SULLE ALI DELLA BORA, NEL RUGGITO DEL LEONE

Da Trieste e Cattaro sulla rotta di Venezia

Vernice alla Sala Sbisà dell’Università Popolare di Trieste
prima tappa di una “mostra in formazione”

Nata dall’amore struggente di Leonardo Bellaspiga per l’Istria e la Dalmazia, si inaugura alla presenza dell’artista mercoledì 2 dicembre (vernice alle ore 17.30) nella Sala Carlo Sbisà dell’Università Popolare di Trieste (via Torrebianca 22) la mostra “Sulle ali della bora, nel ruggito del Leone –da Trieste a Cattaro sulla rotta di Venezia”, organizzata nell’ambito dei progetti culturali curati da Renzo Grigolon, responsabile arti visive dell’Ente.

Un viaggio nel tempo e nello spazio dell’artista, ingegnere di professione e pittore e disegnatore per passione, che interpreta e riproduce i panorami, le città e i borghi, i monumenti storici di quelle regioni, partendo da Trieste e scendendo lungo la costa fino al Montenegro, attraverso i luoghi in cui – per secoli o solo pochi anni – dominò la Serenissima Repubblica di San Marco.

Non è un caso – sottolinea il Presidente dell’Università Popolare di Trieste, Fabrizio Somma – se la mostra si inaugura proprio a Trieste, dove l’Università Popolare è cuore della tutela del nostro patrimonio sull’Adriatico orientale, per poi approdare a Cattaro, perla del Montenegro e culla di insospettabili rapporti mai venuti meno nei secoli tra le nostre due popolazioni.
Una mostra che ha la particolarità del tutto originale di essere in continua formazione, non statica ma sempre in crescita: man mano che visiterà alcune tra le cinquantadue Comunità degli Italiani presenti in Slovenia, Croazia e Montenegro, dalla A di Abbazia alla Z di Zara, si arricchirà di nuove opere via via legate ai luoghi. Un contributo importante al rapporto tra madrepatria e italiani rimasti in terre un tempo italiane, ma anche alla serena riscoperta delle comuni radici in quella che oggi chiamiamo Europa.
L’evento, tra l’altro, si incastona bene nell’attuale impegno unitario di Italia, Croazia e Montenegro, che hanno l’obiettivo di candidarsi tra i siti Unesco proprio grazie al filo conduttore di Venezia e delle sue fortezze: un disegno ambizioso che – come ha ricordato di recente la presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani – abbraccia oltre mille chilometri di territorio su tre nazioni, unite proprio dalla comune eredità culturale veneziana (avverrà in questi giorni la chiusura del corposo dossier trans-nazionale da inviare all’Unesco, che darà il suo responso sulla importante candidatura).

Trieste, 30 novembre 2015
Ufficio stampa Aps comunicazione 040410910 | Federica Zar 3482337014

 

LEONARDO BELLASPIGA: dagli impianti nel mondo, alla lotta ai piccioni
La definizione di “artista ingegnere”, utilizzata da alcuni critici, ben descrive l’estro di Leonardo Bellaspiga, virtuoso della china e particolarmente attratto dalle architetture, oltre che dal respiro ampio dei panorami, nei quali trasfonde – in bianco e nero – tutti i colori dell’anima.

Nato a Osimo (Ancona) nel 1925, per decenni ha girato il mondo come dirigente aziendale per progettare e realizzare grandi opere impiantistiche in America Latina, Estremo Oriente, Africa ed Europa, aprendo così il suo sguardo sulle culture e le civiltà dei cinque continenti.

Negli ultimi trent’anni, invece, è stato chiamato in molte capitali storiche di tutta Europa per proteggere i più celebri monumenti: dal Louvre di Parigi alla Piazza Unità d’Italia di Trieste, dalla Fontana di Trevi a Los Jeronimos di Lisbona, da piazza San Marco di Venezia alla cattedrale di Arles, dal vestibolo di San Pietro in Vaticano al Duomo di Milano e al Teatro di Saragozza…
Con lavoro certosino e competenza estrema, infatti, Bellaspiga ha protetto ogni centimetro di guglie e trafori con un invisibile filo elettrostatico, in grado di allontanare definitivamente i volatili e con essi il guano, responsabile della distruzione di tanti capolavori. Di nuovo arte e ingegneria a connubio, insomma. Di nuovo tecnica e sensibilità. Proprio come nelle sue tavole in china, che se da una parte impressionano per la maestria di una penna che, a mano libera e con migliaia di piccoli tratti, riproduce fedelmente i paesaggi dando il senso del vero, dall’altra parte sanno emozionare, ben lontani da un freddo ritratto architettonico.

Nella sua arte si coglie sempre lo stupore di fronte non solo alla bellezza del creato, ma anche a quanto nei secoli l’uomo abbia saputo contribuire ad essa con le opere del suo ingegno. Forse per questo, tra i suoi estimatori si contano anche i due ultimi papi: papa Ratzinger, che conserva le venticinque tavole dedicate al Sacro Monte di Varese, e papa Francesco, che a Pasqua ha meditato sulla Via Crucis di recente disegnata da Bellaspiga. Alcune sue opere sono custodite nella Biblioteca Vaticana.

Chi vede in bianco e nero non cerca né si affida al compiacimento del colore, ma arriva all’osso dell’immagine, fa radiografia piuttosto che fotografia – ha scritto di lui Silvano Colombo. – Il disegno a china è una tecnica severa in sé che, specialmente se applicata a rendere i volumi delle architetture, non consente arrangiamenti, indecisioni, imprecisioni…”. E infatti il suo tratto dosa sapientemente la stessa precisione delle antiche stampe insieme al piglio di un gusto contemporaneo.

da Il Piccolo, edizione 2 dicembre 2015

da Il Piccolo, edizione 2 dicembre 2015

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da Il Piccolo, edizione 2 dicembre 2015

da Il Piccolo, edizione 2 dicembre 2015

da Il Piccolo, edizione 1 dicembre 2015

da Il Piccolo, edizione 1 dicembre 2015

“Da Trieste a Cattaro” nelle opere di Bellaspiga
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