Le nostre Comunità degli Italiani spesso “producono” e aiutano a fare i primi passi a giovani di talento, che poi finiscono col rappresentare l’eccellenza nel loro campo. È, anche, il caso della cantante fiumana Alba Nacinovich, classe 1986. Figlia d’arte – mamma Elvia e papà Bruno sono attori del Dramma Italiano –, di recente si è laureata con il massimo dei voti presso il Conservatorio “Giuseppe Tartini” di Trieste. Per essere precisi, è la prima in assoluto della nostra minoranza – ma anche la prima proveniente dalla Croazia – a essersi laureata in jazz al prestigioso conservatorio giuliano, conosciuto come uno dei migliori in Italia e molto apprezzato a livello europeo. Tra le altre cose, Alba Nacinovich ha ricevuto un premio di studio per i migliori diplomati del 2012. Del resto, la giovane interprete non è nuova a successi e riconoscimenti straordinari, fin da piccolissima. Infatti, si aggiudica lo “Zecchino d’Argento” allo Zecchino d’Oro del 1993.
Ma vediamo, in breve, il suo percorso: esordisce con i minicantanti alla CI fiumana; a 8 anni intraprende lo studio del pianoforte con il prof. Roberto Haller, presso il Centro studi di musica classica dell’Unione Italiana “Luigi Dallapiccola”; nel 2007, grazie a Erasmus, alla Escola Superior de Música e das Artes e do Espectáculo di Porto, in Portogallo, si perfeziona con Michael Lauren, Sofia Ribeiro e Paulo Perfeito; nel 2008 si diploma con lode in Canto Jazz al Conservatorio di Trieste, dove studia con Glauco Venier, Klaus Gesing, Carla Marcotulli, Stefano Bellon e Marcello Tonolo. Partecipa ai seminari di Norma Winstone, Stefano Bollani, Diana Torto, gli Ohad Talmore NewsReel, Harjo Pasveer, Pedro Madaleno, Jarrod Cagwin, Björn Meyer e allo Stage International de Jazz di Treviri (Germania). Si esibisce con Glauco Venier, Bruno Castellucci, Yuri Goloubev, Giovanni Falzone, Domagoj Ralašić, Andrea Lombardini, Flavio Davanzo, Riccardo Chiarion, Nicola Bottos, Andrea Zullian. Prende parte a varie rassegne musicali in Italia, Croazia, Portogallo, Slovenia e Serbia. Oltre che in ambito jazz – che la vede spesso in duo con il chitarrista Leo Škec – e in vari progetti con Nicola Privato, Rosa Brunello ed Igor Checchini, sperimenta diversi contesti e formazioni. Nel 2003 vince con il gruppo Matriz il festival fiumano di musica rock “Gitarijada”, che le permette di incidere un disco. Inoltre, ha insegnato educazione musicale e guidato ensemble vocali presso la Scuola “San Nicolò” di Fiume ed il club “Kist” di Trieste. Domani sera (ore 19) sarà protagonista a Palazzo Modello, insieme con il chitarrista Leo Škec, del concerto “San Nicolò in jazz”, organizzato dalla Comunità degli Italiani con il sostegno di Unione Italiana e Università Popolare di Trieste.

Allora, come e quando è cominciata la tua “avventura” triestina?

“Concluso il Liceo, ho preso in considerazione alcune accademie di canto jazz. A quei tempi le destinazioni più comuni erano Graz e Klagenfurt in Austria. Venni a conoscenza che al ‘Tartini’ si era da poco aperto lo studio in canto jazz. Pensandoci un po’, alla fine Trieste mi è sembrata la scelta più idonea, anche se un po’ azzardata, perché credo di essere stata la prima all’epoca, tra i miei colleghi fiumani, ad avere intrapreso la strada triestina. Diciamo che ho fatto da ‘apripista’, avevo da poco compiuto 18 anni. Per essere ammessi bisognava superare un esame che richiedeva, oltre alla parte pratica che è la più importante, anche la conoscenza delle basi classiche musicali e qui devo ricordare che la mia precedente formazione musicale mi ha dato certamente una mano”.

Il “Tartini” è considerato un’eccellenza sul territorio nazionale italiano. Come mai?

