, tra cui i più noti sono sicuramente Maxim Vengerov e Vadim Repin.
Il diciottenne Marco Graziani attualmente frequenta il secondo anno dell’Accademia musicale di Zagabria, nella classe del professor Leonid Sorokow “che trovo meraviglioso”.

Com’è suonare nella sala Rahmaninov del Conservatorio di Mosca, considerato uno dei templi della musica classica?

“Semplicemente straordinario. È un luogo che gronda storia e tradizione. Il pubblico russo è meraviglioso. Caldo, affettuoso, competente. La concorrenza era forte. Il programma del concorso estremamente difficile. Mi sono meravigliato per l’altissimo livello dei violisti e violoncellisti. Ci sono andato privatamente, con un amico violinista che si è guadagnato il terzo premio.”

Com’è stata l’esperienza al Concorso di Lisbona?

“Si tratta di un grande concorso specializzato, in tre fasi con un programma ampio e molto impegnativo. Ho suonato un Adagio e fuga di Bach, due capricci di Paganini, un Adagio di Mozart, dei brani virtuosistici, un concerto di Mozart e il concerto n.1 di Prokofjev accompagnato dall’orchestra, una sonata di Beethoven. In questo caso sono stato supportato materialmente dalla municipalità di Fiume”.

Tu, che opinione ha di se stesso come violinista? Di che cosa sei soddisfatto e quali ritiene siano ancora gli aspetti da sviluppare?

“Credo che dovrò ancora crescere sotto tutti i punti di vista. Sempre si può fare di più e meglio. In fondo, ho davanti a me ancora tre anni di studio. Sono soddisfatto invece per il fatto che in patria mi si aprano tante porte, tante possibilità; mi sono pervenute parecchie richieste di concerti”.

Prediligi degli stili o autori in particolare?

“Non direi. Mi piace suonare tutto. Magari un autore che amo in modo speciale è Brahms, per le sue strutture poderose che emanano un senso di grandiosità, di forza. Non sono molto incline invece alla musica del 21.esimo secolo, a quegli effetti, esperimenti sonori. Credo che ci vorrà parecchio tempo prima di poter valutare in maniera soddisfacente la produzione musicale contemporanea. Personalmente penso che molte composizioni non sopravviveranno nel futuro”.

Coltivi altri interessi o passioni all’infuori della musica?

“Mi piace viaggiare. Mi piace conoscere altre culture, altri modi di vivere. Ho girato abbastanza… oltre alla Germania, Russia, Portogallo, Lituania – dove ho tenuto pure dei concerti – ho visitato il Giappone. Oltre a frequentare il corso di Sorokow ed a tenere alcuni concerti assieme agli altri partecipanti ho visitato Osaka, Tokyo, Kyoto… Ho girato, assieme ad un amico, per tutto il Giappone. Un altro mondo, un altro pianeta; sono rimasto affascinato e profondamente colpito dalla cultura e dalla gente di quel paese”.

Ne ha percorsa di strada Marco Graziani in questi suoi primi diciott’anni. Un percorso musicale iniziato, ovviamente in tenera età. “Ho iniziato a suonare il violino all’età di sette anni. In principio non era niente di importante e neanche di impegnativo, era quasi una formalità per tenermi un po’ occupato; ma poi con il passare del tempo ho iniziato ad amare questo particolare strumento. Devo ringraziare i miei professori. Infatti, sono stati loro a farmi conoscere l’amore verso il violino e la musica classica in generale. Verso i dieci anni è iniziato un approccio più serio, che ovviamente ha portato dei frutti. All’inizio frequentavo le lezioni private d Krunoslav Peljhan che dopo, tra l’altro, è stato il mio primo insegnante alla Scuola di musica ‘Ivan Matetić Ronjgov’ di Fiume. In seguito, a dodici anni, ho iniziato a frequentare le lezioni musicali a Zagabria con il professor Leonid Sorokow, con il quale ora studio all’Accademia musicale di Zagabria. L’Accademia, in base alla riforma bolognese, dura cinque anni di studio, per cui mi trovo oggi appena a metà strada. L’amore per la musica mi è stato tramandato dai miei genitori, i quali in gioventù avevano desiderato di imparare a suonare uno strumento, ma poi per vari motivi non ci erano riusciti. Sono il primo, nella mia famiglia, a suonare uno strumento e ad avere anche un certo successo. In tutti questi anni ho avuto sempre il loro sostegno, sia morale sia finanziario, per proseguire la carriera di musicista”.

Come vede il suo futuro?

“Be’, riuscire come concertista non è facile. Per ora le cose stanno andando bene, per il futuro si vedrà. Mi piacerebbe tantissimo dedicarmi pure all’insegnamento, anche perché il livello medio nel campo del violinismo non è proprio eccelso”.

Patrizia Venucci Merdžo

Marco Graziani: così giovane, così bravo
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