PORTOROSE – “Dare la voce al presente, che è ancora tutto da inventare”. È questa una delle affermazioni di Giovanni Allevi, noto compositore, pianista, direttore d’orchestra, ma anche filosofo e scrittore italiano, che si è fatto portatore di una nuova Musica Classica Contemporanea – come la vede il compositore stesso – che parli all’uomo di oggi. Volutamente casual – si esibisce rigorosamente in T-shirt, jeans e scarpe da tennis – e con un’aria estremamente giovanile, potenziata dal suo atteggiamento rilassato e cordiale nei confronti del pubblico, Allevi affascina intere platee tenendo concerti in tutto il mondo. Al contempo, è accolto con freddezza nella sfera della musica classica in quanto percepito come “irriverente” nei confronti di quelle che sarebbero le “regole” della musica “seria”.
Da ciò che abbiamo potuto sentire venerdì scorso, nell’ambito della cerimonia di consegna dei premi “Istria Nobilissima” e “Antonio Pellizzer”, tenutasi all’albergo “Slovenija” di Portorose, la sua musica è caratterizzata da una struttura armonica prettamente pop “inserita” in una forma classica (sonata, sinfonia, concerto…). Il musicista, intervenuto alla cerimonia in veste di ospite d’onore e insignito di un Riconoscimento per l’impegno profuso nella promozione della cultura italiana nel mondo, si è esibito con alcuni suoi brani, illustrando in tal modo quello che è il suo obiettivo nell’ambito della nuova Musica Classica Contemporanea.
Nel corso della serata ha avuto anche modo di spiegare i suoi concetti di successo, musica, ribellione alle regole e quant’altro – dei quali parla nel suo libro “Classico Ribelle” – nel corso di un interessante colloquio con la conduttrice della serata, Rosanna Bubola.

«La musica classica? Una religione del passato»

”La musica classica è una religione del passato, una santificazione dei grandi compositori talmente intensa da rendere impossibile l’idea che si possa fare altrettanto nel presente. Tengo a precisare, però, che si tratta di compositori che ho amato tantissimo e che ho studiato fino all’ultima nota. Nel passato, infatti, la musica classica è stata ‘pop’, parlava al cuore della gente e non era destinata ai pochi eletti”, afferma Allevi, secondo il quale è giunto il momento di ridare alla musica classica la capacità di rivolgersi all’anima delle persone. “L’unica differenza tra la musica classica e il pop è nella forma – prosegue Allevi –. Il pop si identifica nella canzone, mentre la classica ha altre forme, tra cui la sinfonia, la sonata, lo studio, la toccata. Le forme sono, invece, dei contenitori vuoti il che vuol dire che io posso riempirli con contenuti nuovi, del presente, e creare la musica classica contemporanea”. Secondo Allevi, quest’ultima ha bisogno di ritornare alla semplicità. “La musica in generale – continua il pianista –, è un veicolo di comunicazione immediato, che raggiunge anche i bambini, i quali non hanno la sovrastruttura di conoscenze acquisite con l’istruzione”.

«La tradizione deve tornare a vivere»

Nell’ambito della breve intervista che ci ha concesso al termine della sua esibizione, abbiamo voluto sapere innanzitutto quali siano i punti in comune tra la musica e la filosofia.

”Ci sono molti filosofi che mi hanno aiutato. Primo tra tutti Platone, poiché nei confronti di Parmenide, che lo ha preceduto, ha commesso il cosiddetto ‘parricidio’ intellettuale. Infatti, Platone sarebbe potuto rimanere incantato di fronte al pensiero di Parmenide e quindi diventare un parmenideo, oppure prenderne le distanze e affermare invece un pensiero nuovo. Ecco, io prendo da esempio questo parricidio intellettuale. Infatti, tornando al discorso della musica, noi abbiamo una grandissima tradizione e dobbiamo amarla, ma allo stesso tempo, prenderne le distanze per poter creare qualcosa di nuovo”, sostiene Allevi.

Lei afferma che la musica classica debba rivolgersi al presente. Non è invece la musica pop o rock, quella che parla del presente?

”Assolutamente. Ma è proprio quello il problema. Dal momento che la musica classica ha operato la santificazione del passato e, in un certo senso, si è bloccata, tutti gli altri generi musicali hanno invece continuato e si sono evoluti. Nessuno direbbe mai a un cantante: ‘Come ti permetti di comporre una canzone se già i Beatles lo hanno fatto?’. La musica pop vive del presente, è quella la sua forza. Ed è in continua evoluzione. Perché non fare allora in modo che anche la tradizione classica possa evolversi e possa ritrovare la forza del presente. È difficilissimo farlo perché esiste un freno a mano intellettuale ‘tirato’ che impedisce di farlo. Infatti, per affermarmi come compositore contemporaneo ho avuto bisogno dell’amore del pubblico, mentre le grandi istituzioni musicali avevano grandi difficoltà ad accettare ciò che facevo. Il presente, secondo loro, è irriverente nei confronti del passato”.

La sua musica si basa su armonie pop inserite in una forma classica…

”Esatto. Anche Verdi si esprimeva tramite le armonie pop in una forma classica. Anche Mozart e Chopin. È il problema concettuale che va completamente scardinato. Il pop al quale lei si riferisce fa parte del contenuto, ma la forma è classica. La ritmica della mia musica è molto vicina alla sensibilità di Michael Jackson e la rende attuale. Non dobbiamo pensare alla musica classica come ‘complessità’ e che in questa ci debba essere necessariamente la dissonanza, oppure l’incomprensibilità. Infatti, né Mozart né Beethoven sono così. Affondiamo le mani nella tradizione, attualizziamola e facciamola tornare viva”.

Helena Labus Bačić

Chiacchierata con Giovanni Allevi
0.00(0 votes)

Post by admin

Related post

Comment(0)