“Il ‘Tartini’ è conosciuto per le innovazioni e l’originalità; al suo interno vi è anche una sezione di elettronica, il programma di studio sta al passo con i tempi. Anche per quanto riguarda il jazz, non si lavora solo su quello tradizionale della prima metà del XX secolo, bensì c’è la volontà di spingere gli studenti a ricercare una strada propria che si avvicini al loro stile personale”.

Nel mese di ottobre ti sei laureata con il massimo dei voti. Cosa comprendeva il lavoro finale?

“Mi sono laureata con 110 e lode con relatore Klaus Gesing. La prova finale del biennio consiste in 30 minuti di composizioni originali arrangiate dal candidato. Il mio lavoro l’ho chiamato ‘Illeciti musicali’ ed è una visione mia della musica che include, oltre al jazz, anche elementi pop, rock e di musica elettronica. Siccome mi piace il suono degli archi, soprattutto quello solistico, ho aggiunto anche una micro sezione sinfonica; da una parte c’è la jazz band e dall’altra la sezione di archi e fiati, dai timbri più tenui rispetto a quelli utilizzati solitamente nel jazz. Oltre ad occuparmi della musica ho scritto anche le parole in inglese e italiano”.

Che cosa consiglieresti a un giovane che, magari, volesse intraprendere la tua stessa strada.

“Innanzitutto gli consiglierei di non essere pieno di scrupoli, paure e paranoie com’ero io e di andare a chiedere direttamente informazioni alla scuola e ai professori: il Conservatorio organizza diversi appuntamenti durante i quali è permesso assistere alle lezioni e capire a fondo come funziona il ‘mondo Tartini’. I professori sono di altissimo livello, basti ricordare i nominati al Grammy Klaus Gesing e Glauco Venier che, di recente, sono stati ospiti al Jazz Time di Fiume”.

Gli studi artistici e musicali danno grande soddisfazione personale, ma non aprono tanti sbocchi lavorativi rispetto forse ad altri studi. Quali opportunità vedi dopo la laurea?

“Credo che al giorno d’oggi l’inserimento nel mondo del lavoro sia difficile per la maggior parte dei neolaureati, a prescindere dagli studi. Durante il mio percorso formativo non ho mai abbandonato la mia attività concertistica e, negli ultimi due anni, ho iniziato anche l’attività didattica, cosicchè ora insegno canto jazz in alcune scuole di musica italiane. Molte volte i musicisti si chiudono in una stanza con il pensiero ‘finché non ho il prodotto finale non esco’. In realtà è sul campo che si fanno le ossa, che la gente ti nota. Se lo fai con passione e dedizione i risultati dovrebbero arrivare. A proposito, in prossima uscita (mese di dicembre), allegato al quotidiano ‘Il Piccolo’ di Trieste, ci sarà il CD ‘E luce fu’, inciso dall’Orchestra Laboratorio del Conservatorio, che contiene tre mie composizioni originali”.

Dove ti vedi fra dieci anni?

“A cantare sul palco. Per adesso mi concentro sul presente. Per quanto riguarda l’insegnamento molti pensano che si tratti di un ripiego, se non sei riuscito a fare una carriera musicale allora ti butti sull’insegnamento. In realtà, oltre a piacermi, insegnare è uno dei metodi più efficaci per imparare, e non dipendendo solo dall’attività concertistica posso scegliere a quali progetti prendere parte, non sono obbligata ad accettare qualsiasi ingaggio. La Croazia, purtroppo, ha un mercato molto ristretto che non dà molto spazio ai giovani musicisti, anche se negli ultimi anni a Fiume e dintorni sta crescendo una cultura jazz che abbraccia un pubblico più ampio. Per rimanere sul presente, voglio registrare il progetto che ho portato alla tesi e continuare con il duo ‘Alba&Leo’ e il progetto “le fløp”. Di recente ho avuto l’onore di collaborare con Elvis Stanić, Jan Sturiale, Jure Pukl e Janek Gwizdala; collaboro con il teatro nazionale “Ivan de Zajc” e varie big band sia slovene sia italiane. E poi ho molti altri progetti in cantiere. Non mi pongo limiti di luogo, dove mi porta la musica, li sarò”.

Marin Rogić

Alba Nacinovich, va’ dove ti porta la musica
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