Si sfoglia con grande piacere l’antologia delle opere premiate al 42.esimo Concorso d’arte e di cultura “Istria Nobilissima”, da poco presentata a Palazzo Bradamante, sede della Comunità degli Italiani di Dignano. Sobrio nelle vesti grafiche, rigoroso nelle presentazioni, ma soprattutto fedele testimone di una produzione culturale di considerevole fervore, il volume presenta tuttavia alcuni errori tipografici contro i quali il comitato di redazione ha messo giustamente in guardia il lettore accorto. Ma veniamo al sodo. Per Elvio Guagnini, presidente del Comitato, il nuovo numero dell’Antologia si fregia di una Sezione Prosa di lusso, che oltre a due rinomate penne quali Nelida Milani Kruljac e Silvio Forza, primo e secondo premio, conta anche due validissime menzioni onorevoli (Roberta Dubac e Mario Schiavato), per ribadire che “a volte i premi non vengono assegnati, ma altre volte non bastano proprio”.
Nelida Milani compare nell’antologia nella doppia veste di vincitrice ed autrice della lunga prefazione. Ingrato, però, il compito di autopresentarsi, ma anche in questo caso il discorso della scrittrice non ha fatto una grinza. “La neve” e “La casa”, i due racconti che sono valsi a Nelida Milani Kruljac il primo premio, sono “pagine narrative a tratti analitiche e a tratti portatrici di suspance”: nel primo l’autrice “rappresenta con sottile introspezione psicologica le difficoltà di crescere, amplificata dalla difficoltà di riconoscersi in un mondo (…) dove il gonfiarsi improvviso dell’onda immigratoria di genti slave lacera il tessuto connettivo della vita sociale”. L’altro scende nell’intimità familiare di marito e moglie, “due figure emblematiche sospese tra la ripetitività di gesti quotidiani e il mistero che esse si portano dentro e che si svelerà a poco a poco”. “Storia d’istriana isteria” (Forza) ha “un’ambientazione conosciuta e credibile su uno sfondo ricostruito sul passato e sulla vita contemporanea di Pola, offesa dalla sovrapposizione di una nuova cultura, attraversata da eventi politici cruciali tra grandi scelte socialiste e logiche autoritarie, tra feste kusturiciane e capitalismo cavernicolo”…
Anche la poesia si distingue per opere di grande bellezza, per numero e qualità che hanno reso tutt’altro che facili le scelte scalari della giuria. Domina la scena Laura Marchig con i suoi “Colours”, una sorta di canzoniere – sostiene Guagnini – che si distingue per la singolare composizione tecnico-formale, il linguaggio maturo e i temi di oggi e di sempre: vita, morte, eros, paura, mistero, tensioni e bipolarità esistenziale. Giacomo Scotti (secondo premio), la voce della tradizione della CNI, torna con “Viaggiando, vagabondando” e ribadisce l’ininterrotta fedeltà alle radici, ora però, in una “coraggiosa rimodulazione che esibisce i primi indizi tematici e formali di una nuova, imprevedibile stagione che apre sui grandi temi storici, esistenziali, sui rapporti fra gli esseri umani, e sulla relazione dell’uomo con l’energia cosmica e la trascendenza” (Nelida Milani). Due, anche in questo caso, le menzioni onorevoli: a Claudio Geissa e a Šandor Slacki.
Ricco a sua volta il filone della poesia dialettale istroveneta ed istriota, che hanno “pari dignità espressiva” della lingua letteraria e trovano di edizione in edizione nuovo slancio poetico. Ritroviamo tra le pagine dell’antologia il rovignese Libero Benussi con “Par quanto ancùra” (Per quanto ancora) e l’inarrestabile Lidia Delton con “Faleische” (Scintille). Perché rievocare il passato della propria terra e perché farlo in dialetto, l’unica lingua che quel passato conosce? “Il culto degli antenati – scrive Nelida Milani Kruljac – è il più legittimo di tutti i culti: i nostri predecessori hanno fatto di noi ciò che siamo”. Anche qui, guarda caso, due menzioni onorevoli, segno di fecondità letteraria e buona padronanza linguistica: a Romina Floris per la silloge in istrioto vallese “‘L limedo oltra i nui” (Il sentiero oltre le nuvole) e alla poetessa polese Ester Sardoz Barlessi, per una raccolta di poesie senza titolo.E veniamo alle arti visive (Premio Romolo Venucci). L’articolo di introduzione porta la firma dello scomparso Sergio Molesi, che ha giustamente rievocato la lunga battaglia per l’autonomia della categoria in seno al concorso, e ne ha messo in evidenza il difetto maggiore e cioè “la qualità sottotono, a parte alcune emergenze, della sezione Pittura, Scultura e grafica” contro la vastissima e ottima produzione della Sezione Fotografia, ma anche la “cronica scarsa partecipazione dei giovani fino ai 18 anni”. L’antologia riporta così il primo premio della Sezione Pittura, Scultura e Grafica, il il polittico (tecnica mista su carta) “Segni Simboli Babilonesi” di Bruno Paladin, nonché “Scultura bidimensionale” di Luka Stojnić, il secondo classificato della sezione. Quasi a volere fare da contrappeso, tra gli autori in concorrenza nella Sezione Design, Arti applicate e Illustrazione, i premi vanno a due donne: Daria Vlahov Horvat, per le vesti grafiche del volume “Il moretto fiumano” di Erna Toncinich, e a Miriam Monica, per l’esplosione di colorismo nel vivace acquerello a inchiostro di china con pennello “Carnevale di Fiume” (seconda). Magnifici, infine, gli scatti di Egon Hreljanović e Ivor Hreljanović (“La nuova dimora”), primo e secondo premio della Sezione Fotografia, e interessanti i lavori dei due premiati nella Categoria Giovani (Premio Adelia Biasiol): l’acrilico su tela “Il faro” di Dorian Mataija e la fotografia di una Rovigno che si specchia nelle acque del porto di Roberta Venier.

Daria Deghenghi

Dignano, presentata l'Antologia delle opere premiate alla 42.esima "Istria Nobilissima"
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